Il caso Toti, il giudice e il signor Brambilla

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Egregio Direttore,

attendevo con curiosità l’opinione dell’amico Novik sull’”affaire Toti” aspettandomi, per la stima che nutro per lui, un aiuto nel giudicare le varie posizioni che in questi giorni sono emerse in proposito. Non mi interessavano certo quelle di provenienza partitica, mi incuriosivano invece quelle, da lui stesso citate, del Guardasigilli che ha definito l’operato della magistratura “una sconfitta per la democrazia”, sottolineando il dovere/diritto di restare in carica per “chi è legittimato da un voto popolare”.

Confesso che attendevo tali opinioni anche per togliermi il dubbio di essere di fronte ad una delle non banali battaglie che fanno parte della innegabile guerra in atto fra Governo e Magistratura. Insomma, con tutta la modestia necessaria, ero proprio io nella posizione del Brambilla/Esposito, citata dall’amico Toni e che lui, rinunciando a parlare da giurista,mi ha elegantemente “scippato”.

Scherzi a parte non mi aspettavo certo che lui entrasse nel merito dei reati contestati a Toti ma che si esprimesse anche su “presunzione di innocenza”, ”rispetto del mandato popolare” e quant’altro la fa da padrone ogniqualvolta si presentano situazioni che coinvolgono personaggi politici. Da buon Brambilla, quale mi ritengo a pieno titolo, confesso di non aver mai compreso appieno i limiti di soggettività entro i quali si applicano i suddetti concetti e speravo che l’occasione fosse propizia per raccogliere una sua opinione in proposito, alla quale avrei dato molta importanza.

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Gian Franco Bottini

Voglio chiarire che leggendo la sequenza delle intercettazioni (almeno credo che tali siano), da buon Brambilla, non posso che essere arrivato a condividere, più o meno, le considerazioni finali di Novik accompagnate però, nel mio caso, dal solito retrogusto creato dal dubbio di aver dato, nel mio giudizio, una maggior importanza alla pancia che non alla testa. Detta così sembrerebbe quasi volessi dire che lo stesso Novik, anche senza volerlo, avesse giustificato l’operato dei giudici con il loro intendimento di assecondare la naturale indignazione dei tanti Brambilla o, come si suol dire, il sentimento popolare..

Sono certo che così non è, né per lui né, mi auguro, per i giudici. Proprio per questo mi auguravo un intervento del “Novik giurista”, perché a mio parere lui può atteggirarsi a Brambilla parlando, per esempio, di volley, ma tale è la sua caratura professionale che non può sfilarsi la toga quando si parla di ciò di cui stiamo parlando. Quando persino il Guardasigilli parla di “presunzione di innocenza”, di “democrazia sconfitta”, di “colpevolezza solo dopo una condanna” si dovrà ammettere che nel povero Brambilla, sperando di non doversi mai trovare in una analoga situazione, qualche appresione o preccupazione si viene a creare. Se poi il Guardasigilli stesso di chiara persino di “non aver capito niente” delle ordinanze emesse dai giudici genovesi, allora un parere di Novik, che invece dichiara queste ordinanze di averle lette (e a quanto sembra condivise) risulterebbe oltremodo prezioso.

Egregio Direttore, lei si chiederà perché mi rivolgo a lei; le spiego. Presupponendo che l’invito all’amico Novik di esprimersi in merito all’”affaire Toti” sia opportunamente partito da lei ed ipotizzando che anche a lei certi approfondimenti possano interessare, volevo suggerirle che, dall’alto del suo ruolo, invitasse il suo stimato Opinionista a continuare ad esprimersi sull’argomento. Questa volta però con l’animo e il sapere del “giurista”sopraffino quale è, non trascurando quelle problematiche accennate e che nel suo primo intervento sono rimaste sullo sfondo. Molti Brambilla, come il sottoscritto, gli sarebbero enormemente grati e , se ci tiene, potrebbero considerarlo a pieno titolo uno dei loro.

Cordialmente
Gian Franco Bottini

La disciplina e l’onore: il caso Toti

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