Il coronavirus, San Francisco e la Bank of America

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Ivanoe Pellerin
di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, siamo tutti spaventati da questa drammatica pandemia, ma siamo anche preoccupati per un “dopo” il cui impatto economico appare molto difficile, incerto e confuso. A questo proposito, credo di poter dire che i nostri illustri governanti non fanno nulla per abbozzare qualche luminosa indicazione, qualche possibile uscita di sicurezza, magari invocando la grande laboriosità e creatività degli italiani delle quali abbiamo sempre dato prova. Solo per mostrarvi una lucina alla fine del tunnel, vi voglio raccontare una storia.
Tutti conoscono la figura di don Vito Corleone, frutto della fantasia di Mario Puzo e poi naturalmente figura centrale del film di Ford Coppola. Siciliano, mafioso, sciagurato, moltissimi sanno di questo personaggio. Ma se vi chiedessi chi è Amadeo Peter Giannini, forse ci sarebbe un silenzio imbarazzato.
Amadeo non è un personaggio di fantasia, è un italiano come don Vito Corleone, ma non è un delinquente, un assassino, un ladro, uno spacciatore. La persona di cui vi vorrei dire era una persona perbene, emigrato negli Stati Uniti con la famiglia; venivano dalla Liguria e avevano trovato un’abitazione a sud di San Francisco. Il padre possedeva una piccola attività di ortofrutta, aveva un piccolo orto e vendeva i suoi prodotti dal fruttivendolo. Quando Amadeo aveva sette anni vide uccidere il padre con un colpo di pistola perché c’era un signore che gli doveva un dollaro che non voleva restituirgli. Giunsero ad un alterco e alla fine il padre morì ammazzato. La madre, che aveva due figli, si risposò con un altro bravo “cristiano”, italiano, emigrante pure lui, che si prese sulle spalle l’intera famiglia ed anche l’attività di ortofrutta lasciata dal defunto.
Amadeo studiò economia e, dopo essersi laureato, andò a lavorare in banca. Dopo sei mesi presso quell’istituto, si licenziò dicendo pressappoco: “Io non posso stare in questa banca perché voi non sapete fare davvero la banca. Voi prestate i soldi ai ricchi convinti che i ricchi vi restituiranno puntualmente i soldi e invece, in un paese in cui si muore per un dollaro, i soldi vanno prestati ai poveri perché i poveri si faranno ammazzare pur di restituirli.” E fondò una banca, attività che allora doveva far venire i brividi, e non la fondò a San Francisco perché gli sarebbe costato troppo, ma lì vicino perché gli costava meno e la chiamò Bank of Italy. Nel frattempo arrivò il terremoto ed anche l’incendio.
Dovete sapere che all’epoca le banche avevano un modello simile a quello dei film western, quando arriva il messicano che con la dinamite fa saltare la bottega e poi con il lasso prende la cassaforte e la porta via. All’epoca la ricchezza della banca erano i lingotti d’oro che erano appunto nella cassaforte. Quando arrivò il terremoto e crollò tutto, le banche ebbero un solo problema: portare via i lingotti d’oro dalle macerie. Amadeo aveva tre lingotti, li mise sul carretto del patrigno, Lorenzo Scatena, e se li portò via sotto le zucchine. Andò al porto di San Francisco e mise su un banchetto costituito da un’asse sopra due barili e davanti mise un cartello dove scrisse: si prestano soldi come prima e più di prima. Si creò subiti una fila di gente che lui conosceva perché erano gli amici di suo padre, di sua madre, gli emigranti, molti italiani e molti irlandesi. E lui prestò i soldi a tutti. E anche coloro che erano poco inclini ad affidarsi ai banchieri, gli diedero l’oro che possedevano, oro stipato nelle calze, nei barattoli di latta, oro nascosto nei materassi, oro che contribuì alla ricostruzione della città.
Nel 1929 arrivò la grande crisi e, mentre i grandi banchieri non prestarono più i soldi a nessuno, Giannini disse: “Questa è un’occasione straordinaria per prestare soldi.” Un ingegnere italiano che era rimasto totalmente disoccupato andò da lui e disse: “Guardi io faccio l’ingegnare, non ho più un lavoro però vorrei fare cinema ma in un modo diverso.” Parlò un poco e Amadeo lo finanziò. Il signore si chiamava Frank Capra. Giannini ricevette un tizio bassotto con i baffetti, appena appena famoso nei locali di Frisco, che voleva fare un film sulla grande depressione con un bambino povero, sfruttato, che chiedeva l’elemosina ma, assicurò, “è un film che fa ridere ed è a lieto fine”. Il tizio era Charlie Chaplin e il film divenne noto in tutto il mondo: “Il monello”. Finanziò fra l’altro, anche Walt Disney con i suoi primi cartoni animati ma il suo il capolavoro arrivò con due ingegneri. Gli dissero pressappoco: “Noi abbiamo un progetto per fare un ponte senza neanche un mattone.
Un ponte che deve collegare le due punte della baia di San Francisco ma nessuno ci presta i soldi.” E Amadeo disse loro: “I soldi ve li presto io, non voglio interessi, ma ve li presto ad una sola condizione, che voi facciate lavorare gli uomini di questa città.” Che poi erano quelli a cui lui aveva prestato i soldi come prima più di prima. In definitiva trovò loro il lavoro e riebbe indietro i suoi quattrini. Nacque così il Golden Gate che ancora oggi è il simbolo di quella straordinaria città.
Il signore qui descritto ad un certo punto pensò che la sua banca, un po’ troppo “cresciutella”, non poteva più essere chiamarla Bank of Italy. Amadeo Peter Giannini, figlio di un emigrante italiano, divenne così il fondatore della banca più grande del mondo, la Bank of America. Nel 1930 Giannini controllava il 35% delle banche della California. A San Francisco, nel financial district, c’è una piazza ed un monumento dedicati a quest’uomo, nel nostro paese neanche un vicolo. Sappiamo tutti chi è don Vito Corleone ma nessuno di noi sa chi è questo grande italiano.
Cari amici vicini e lontani, quando ci chiediamo come fa l’Italia ad essere un paese che ha un motore produttivo così potente da essere la seconda potenza industriale esportatrice d’Europa, che fa numeri da capogiro e al tempo stesso ha il più alto debito pubblico ed una classe dirigente che fa pena, la risposta può essere: un paese che ignora il meglio di sé stesso non può che mettere in scena il peggio di sé stesso.
Cari amici vicini e lontani, nonostante la crisi del maledetto coronavirus, ricordiamoci di cosa sono capaci gli italiani e dell’italianità nel vasto mondo. Un voto augurale.
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(Sulla straordinaria storia di Amedeo Peter Giannini è stato di recente edito un libro scritto dall’imprenditore Giorgio A. ChiarvaIl banchiere gentiluomo, edito da Francesco Brioschi. Una possibilità per conoscere di più attorno a questo grande italiano)
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