Il Draghi canadese: la lezione da imparare

Il premier del Canada Carney

di Massimo Lodi

Con i fari del mondo puntati su Roma conclave, luci sfocate piovono su Ottawa parlamento. Meritevole, invece, d’illuminazione piena. Elezioni in cui era strafavorito sino a tre mesi fa un conservatore e che vince allo sprint un liberale. Colpa (merito) di Trump: ha ripetuto infinite volte di volersi annettere come cinquantunesimo stato quello che confina a nord con gli Usa, e i nordisti l’han rimandato al suo paese. Uno schiaffo sonoro. Fa il paio con la discesa del tycoon nei sondaggi in patria: fiducia calata al 41 per cento tra quanti l’avevano votato. Cosa succede a sbagliare politica economica, creando inquietudine, disagi, sbandamento.

E a proposito d’economia/di finanza, il ceffone glielo assesta un banchiere imprestato alla politica, Mark Carney, ex presidente della Banca centrale, e prima dirigente del colosso Broofield Asset Management e quindi dirottato a dare una mano alla Banca d’Inghilterra al tempo della Brexit. Eccetera. Uno bravo in quel ramo. Bravo a riciclarsi in un altro. Bravo a sfoggiare competenze da statista intuite da pochi. Bravo a catturare tramite parole giuste e argomentare pratico il consenso popolare.

A che serve la chiacchieretta? Serve a ricordare lo sciocchezzaio italiano a proposito del giudizio sui tecnici inadeguati a far politica. Quand’invece furono tre tecnici, provenienti tutti da esperienza dirigenziale-apicale alla Banca d’Italia, a evitarci l’abisso del default. Si chiamavano Dini, Ciampi e Draghi. Chiamati a Chigi causa incapacità di sovrintendervi da parte dei mestieranti del settore; dimostratisi all’altezza dell’emergenza; poi oggetto di zero gratitudine. Salvo che per Ciampi, salito al Quirinale in ragione d’un profilo salvifico persino innegabile agli occhi dei negatori del merito.

E dunque, arrivando al punto. Se un Carney conquista i suoi connazionali, s’annuncia osso duro anche al masticare trituratore di Mascellone Donald, fa sua in un attimo la causa dell’Ucraina, si affianca senz’indecisioni all’Europa; se un tipo così incrocia il favore delle genti e la fiducia delle istituzioni, perché non giocare una carta analoga da questa parte del mondo? Cioè calare il già citato asso Draghi nella partita trattativista sul prossimo futuro delle sorti Ue, e italiane in particolare? Quando Renzi lanciò l’idea, lo sbeffeggiarono a destra e sinistra. Ora che una roba del genere l’han pensata e costruita i canadesi a casa loro, trionfando sullo scetticismo, sarebbe il caso di ripensarci. Nessuno più d’un uomo d’affari teme chi d’affari se ne intende come i banchieri. Che sanno come farsi pagar dazio, se gliene imponi la sgradevole occasione.

P.s.

Draghi a parte. Carney è un’occasionissima per i suoi interlocutori del Vecchio mondo. Il grimaldello utile a far saltare la cassaforte di consenso blindato in cui Trump pensa d’essersi insediato, senza che alcuno la possa scalfire. Almeno questo l’avran capito, Von der Leyen e gli altri strateghi vaganti fra Bruxelles e Strasburgo.

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