Il dutùr è cittadino onorario: il grazie di Samarate a Sandro Zocchi

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SAMARATE – Un dottore d’altri tempi, una persona, prima che un medico: il dottor Sandro Zocchi è stato questo per i suoi pazienti di San Macario, negli oltre quarant’anni di servizio come medico di base. E il minimo che Samarate potesse fare era dirgli semplicemente grazie, conferendogli la cittadinanza onoraria: ieri 28 gennaio, nel corso del consiglio comunale, la comunità era presente per rendere merito al dottor Zocchi di anni di professionalità e affetto.

Unanimità del consiglio

La proposta di conferimento della cittadinanza onoraria era stata approvata all’unanimità dal consiglio su proposta dei consiglieri di minoranza Paolo Bossi e Giovanni Borsani, insieme a Rossella Iorio, Alessandro Ferrazzi e Davide Sironi. Una prima manifestazione di affetto da parte dei pazienti del dottor Zocchi era arrivata già lo scorso luglio, quando il “dùtur” era stato festeggiato con palloncini e striscioni fuori dall’ambulatorio in via Leonardo da Vinci, al termine della sua ultima giornata lavorativa. E lo scorso dicembre, nella “Giornata cittadina della riconoscenza” il vicesindaco Alessandra Cariglino insieme all’assessore ai Servizi Sociali Nicoletta Alampi ha consegnato le benemerenze ai cittadini meritevoli, tra cui proprio il dottor Zocchi.

Fuori dagli schemi

La cerimonia di ieri, con il conferimento della cittadinanza da parte di Alessandra Cariglino, è stata dunque un modo per dire semplicemente grazie: «grazie per professionalità, presenza e attenzione. Quarant’anni di competenza, passione e disponibilità che hanno fatto del dottor Zocchi un punto di riferimento per la comunità. La cittadinanza onoraria è un modo per sancire questo legame indissolubile con Samarate, e per tributargli la nostra stima». Stima e affetto per un dottore d’altri tempi, appunto. Per chi, dal giorno successivo ad una laurea con lode, nel 1973, non ha nascosto la persona dietro il camice, anzi, vestendo i panni di un dottore «fuori dagli schemi» come è stato ricordato ieri, e per questo «un professionista vero. Senza limiti e senza orari: la chiusura la decideva l’ultimo paziente».

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