Il grillismo prima di Grillo

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di Gian Franco Bottini

Giorno di visita agli amici Umarell ed entrata proprio nel momento in cui il Professore sta iniziando ad elargire una delle sua pillole di saggezza che incantano la platea:”In natura nulla si crea e nulla si distrugge. Tutto si trasforma”. Abbiamo sulle prime pensato che si stesse parlando di rifiuti urbani e di quella teoria sull’economia circolare che va tanto di moda fra i pentastellati , ma che sembra non sia nota alla loro sindaca di Roma.

Capito l’equivoco nel quale stavamo cadendo, il Pensionato era prontamente intervenuto chiarendo “che sem mingà drè a parlà de rudera” ma che stavano parlando di politica. In effetti il Professore stava affermando che il fenomeno del “grillismo” non è una novità ma la replica di un analoga esperienza avvenuta fra il 1946 e il 1948 e che si chiamava “L’Uomo Qualunque”. Una esperienza che aveva delle spiccate affinità con l’attuale 5Stelle ma che raggiunse una dimensione e una durata molto più ridotte, in ragione di una possibilità mediatica
enormemente più limitata rispetto a quella consentita dalle odierne tecnologie e dai mezzi economici a disposizione..

“Eh si – era intervenuto il Pensionato che voleva dimostrare di avere buona memoria – l’unico mezzo di comunicazione era un giornale settimanale di colore giallino e di carta leggera, molto ricercato dai bidelli che in quegli anni, quando la carta igienica era ancora un sogno americano, dovevano appendere a un chiodo, nei bagni dei ragazzi, dei rettangoli di giornale. La Gazèta e l’Uomo Qualunque “che eran i pusè murasit, eran la manna del ciel” . Il Professore, visibilmente urtato da questi interventi esterni che lo distraevano, aveva iniziato ad
illustrare le analogie fra i due fenomeni politici. “Il Grillo di allora si chiamava Giannini; un giornalista che , come il primo, aveva capito che alla gente piace chi la spara pesante e chi usa una satira di “grana grossa”.Aveva così cominciato a storpiare i nomi dei politici e ad irriderli sul suo giornale facendo incetta di querele. Il consenso era velocemente cresciuto e con lui la tiratura del giornale e i relativi guadagni (nulla a che vedere naturalmente con quanto successo al buon Beppe, con i suoi spettacoli dei giorni nostri!).

I due fenomeni sono nati dalla spinta a cavalcare lo scontento in momenti economicamente difficili anche se non comparabili; uno all’uscita da una guerra, l’altro all’uscita di un periodo di recessione mondiale. L’ideologia dei due fenomeni può ritenersi, seppur calata in tempi diversi, in larga misura sovrapponibile. Populismo a briglia sciolta che a quel tempo ha dato origine al temine, entrato nel
vocabolario italiano, di “qualunquismo”e che si guarda a specchio con l’attuale “grillismo”. Antipolitica (più di facciata che di sostanza) rappresentata dalla polemica costante con i tradizionali partiti dell’arco parlamentare. Obbiettivo strategico: quello di entrare nella stanza dei bottoni .”

Dopo aver dato uno sguardo di fuoco a chi commentava “che l’è semper per la cadrega”, il Professore aveva concluso con quello che doveva essere il suo sasso nello stagno: “L’Uomo Qualunque finì però presto e fu nel momento che si avvicinò ai partiti; il sistema, anzi la
DC, in quattro e quattr’otto ne fece un sol boccone”. “Ben, ma allora – aveva abboccato il Sempreverde che fino ad allora aveva solo ascoltato – cosa vuoi dire, che anche i 5Stelle, che sono amici della Lega, hanno il destino segnato?” (essendo il Sempreverde di madre lingua lombarda abbiamo proceduto ad una traduzione che haopportunamente purgato i termini da lui usati).  “E certo – era intervenuto il Pensionato- che cun visin vun come il Salvini io non sarei tranquillo.” Poi rivolgendosi al Sempreverde : “ Ma a me, quel che el me fa girà i bal è che ,con quello scambio merci che hanno fatto fra loro, mi sembra che il Salvini, per salvas i ciap, sta lasciando giù un po’ troppa roba importante…. la Tav, l’autonomia della regione, il reddito di cittadinanza. Per mi el g’ha de stà atent anca lù. La gente non è mica stupida”

Il Sempreverde, che a toccargli il Salvini si altera, stava andando un po’ in difficoltà e per evitare il peggio,con il solito suo fare di uno “che le cose le sa”, aveva pensato di alzare i tacchi lanciando uno dei suoi soliti anatemi formato rebus: “Fieu, aspettate a parlare dopo maggio!”scatenando fra gli Umarell un’altra discussione su cosa intendesse dire mentre a noi, allontanandosi e con fare connivente, aveva strizzato furbescamente un occhio.

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