Il Mercante in fiera sta per finire

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di Gian Franco Bottini

Dal momento in cui il Matteo e il Giggino hanno firmato il loro “contrattino” è iniziata fra loro una specie di partita al “Mercante in fiera”, partita che si concluderà il 26 di questo mese; poi ne dovrà iniziare un’altra , del tutto nuova. Quella in corso è fatta di “io ti dò e tu mi dai”, unicamente sulla base di quanti voti rappresentano le reciproche concessioni e con molto “pelo sullo stomaco” sulle loro ripercussioni finanziarie. “Il Reddito di cittadinanza a me, Quota 100 a te ; Autonomia regionale…..forse, ma dammi un Salva Roma; TAV…..no, no perderemmo tutti i voti dei No-Tav; tu Orban, noi i Gilet Gialli; Decreto sicurezza? Ok….ma stop alle grandi opere; ti salviamo per la Diciotti e tu cosa ci dai?, e così via”

Preso dal timore di perdere la partita il Giggino ha pensato che qualcuno stesse barando e si è buttato come Savonarola sul povero Siri chiedendone la testa; immediata la risposta del Matteo: in cambio lo scalpo della sindachessa Raggi! La situazione è davvero stucchevole e il nostro Premier, novello Marco Polo, deve indossare la tunica dell’Azzeccagarbugli, per trovare qualche barocca soluzione che faccia continuare la partita in corso, fino al 26 maggio. Qualche sondaggio deve però aver fatto capire ai giocatori che i loro dispettucci incominciano a rompere le scatole e il rischio, per tutti e due, di “farsi male” è davvero notevole. Le loro facce preoccupate di fine aprile non possono essere sfuggite a chi guarda la Tv non solo per il Grande Fratello; i motivi erano numerosi: l’ attesa di un rating definito da baratro, l’attesa di un PIL asfittico, l’incombente aumento dell’Iva, l’alzarsi dello spread. E allora i nostri due contendenti, oramai uniti solo dagli interessi elettorali, in men che non si dica hanno trovato la soluzione; si devono essere domandati a cosa fosse servito scannarsi per il rinnovo dei vertici Rai, Inps, Istat se poi, al momento opportuno …

Due giorni dopo, in tutte le reti di regime, politici gialloverdi annunciavano trionfalmente che il rating non era stato toccato (rimaniamo cioè sull’orlo del burrone!), il Pil era miracolosamente raddoppiato(parliamo della “fantastica” percentuale dello0,1%!), che eravamo fuori dalla recessione (ma quella tecnica si intende, perché quella vera interessa poco!), che lo spread era diminuito (per la bellezza di 15 punti!), che l’occupazione era migliorata (speriamo che almeno su questa non abbiano scherzato!) e che tutto andava a gonfie vele. I nostri problemi economici erano miracolosamente risolti e i due potevano impunemente continuare la loro partita al Mercante in Fiera, mentre il più svelto di lingua, il Matteo, poteva annunciare trionfalmente “… e adesso avanti come treni!”, senza però chiarire a quali treni si riferisse, visto che sull’efficienza dei nostri aspettiamo qualche buona notizia proprio dal suo governo

Il 26 maggio dovremmo andare a votare per “cambiare l’Europa”senza che nessuno ci abbia detto come lo intende fare e chi andrà a votare lo farà solo su sollecitazioni del tutto nostrane. Il risultato non dirà perciò cosa pensano gli italiani dell’Europa ma non sarà altro che un ampio “sondaggio certificato” su cosa pensano gli italiani alla fine del “Mercante in Fiera” o, se si vuole dare una certa dignità al discorso, dopo un anno di governo gialloverde. Insistiamo a chiamarlo “sondaggio” perché chiunque vincerà potrà urlare il suo successo alla luna ma nella pratica non potrà cambiare nulla e men che meno i rapporti di forza nell’attuale Parlamento; da qui nascerà il problema di come impostare la nuova partita che avrà sul “piatto” il difficile bilancio 2020.

Chi avrà l’onere di fare il mazzo sarà il vincitore (probabilmente Salvini, così si dice ) e la sua prima tentazione potrebbe essere quella di impostare una partita a “ciapanò”,per continuare a condividere con gli altri qualche pesante grana come quella dell’aumento dell’Iva. Ma lui sa che i suoi elettori non glielo consentirebbero, perché lo hanno votato per sbrogliare alcuni argomenti determinanti che, malgrado le promesse elettorali, oggi lui non riesce a portare avanti: autonomia regionale, Tav, Flat tax, accise sulla benzina, ecc. Ma la necessità di agire rapidamente è evidente. Far cadere il Governo e chiedere nuove elezioni nazionali per sfruttare l’eventuale successo ottenuto in quelle europee? Potrebbe sembrare una ipotesi valutabile anche se carica di perplessità, perché chiamerebbe direttamente in causa il Presidente
della Repubblica. Lui è notoriamente restio allo scioglimento delle Camere ma molto più orientato a soluzioni tecniche (chissà se si ricorda che Draghi si libererà ad ottobre?), gradite a chi oggi è fuori dai giochi, forse a una parte importante della Lega, sicuramente dall’Europa; un po’ meno al “rivoluzionario”Matte. E allora?

E allora potremmo continuare ad ipotizzare soluzioni più o meno credibili, ma preferiamo limitarci nel proporvi una immagine plastica che fissi quella che probabilmente sarà la situazione post elettorale: l’immagine di un Salvini che, nel silenzio più teso, “smazza” in continuazione delle carte “napoletane”, preso dal dubbio amletico se iniziare una partita a briscola oppure a scopa o a ciapanò o addirittura se” buttare tutto a monte”. E a chi ritenesse irriverente il nostro modo di fantasticare su cose serie ed importanti, ricordiamo una massima che il nostro amico Umarell, emerito professore di latino, non manca mai di ripeterci quando vuole incoraggiarci: “Castiga ridendo more” (Castiga i costumi ridendo).

bottini salvini di maio – MALPENSA24