Il sindaco di Varese getta l’amo nell’area dei moderati

sindaco varese moderati bottini
Davide Galimberti, primo cittadino di Varese

di Gian Franco Bottini

E’ matematico. Quando si cominciano ad intravvedere all’orizzonte nuove elezioni ricompare l’”araba fenice” della nostra politica: il Centro. Una volta il mitico Centro aveva una chiara fisionomia , oggi ognuno lo ipotizza come gli conviene, ma tutti hanno comunque un’unica percezione: che lì dentro ci sia una golosissima quota (i così detti “moderati”?) di quel 50% di elettori che hanno deciso di non andare più a votare. E dato che all’inizio del 2027 si rinnoveranno le amministrazioni di Varese, Busto e Gallarate la fantasia comincia a galoppare su come mettere insieme coalizioni vincenti per conservare o conquistare posizioni.

Pochi giorni fa compariva sulla stampa una riflessione nascente da una affermazione del sindaco di Varese, Davide Galimberti, che in sintesi ipotizzava che “il polo dei moderati può insidiare il centrodestra”, richiamando, per conferma del suo dire, quell’esperienza di successo che è stata “l’attuale Giunta della Provincia a guida moderata, con Pd+FI+cespugli ”. Per la verità una esperienza che, a nostro avviso, ha una sua specifica valenza progettuale che non è certo quella di “insidiare” chichessia; se poi si volesse sostenere che la sua missione possa essere“contro” qualcuno allora bisognerebbe correttamente rilevare che lo potrebbe essere sia rispetto al centrodestra che al centrosinistra.

Rilevato che l’uscita del Sindaco ha tutto il sentore del lancio di “pastura” per facilitare l’abbocco delle “alborelle” lacustri, non può certo passare inosservato il ripetuto utilizzo del termine “moderati”, un termine talmente utilizzato da sfuggire ad una perimetrazione politica, anche perché molti dei moderati che, al tempo delle elezioni, si qualificheranno come tali, oggi non si fanno scrupolo di nuotare in tutt’altre acque, a volte anche più torbide.

Data comunque la circostanza elettorale alla quale si riferiva Galimberti, non è difficile pensare che il suo riferimento fosse a quell’area “civica” che politicamente i partiti, durante i quinquenni amministrativi, mal sopportano ma che strumentalmente amano molto in periodo elettorale. Un’area che quando è interprete del vero spirito civico (e non usata come furbesca sottomarca partitica), è probabilmente l’unica che abbia il diritto di fregiarsi del titolo di “moderati”, con la propria casa collocata al “Centro”.

Invitiamo chi ha avuto l’ardire di leggerci fino a questo punto, a dare una scorsa alla seconda parte di quanto scrivevamo un mese fa nell’allegato in appendice “La Lega vannacciana….”. Potrebbe aiutare nel giustificare, dal punto di vista politico, il ragionamento del Sindaco di Varese ma anche a far emergere le difficoltà di adattare il segnalato format provinciale alle future elezioni comunali.

Va sottolineato innanzitutto che il richiamato schema provinciale ha come caratteristica più rilevante la collaborazione di PD e FI (sx e dx) cosa che già in partenza identifica una forte necessità: quella di una figura apicale (Presidente) di forte personalità e credibilità. In grado di assicurare che le priorità siano tarate sulle reali esigenze del territorio, assicurando, comunque, nel contempo il rispetto delle esigenze politiche dei partiti, nell’ambito di una leale ed equilibrata interpretazione dei rapporti. In parole povere: una figura civica che riesca ad interpretare per tutto l’arco del mandato una leadership coerente con le premesse programmatiche che hanno consentito la nascita di una coalizione politicamente “meticcia”, gestendo gli inevitabili nodi che si troverà sul percorso nella sua posizione super partes.

Va sottolineato inoltre che l’attuale schema provinciale praticamente nasce da una “nomina” effettuata dalle segreterie dei partiti mentre la riproposizione dello stesso schema, in sede comunale, dovrebbe originare da una “elezione” popolare, preceduta da una campagna elettorale dove la proposta locale di una alleanza amministrativa fra partiti politicamente opposti in sede nazionale, avrebbe le sue non piccole difficoltà nell’essere spiegata ad un elettorato popolare ma temiamo, ancor di più, nell’ambito degli stessi partiti locali.

Solo la anticipata scelta di una figura apicale (Sindaco) con le forti caratteristiche “civiche” suaccennate potrebbe dare il forte segnale (utile anche all’immagine dei singoli partiti) di una proposta che abbia la prioritaria volontà del buongoverno della città, pur nel rispetto, ognuno, delle proprie diversità politiche.

Passaggio molto complicato, quello ipotizzato dal Sindaco di Varese, che diventa quasi irraggiungibile se lo si incrocia con le questioni sul terzo mandato, con le ambizioni dei sindaci uscenti di trovare una nuova collocazione, sulle preoccupazioni per il proprio futuro di chi oggi è accomodato in ben più comode poltrone, sul riaccendersi della “griglia” dove vengono messe ad abbrustolire le tante “alborelle” destinate al sacrificio e via dicendo. Insomma, scarse speranze per le per le pur encomiabili idee del nostro Sindaco, se nelle segreterie di partito già si intuisce che non ci sia aria di voler abbandonare le vecchie logiche spartitorie tese a valorizzare più le appartenenze che le qualità personali richieste dalla natura del progetto ed indispensabili per la sua riuscita.

La Lega vannacciana, l’ultradestra e Giorgia Meloni

sindaco varese moderati bottini – MALPENSA24
Visited 460 times, 1 visit(s) today