MILANO – Giorgio Armani non è stato solo uno stilista, ma un vero e proprio architetto del lusso, un uomo che ha saputo imporre un’estetica di rigore ed eleganza che ha segnato un’epoca. Con la sua scomparsa, l’eredità che lascia non è soltanto un impero della moda, ma anche un testamento che riflette la sua visione e i suoi valori. Un documento che svela un’attenta e complessa ripartizione del suo patrimonio, con l’obiettivo di preservare la sua visione nel tempo. Armani ha voluto fare in modo che la sua filosofia non si disperda. Ha messo nero su bianco i principi che la Fondazione dovrà seguire: etica, integrità, correttezza, ma anche la ricerca di uno stile essenziale, elegante e non ostentato, con un’attenzione costante a innovazione e qualità. La ripartizione di beni e poteri nel testamento di Giorgio Armani non è solo una questione di eredità, ma una strategia precisa per garantire che il suo nome e la sua visione continuino a vivere, protetti da chi ha saputo meritare la sua fiducia più profonda.
L’eredità e la Fondazione
Il cuore del testamento è la Fondazione Giorgio Armani, a cui va l’intera proprietà della Giorgio Armani Spa. Una scelta che sottolinea la volontà dello stilista di mantenere il controllo etico e stilistico del suo impero anche dopo la sua morte. Tuttavia, la proprietà è divisa: il 9,9% delle azioni è in piena proprietà alla Fondazione, mentre il restante 90% è in nuda proprietà, con l’usufrutto assegnato a Pantaleo dell’Orco, ai tre nipoti dello stilista e alla sorella Rosanna.
La parte più complessa e strategica del testamento riguarda il futuro della società. Armani ha imposto che la Fondazione ceda il 15% del capitale di Armani Spa entro un anno e mezzo dalla sua scomparsa. Questa quota dovrà essere venduta “in via prioritaria” a un gruppo del lusso come LVMH, EssilorLuxottica o L’Oréal, o a un altro gruppo individuato d’accordo con Dell’Orco. Non è un passaggio isolato: entro il quinto anno, è prevista la cessione di un’ulteriore quota, tra il 30% e il 54,9% allo stesso acquirente. In alternativa, si prospetta la possibilità di una quotazione in Borsa tra i 5 e gli 8 anni, portando la partecipazione della Fondazione a scendere fino a un minimo del 30,1%. Una mossa che sembra mirata a garantire stabilità e continuità nel lungo periodo, assicurando un partner solido o un’apertura al mercato finanziario. Nel testamento, Armani ha delineato anche la governance futura. Pantaleo dell’Orco, suo compagno e braccio destro, ottiene il 40% dei diritti di voto nell’azienda. Un ruolo di primissimo piano che gli conferisce un’enorme influenza sulle decisioni strategiche. La Fondazione deterrà il 30% dei diritti, mentre i nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana avranno ciascuno il 15%. A Roberta Armani e Rosanna Armani sono state assegnate azioni senza diritto di voto.
Proprietà immobiliari e beni personali
L’eredità di Armani si estende anche a un vasto patrimonio immobiliare. La piena proprietà della società L’Immobiliare Srl, che detiene le ville di Saint Tropez, Antigua, Broni e Pantelleria, va per il 75% alla sorella Rosanna e ai nipoti, mentre la nuda proprietà del restante 25% è divisa tra gli stessi, con l’usufrutto per Leo Dell’Orco. A Dell’Orco è stato lasciato l’usufrutto a vita del palazzo di via Borgonuovo a Milano, residenza storica dello stilista. Nel testamento, Armani ha specificato che arredi e ornamenti non devono essere rimossi. Anche le altre proprietà hanno una destinazione chiara: la nuda proprietà della casa a St. Moritz va ad Andrea Camerana con usufrutto a Dell’Orco, che riceve anche un appartamento a New York, mentre l’altro è destinato alla sorella e ai nipoti.
