Busto, il viale mutilato e le colpe degli altri

viale diaz rotonda

La vicenda della rotonda di viale Diaz a Busto Arsizio, con il conseguente, contestatissimo abbattimento di alcuni tigli per la sua realizzazione, ha assunto aspetti addirittura grotteschi. Premettiamo: quegli alberi, al di là del loro valore estetico e ambientale, rappresentano o, visto l’intervento delle motoseghe, rappresentavano uno dei segni distintivi della città. Un viale di questa specie, ricavato dall’antico tracciato della ferrovia, rimane comunque un patrimonio che va salvaguardato a dispetto di qualunque pretesa o presunta necessità viabilistica. Sono poche le città che possono vantare una linea retta di alcuni chilometri che le attraversi, caratterizzata da filari alberati che ombreggiano i controviali e le stesse abitazioni che lì vi sorgono. Una linea che avrà una cesura a metà, come una ferita insanabile. Una volta, esagerando, a qualcuno venne in mente di paragonare viale Diaz ai parigini Champs Elysées. Tutta un’altra storia, per carità, ma la suggestione è pur sempre valida. Del resto, il viale bustocco è chiamato anche viale della Gloria, a testimonianza di un orgoglio locale che ha la sua ragion d’essere. Divagazioni per arrivare subito al punto: l’autorizzazione alla rotonda rimane un errore amministrativo e urbanistico imperdonabile. E’il frutto del via libera alla costruzione e all’apertura di un supermercato a ridosso di un altro, sottovalutato e abbandonato vanto cittadino, l’ex calzaturificio Borri. Costretto ora a convivere con uno dei quei moderni “non luoghi” dei quali pare che la società dei consumi non possa più fare a meno: i centri commerciali. Qui bisognerebbe aprire un’altra parentesi sulle improvvide scelte del passato: no ai supermercati nel territorio di Busto con la conseguenza che la città ne è oggi circondata, essendo sorti tutti ai suoi confini. Altro discorso, altri sbagli per la mancanza, nello specifico, di una visione che contrasta con decisioni che, al contrario, qualificano in positivo Busto Arsizio. Tant’è. La rotonda si fa. E nasce in scia a una convenzione firmata sul limitare dell’ultimo mandato amministrativo, del tutto legittima e, a quanto risulta, immodificabile. L’attuale esecutivo di Emanuele Antonelli le ha provate tutte per bloccare i lavori, ma sul versante giuridico non c’è verso. A meno di aprire un pesante contenzioso con i committenti, il cui esito è scontato. La parte grottesca della faccenda è però un’altra. Sono le proteste, le polemiche, la canea che ne è sorta sui social, gli insulti agli attuali sindaco e assessori, le sceneggiate macchiettistiche nel tentativo di fermare le motoseghe, il gran parlare e lo straparlare che si sente in queste ore. Domanda: dov’erano tutti costoro nel momento in cui l’istituzione municipale diede il nulla osta al cantiere e sottoscrisse la convenzione? Quello era il momento per alzare la voce, lì sarebbero dovuto intervenire partiti, associazioni, cittadini e finanche giornalisti contrari al supermercato e alla rotonda. L’operazione passò quasi in sordina, per evidenti motivi di opportunità politica. Chi per un verso chi per un altro, chi per disattenzione o, peggio, disinteresse, lasciò la patate bollente ai successori. Che oggi pagano colpe di altri, per lo più collettive, rispetto a un patrimonio che Busto Arsizio continuerà a possedere anche se orribilmente mutilato.

Viale diaz rotonda – MALPENSA24