di Gian Franco Bottini
E’ di pochi giorni fa una “baruffa” avvenuta in una piazza di Busto, che ha visto le Forze dell’ordine fronteggiare una quarantina di giovani scalmanati, accorsi in difesa di due cittadini stranieri che, in uno stato alcoolico sopra il livello di guardia, sono poi stati prontamente avviati per il rimpatrio nel loro Paese. Un grande e dovuto omaggio alla professionalità degli agenti intervenuti, per la loro gestione della situazione in maniera da non complicare le cose e un ringraziamento per il loro impegno quotidiano, cosa che si dovrebbe dare per scontata ma che di questi tempi, a quanto pare, non sempre lo è.
Un episodio non certo della gravità di molti altri avvenuti a Milano o in altre città (soprattutto in alta-Italia), ma nessuna sottovalutazione sia da parete dell’Amministrazione che del Prefetto, prontamente chiamato in causa con le più alte cariche provinciali delle Forze Pubbliche.
Purtroppo, prontamente, sono entrate in campo anche le parti politiche, con l’unica cosa da evitare: cominciare cioè a scambiarsi inutili reciproche accuse che in casi del genere servono solo a mettere l’amplificatore al problema e la città in evidenza, rispetto a un mondo di facinorosi alla ricerca di luoghi per creare occasioni di disordine. Con i social, che oggi sono un rapido veicolo informativo e di raccordo, a facilitare le cose.
Che Busto sia una città particolarmente insicura, chi avrebbe dati per dimostralo assicura che non lo è. Che a Busto esista una diffusa percezione di insicurezza invece lo si può affermare, soprattutto per le ore serali, in virtù di un livello di illuminazione del tutto insufficiente, in tutta la città ma in particolare in alcune zone sensibili.
Il fenomeno del “branco” giovanile è sempre esistito; nel tempo si sono però evoluti i comportamenti, vuoi per il fenomeno immigratorio, vuoi per l’evoluzione tecnologica che facilita le aggregazioni e i richiami. Una modificazione in negativo, naturalmente, anche verso modelli importati e che la filmografia ha ampiamente diffuso e spesso reso eroici; da qui le baby-gang o l’evoluzione più violenta dei nostrani “maranza”.
Mentre le Forze dell’Ordine stanno assumendo più efficaci azioni di controllo del nostro territorio, sbuca oggi l’iniziativa “Difendiamo la nostra città”, che ha i toni della chiamata alle armi (visti i riferimenti al Carso e ad El Alamein) rivolto a cittadini “senza sigle ne etichette”, per un “presidio spontaneo” delle piazze. Un preoccupante discorso retorico con una finalità chiaramente politica, anche se nelle premesse si dichiara l’intendimento di differenziarsi dalla “politica” (quella formale e strutturata) “fatta di parole”, mettendo in campo una presenza più pragmatica e in un certo senso “fisica”.
Non ce lo nascondiamo; a meno che si pensi di costituire una sorta di Armata Brancaleone,”senza sigle né etichette” si resterà per poco tempo e quello che sortirebbe sarebbe una terza entità in campo che, pur con tutta la “buonafede” (di questi tempi a Busto va di moda!), rischierebbe di essere un ulteriore problema per le stesse Forze dell’ordine. Lo stesso promotore dell’iniziativa (che gode della nostra sincera simpatia personale) dichiara la sua attitudine a portare la sua esuberanza a livelli di contrasto con le regole (daspo e altro) e quindi, conoscendo la sua forte personalità, dire che il timore che si possa tracimare in “zona rossa” ci pare non offensivo.
Rileviamo una certa simmetria dell’iniziativa “Difendiamo…”con quella delle “ronde Padane” di alcuni decenni fa; una iniziativa, quella, messa in piedi dalla Lega col solo intento di una visibilità e di un suo spazio politico e, una volta ottenutoli, delle Ronde non restò che il ricordo.
L’argomento, parlando in generale, è più che delicato e non riguarda certo solo una città o un territorio specifico. Da qui la necessità che sia gestito e controllato da un’unica mano, quella delle Forze dell’ordine, senza interferenze, evitando il dilettantismo, al fine di una visione più estesa e coordinata, necessaria per evitare “infezioni” provenienti, per esempio, dalla metropoli, dove gruppi che paiono solo di turbolenti, seppur pericolosi, ragazzotti, sono pezzi di ben altro puzzle. E non è “viltà e ingratitudine” verso la città e verso le Forze dell’ordine quella di evitare di rimboccarsi le maniche per “farla fuori”!( questa volta si che il decantato “buonsenso” serve!)
Non è la strada giusta quella di “Difendiamo….”! Creare una presenza provocatoria e un clima da “giustizieri della notte” è quello che meno serve a chi ha l’onere di gestire la non semplice situazione.
«Riprendiamoci le piazze di Busto»: c’è Lattuada alla guida del presidio contro i “maranza”
