Una volta, ogni villaggio aveva il suo scemo. Si finiva addirittura per volergli bene, tanto non era pericoloso. Oggi il mondo è pieno di “scemi del villaggio”, matti ai quali bisogna prestare attenzione perché fanno del male, sono fuori controllo, colpiscono anche senza un perché e stravolgono la serenità sociale. Il problema è che costoro si annidano a tutti i livelli, al vertice delle nazioni fino alle categorie più umili, finanche degli spiantati.
Non vi pare fuori di testa uno sconosciuto che, come l’altro giorno a Cardano al Campo, molesta e bacia una bambina di tre anni davanti a un folto gruppo di genitori che aspettavano i loro figli all’uscita dell’asilo? Cos’è se non un pazzo, qualcuno che ha perso il senso della ragione, che merita, per carità, una severa punizione (la polizia lo ha arrestato), ma che sfugge alle regole dell’intelletto? Di esempi di questo tipo, considerando pure le reiterate violenze sessuali, la cronaca ne offre a bizzeffe: ricordiamo, per salire di tono , l’uomo che a Milano, qualche tempo fa, ha accoltellato senza motivo una ignara e inerme signora in piazza Gae Aulenti. Potremmo continuare con episodi delle stesso tenore fino a riempire un volume.
Forse è la società stessa ad essere impazzita. Siamo tutti ipertesi, intolleranti, pronti alla rissa. Un’aggressività che sfocia nella violenza, che ha radici profonde; chi indaga un simile, preoccupante fenomeno ci fornisce delle spiegazioni anche plausibili. Ma non bastano per risolvere il problema, che è diffuso, generalizzato. Ce lo confermano i social dove dilagano gli odiatori, incapaci di razionalizzare un commento, un giudizio, una critica. Mordono, insultano, e morta lì. A loro modo, pur esagerando nella definizione, matti della tastiera. E cosa dire di quanto accade sulle strade, “traffico impazzito” sintetizzano i media. Automobilisti che spesso, troppo spesso, calpestano il codice della strada, mettendo a repentaglio la loro e, soprattutto, l’altrui incolumità. Siamo finiti in una specie di girone infernale, dal quale riesce difficile, quasi impossibile affrancarsi. Non passa giorno senza un omicidio, senza una donna massacrata dal suo ex. Matti? Matti, ma prima ancora delinquenti, personaggi lugubri che il più delle volte non meritano comprensione né, tanto meno, compassione.
Tutto questo per restare a quanto succede nella stragrande maggioranza degli umani, che non muovono le leve del potere e vivono nel loro “piccolo, fragile mondo”. Perché più su, tra chi ci comanda e condiziona, la follia di certe decisioni provoca disastri, drammi e dolori collettivi. I nomi e i fatti? Li conosciamo tutti, sono i nomi di chi non pratica la pietà e provoca la guerra. Pleonastico soffermarci su scenari internazionali che ci entrano quotidianamente nelle nostre case attraverso i notiziari Tv. Tragedie alle quali abbiamo fatto l’abitudine, che sentiamo lontane, che non ci appartengono benché siano un pericolo incombente per quanti danni potrebbero derivare per tutti noi.
Tra questi “matti del potere”, c’è anche chi riesce ad attribuirsi meriti di pace. Nella premessa del documento strategico di Donald Trump c’è scritto che soltanto un anno fa il mondo e gli Stati Uniti erano sull’orlo del baratro, e che il presidente Usa ha salvato sia il pianeta sia il suo Paese. In questo mondo di matti vale molto più una “lucida follia” che l’impegnarsi davvero, senza irridere la realtà, per un futuro finalmente migliore per tutti. Sempre che si riesca ancora a trovare uno spiraglio per la speranza.
