La buona fede dell’assessore e l’amarezza di un cittadino

busto buone fede assessore
Il Palazzo Municipale di Busto Arsizio

Egregio Direttore,

abito da circa 5 anni a Busto Arsizio e con la mia famiglia ho deciso di farne il mio approdo dopo molto girovagare per ragioni di lavoro. Per quanto mi concedono i miei impegni ho sempre cercato di seguire con attenzione le vicende politiche e amministrative delle città nelle quali ho vissuto, in particolare qui a Busto dove ho incontrato un vicino di casa impegnato in politica che mi tiene aggiornato sui fatti, al di là di quanto posso apprendere dai giornali. Il suo, in particolare, per la tempestività negli aggiornamenti oltre allo storico giornale provinciale.

Le chiarisco che sono stato tra gli elettori che hanno contribuito alla vittoria dell’attuale amministrazione e per tale ragione mi sento in dovere di sostenerla e in diritto, se del caso, di criticarla. Per quel che può valere l’opinione di un semplice cittadino come il sottoscritto. Questa volta però ho sentito forte la necessità di condividere le mie idee e per tale ragione ho deciso di scrivere a Lei, in qualità di Direttore di una voce che apprezzo per aver notato essere accogliente per tutte le opinioni. Mi riferisco al caso del signor Matteo Sabba (chiarisco che non lo conosco personalmente) che ha svolto la funzione di Consigliere Comunale per circa due anni sulla base di una sua autocertificazione risultata poi inveritiera  (se vogliamo darle il giusto nome) e che successivamente è poi stato nominato addirittura Assessore. Forse non sarò stato preciso nella forma ma sicuramente corretto nella sostanza: lo stesso Sindaco mi pare l’abbia confermato.

Confesso di essere rimasto prima stupito e poi deluso dalle dichiarazioni del Sindaco che confermavano la veridicità di tutte le contestazioni per poi assolverle perché, a suo dire, fatte in buonafede e anche un po’ mortificato di fronte alla irridente conclusione di chi giustamente titolava “Sabba assolto per aver commesso il fatto”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia arrabbiatura è stata una battuta di mio figlio; un diciannovenne che, come tutti in quell’età, è costantemente critico verso il sistema e che con un sorriso sarcastico, chiaramente a me rivolto, osservava che “perfino il prete, anche quando ci assolve dai peccati, almeno un Pater Ave Gloria ce lo fa recitare”. Sono molto amareggiato e, potendo, vorrei porre al Sindaco poche semplici domande. La presunta buonafede (sempre difficile da dimostrare) annulla qualsiasi trasgressione? Vale anche per i cittadini qualunque (per multe stradali, mancati pagamenti etc) o vale solo per chi comanda? Ci lamentiamo tanto della giustizia ma leggi e regolamenti che valore hanno se per qualcuno basta la presunta buona fede per vanificarli?

La trasgressione, nel caso specifico, ha offeso tutto il Consiglio Comunale; ha mortificato la correttezza di chi si è comportato correttamente essendo in uguale situazione di Sabba; ha offeso anche la sua persona che rappresenta la città, signor Sindaco; inoltre ha danneggiato chi avrebbe avuto il diritto di entrare in Consiglio al posto di Sabba. Ritiene che tutte queste cose siano banalità? Cosa ne pensa la sua maggioranza della sua risposta? Non le pare che una persona che si è comportata a dir poco con leggerezza ma peggio (se non si dimostra la buonafede) con spregio delle Istituzioni, non sia meritevole o forse pericolosa, nella carica di Assessore? Di fronte a tale mancanza di controlli, quale fiducia può avere, nell’amministrazione comunale, un cittadino che invece si sente costantemente, anche se giustamente, controllato? Oggi come oggi sono molto amareggiato e purtroppo propenso a dar ragione a mio figlio che (viste le quasi quotidiane questioni che riguardano Ministri, Deputati e politici in genere) afferma che il clima attuale è di totale supponenza, nel senso che chi è al potere pensa di essere al di sopra delle regole, anche di quelle dell’etica.

Mi scusi Direttore per l’invadenza di questo scritto. A me è servito per un inutile sfogo, Lei ne faccia l’uso che crede, anche quello di ignorarlo.

Lettera firmata

busto buona fede cittadino – MALPENSA24

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