La ciclabile di Malpensa è già volata via

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Busto Arsizio, pista ciclabile nella centralissima via Mazzini. Con quale logica?

Ne parlano nella video/intervista di Malpensa24 Tv, Claudio Ghisalberti e Cordiano Dagnoni, l’autorevole firma del giornalismo sportivo e il presidente della Federazione Ciclistica Italiana. Piste ciclabili, ciclopedonali, ciclovie, corsie riservate a chi va in bicicletta: interventi necessari per garantire sicurezza ai ciclisti, affrancandoli dai pericoli della strada. Tema di pressante attualità a causa delle numerose, troppe vittime degli incidenti che purtroppo alimentano le cronache anche di questi ultimi giorni.

Tema che, al di là dell’urgenza di trovare soluzioni, impegna le amministrazioni locali in progetti e realizzazioni che vanno sotto la definizione di “mobilità sostenibile”. Su questo versante se ne sono viste e sentite di ogni, non c’è sindaco o assessore che non abbia messo in cantiere una pista ciclabile, un’idea per favorire chi usa la bici per diletto, per sport, semplicemente per spostarsi. Di tutto un po’, insomma. Però non basta una striscia bianca pennellata sull’asfalto per realizzare una ciclabile vera, né, tanto meno è sufficiente dibatterne, proporre, chiacchierare. Occorrono valutazioni tecniche e, quindi, studi e piani di lavoro. Altrimenti i risultati, alcuni addirittura grotteschi, da dilettanti allo sbaraglio, finiscono per creare soltanto nuovi problemi. E polemiche.

E’ successo a Busto Arsizio nel recente passato con una serie di interventi un po’ a capocchia (memorabile l’alzata d’ingegno dell’ex ministro Francesco Speroni che pretese si realizzasse un suo desiderata in una via da lui frequentata in bicicletta). Succede a Varese dove lo scontro tra maggioranza e opposizione è accesissimo per la nuova pista ciclabile in un trafficato viale. Per non dire di Gallarate e di altre località dove le piste ciclabili cominciano ma non si sa dove finiscono, anzi, spesso si esauriscono nel nulla, realizzate soltanto per brevi tratti, sostanzialmente inutili.

Però se ne parla, la questione è oggetto dei programmi elettorali, dentro i quali si promette e si sdottora sulla necessità di migliorare la qualità della vita e dell’ambiente anche attraverso le corsie riservate ai ciclisti. Gli esempi che arrivano da molti Paesi esteri sono la molla per attivare questo tipo di impegni pubblici. Soltanto che in Olanda, Belgio, Germania, per citare alcune nazioni, il dato è soprattutto culturale. Si propone, si polemizza, ci si confronta, ma poi si costruisce. Qui da noi le dinamiche sono altre. Un esempio? Da quanti anni si vorrebbe realizzare una pista ciclabile, una ciclopedonale, una ciclovia, un sentiero senza auto per unire Gallarate e Malpensa attraverso la brughiera e evitare il “delirio” della superstrada 336? Da quanti anni se ne parla senza che si batta un chiodo? Persino il famoso Masterplan dell’aeroporto prevedeva una soluzione del genere.

Nei giorni scorsi, proprio Malpensa24, in un articolo di Gabriele Ceresa, ha dato conto della possibilità di rendere realtà questo sogno utilizzando le vie di collegamento di cantiere della nuova ferrovia tra il Terminal 2 dello scalo e la stazione gallaratese. Un’idea lanciata da Alessandro Quaglia, presidente di Aeroporti Lombardi, che ha documentato come il tracciato sia lì, praticamente pronto, assolutamente fruibile con gli opportuni aggiustamenti. Il suo appello è rivolto alle pubbliche amministrazioni del territorio. Sbocchi? Il percorso segnalato da Quaglia si interrompe a poche decine di metri dalla meta aeroportuale: è già stato piantumato. Quale commento si può fare sul disinteresse pubblico davanti a una simile opportunità?

In bici lungo la nuova ferrovia Gallarate-Malpensa: «La ciclovia nel bosco è già realtà»

 

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