La comunità dei Lautari è “Covid free”, ma ora ha bisogno dell’aiuto di tutti

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La Comunità dei Lautari, fondata nel 1992, è una collettività terapeutica ad orientamento pedagogico riabilitativo, specializzata nella disintossicazione e riabilitazione delle persone con problemi di dipendenza. Vi vivono alla ricerca di armonia, pace e di una prospettiva concreta di vita oltre 300 giovani fra Pozzolengo e Bedizzole nel Bresciano, Como, Pordenone, Firenze e Roma e sono circa 100 fra le persone che vi si impegnano e vi lavorano. E’ una struttura completamente gratuita per lo Stato, per il Servizio sanitario nazionale e per le famiglie. Ora però il Coronavirus rischia di distruggere una delle più importanti realtà del settore che ha evidenti finalità solidaristiche improntate a una logica di ritorno alla socialità e alla vita di tutti giorni per tanti ragazzi a cui viene data una vera possibilità di realizzare i loro sogni e i loro progetti.

Della serietà della gestione è indice anche la modalità con cui si sono rapportati alla pandemia. Tra le loro mura l’hanno ribattezzata la ‘clausura anti-covid’: più di due mesi di completo isolamento dal mondo esterno che ha determinato zero contagi tra gli ospiti e i dipendenti. Ma adesso il problema è altrettanto grave: la paralisi delle varie attività ne sta minando l’autonomia economica.
” Il nostro interesse prioritario è la tutela dei nostri ospiti e della loro salute. Fin dalla fine di febbraio, quando ancora non erano state adottate specifiche restrizioni a livello nazionale, gli operatori si erano imposti alcune buone prassi e poi è stato blocco totale. I rischi possono sorgere ora – ha spiegato il presidente Andrea Bonomelli -. Riusciamo ad autogestirci grazie alle attività di lavoro svolte all’interno delle nostre cooperative e alle donazioni dei privati. Non è prevista alcuna compartecipazione alle spese, giusto ribadirlo, né da parte delle famiglie né dall’amministrazione pubblica. Il nostro obiettivo è la completa riabilitazione della persona e l’acquisizione di un nuovo stile di vita fondato sui valori di autonomia, responsabilità, tolleranza, partecipazione, solidarietà, fiducia e autostima, affinché possa reinserirsi in maniera adeguata e consapevole nel tessuto sociale, familiare e lavorativo”.

All’interno del programma è previsto l’impiego in attività lavorative, a carattere prevalentemente artigianale, attraverso le quali i giovani sono accompagnati a sviluppare maturità, professionalità, autonomia, senso di responsabilità, capacità di realizzazione. In quasi 30 anni la Comunità dei Lautari ha aiutato migliaia di persone a ritrovare la voglia di vivere in modo sano e libero, senza chiedere alcun aiuto economico.

La situazione è però ora un po’ diversa. “Per motivi di sicurezza – ha rimarcato il presidente – si è decisa la sospensione di tutte le attività delle Cooperative di lavoro, cioè falegnameria, cantiere edile, scuderia, attività vitivinicola, officina, eventi, attività di prevenzione e informazione, che garantivano la sussistenza e il fabbisogno della struttura. Per garantire i servizi minimi essenziali, il vitto e l’alloggio, è stato chiesto un aiuto economico alle famiglie, per la prima volta nella storia della Comunità. Da oltre due mesi, non abbiamo più entrate, se non quelle derivanti dall’aiuto di famigliari, amici, associazioni, parrocchie che, per quanto apprezzabili e gradite, non sono sufficienti a mantenere i costi di tutta la struttura”.

Per questo motivo, nel tradizionale spirito dell’autosufficienza, sono state organizzate diverse iniziative solidali, come la vendita a domicilio di spiedo fatto dai giovani della struttura: sono state vendute ben trecento porzioni in tre giorni dal primo maggio, ma è ovvio che è una goccia nel mare. E poi rimane la pandemia: “Ma ora con la riapertura paradossalmente abbiamo paura – ha detto Bonomelli -. Per due mesi abbiamo evitato il virus, ma la fase due permetterà di ampliare i contatti esterni. A questo punto non ci rimane che sperare nel buon senso di chi torna a lavorare perché segua tutte le regole per arginare la diffusione del Covid. Intanto la comunità dovrà riaprire gradualmente le sue porte anche per sopravvivere e garantire il giusto sostegno ai suoi ospiti”. L’iniziativa più importante, però, potrebbe essere quella dello Stato, delle Regioni e del settore pubblico: sostenere la Comunità dei Lautari appare più di un investimento, ci dice se la società guarda davvero al futuro anche di chi è ‘caduto’ e a cui si deve dare una possibilità di ‘rialzarsi’ .

Angela Bruno

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