La movida del Bililà tiene sveglia Gorla Minore. «Lavoriamo, chiediamo rispetto»

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GORLA MINORE – «Sono stanca di vedere parole scritte, senza una conoscenza di base del nostro lavoro». Ovvero “giudicano senza conoscere”. Così esordisce su un post Facebook Francesca Rosso, la proprietaria del bar Bililà, che da giorni è al centro di dure critiche sui social. «Gente in strada che urla fino alle 2 di notte, un porcile sui marciapiedi, bicchieri abbandonati per terra. Perché i proprietari del bar non fanno un giro di ronda?», commenta la gente.

Il disagio dei vicini

«E’ una situazione inaccettabile», sostengono alcuni cittadini. «Zero senso civico e maleducazione. Con bicchieri rotti per terra, poca pulizia e schiamazzi fino alle 2 di notte. E addirittura cori da stadio». Insomma, chi abita vicino al bar Bililà, soprattutto ora che è esplosa la bella stagione, si lamenta per i disagi creati da alcuni clienti. E non manca chi addossa responsabilità dell’inciviltà altrui ai gestori del locale. «Dovrebbero fare delle ronde la mattina per raccogliere i rifiuti abbandonati la notte prima. Chiamare loro stessi i vigili, oppure mettere cartelli per invitare le persone a non urlare dopo un certo orario», sostengono. E proprio in questo periodo di restrizioni sanitarie, alcuni residenti dicono anche di aver notato assembramenti.

Ma che colpa abbiamo noi. Che lavoriamo

La risposta arriva dal bar stesso. «Non stiamo rubando, ma solo lavorando. Facciamo del nostro meglio. Ricordo a tutti che il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione che spetta a tutti i cittadini», dice Francesca Rosso, la cui famiglia gestisce il Bililà da più di trent’anni. «Ogni sera passiamo per il porticato a raccogliere bicchieri e bottiglie e anche mozziconi di sigarette per mantenere la massima pulizia al di fuori del locale e nelle vicinanze. Invitiamo sempre la clientela a usare i cestini pubblici nel momento in cui chiudiamo il bar». A mezzanotte e mezza. Pare però che gli insonni restino in zona anche a locale chiuso.

«Quello che succede dopo – continua -non essendo lì fisicamente, non è responsabilità nostra. Potrebbe avvenire ovunque. Siamo rispettosi di quanto dicono le norme. E chiediamo sempre ai clienti di abbassare la voce». Interviene poi il padre, Antonio Rosso che aggiunge: «Noi alle 2 non siamo nemmeno aperti, perché con l’emergenza sanitaria chiudiamo molto prima. Quindi non possiamo controllare ciò che avviene dopo l’orario di chiusura».

Non spetta a noi educare le persone

I gestori del bar intervengono anche sulle accuse di assembramenti fuori dal locale. «Noi siamo baristi non educatori. Chiudiamo prima, ma più di così non possiamo fare. E meno male che il lockdown avrebbe dovuto rendere le persone migliori e più propense alla collaborazione. Dopo tre mesi di chiusura e dopo tutta la sofferenza provata, vedo un po’ troppa cattiveria in giro», conclude Rosso.

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