Le Coop: “Il sindaco di Busto scagionato a metà. Lo dicono i giudici”

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BUSTO ARSIZIO – “Non vi chiedo le scuse, ma dovreste arrivarci da soli”. Ipse dixit Emanuele Antonelli, primo cittadino bustocco, durante il serrato confronto in consiglio comunale di giovedì sera, 26 ottobre. Un botta e risposta con il Partito democratico sul contenzioso con le Coop, che ha visto soccombere in sede giudiziaria civile i vertici delle cooperative della grande distribuzione contro il Comune di Busto Arsizio al quale chiedevano danni per 5,6 milioni di euro. Motivazione a sostegno: i ritardi nell’apertura del supermercato di viale Duca d’Aosta causati dagli asseriti interventi ostativi di sindaco e amministrazione civica. Datata questione deflagrata in modo indiretto in consiglio comunale, così come raccontato da Malpensa24 con l’articolo di Andrea Aliverti. Per dirla in chiaro, le scuse che Antonelli “non chiede ma vorrebbe” dal Partito democratico sono da riferire alle polemiche sorte negli ultimi anni e alle accuse lanciate verso Palazzo Gilardoni. Poi disinnescate in parte dalle sentenze dei giudici del Civile a favore del Comune.

Scuse? Difficile credere che siano imminenti. Anche alla luce delle precisazioni delle stesse Coop che, a margine della seduta consiliare di giovedì, intervengono con una nota che riapre il caso, anziché chiuderlo. In sintesi: assoluzione di Antonelli sì, ma non su tutta la linea.

“Nella causa civile – riporta il comunicato – con la definizione ‘il Comune ha vinto su tutta la linea’ nella causa civile non risponde al vero:
per la Corte di Appello :1) i fatti sono accertati e, in particolare il comportamento del Sindaco;
2) Coop aveva titolo ad avviare la causa;
3) i giudici non hanno assegnato il risarcimento non condividendo “il nesso casuale” tra i comportamenti e il danno richiesto. E infatti la richiesta per danni d’immagine formulata dal Comune verso Coop non è stata accolta.
Altra cosa è l’onorabilità politica, nella vicenda, di Antonelli.
Dopo aver letto i pronunciamenti, nella richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero di Busto Arsizio dottoressa Melita , e la censura confermata dal GIP dottor Colombo, un qualsiasi politico europeo e/o italiano della vituperata prima Repubblica, si sarebbe ritirato. Esattamente come sostenuto dall’avvocato Diego Cornacchia ,a suo tempo eletto nella Lista del Sindaco”.

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