La campagna elettorale o Sanremo? Bella domanda posta all’inizio di una settimana che, a suo modo, seppure in ambiti diversi, si rivelerà cruciale. Oddio, il Festival della canzone italiana ha già rotto le scatole (eufemismo) ancora prima di cominciare: sono settimane, anzi, mesi che la Rai ci sta stolkerando con annunci, spot, promo, servizi giornalistici nei tg e servizi costruiti ad hoc nelle diverse trasmissioni di intrattenimento. Un bombardamento promozionale che, se da un lato serve per lanciare al massimo uno degli appuntamenti televisivi più vistosi, esagerati e costosi del palinsesto di “mamma Rai”, dall’altro finisce per diventare stucchevole. Non per tutti, data l’audience che si presume caratterizzerà la kermesse dell’Ariston, ma per i molti che, nelle serate tra martedì 7 e sabato 11, si occuperanno d’altro. Snobismo? Mettetela come vi pare, però non l’ha ordinato il dottore che bisogna partecipare al circo equestre musicale organizzato da Amadeus e dal suo oneroso staff. Ci mancherebbe.
Al contrario, non è detto sia obbligatorio, anche se sarebbe opportuno, occuparsi di politica, nello specifico in Lombardia e nel Lazio, dove, domenica e lunedì prossimi, si vota per rinnovare presidente e consiglio regionale. La settimana del Festival coincide con gli ultimi giorni di campagna elettorale. Che, a detta degli stessi addetti ai lavori, non pare stia accendendo gli animi di lombardi e laziali. Si va avanti stancamente con eventi piuttosto sottotono, poco partecipati rispetto ad altre occasioni elettorali del passato che hanno visto piazze piene durante le manifestazioni dei diversi partiti.
Sono cambiati i tempi. Sono cambiati gli interessi delle persone. Ed è cambiata la politica. Sembra quasi un’ovvietà, forse lo è. Resta il fatto che un’istituzione come la Regione, che nelle sue funzioni e ramificazioni – basti pensare alla Sanità – ha ricadute decisive sui cittadini, rischia di passare sottotraccia nel suo momento elettivo, quello che decide gli organigrammi politici e, di conseguenza, le scelte amministrative per i successivi cinque anni. Soltanto colpa del Festival o di chi altro? Sabino Cassese scrive che i partiti “sono oggi meri comitati elettorali, prigionieri della personalizzazione del potere, e nella maggior parte dei casi rifiutano persino di chiamarsi partiti”. Siamo di fronte a un’involuzione culturale, sociale ed etica a tutto tondo, che porta alla disaffezione per la politica e a privilegiare le canzonette in luogo della gestione di una Regione. In conclusione: anche colpa dei partiti che non rappresentano più le vere istanze della cosiddetta base. Ma il ragionamento è più complesso, e non può essere semplificato.
Nel frattempo, per distogliere l’attenzione dalle urne, si inventa di tutto. Cosa dire, ad esempio, del gran chiacchierare attorno alla presenza di Volodymyr Zelensky , presidente Ucraino, a Sanremo? Si può essere d’accordo oppure no, si polemizza all’infinito, si arriva infine a preferire il messaggio letto al video preregistrato con Zelensky. Il solito compromesso su una questione che c’entra poco o nulla con la canzone italiana, però fa discutere e mette il Festival al centro dell’attenzione, come se ce ne fosse bisogno. E le elezioni regionali? Sullo sfondo. Con una certezza, al di là del divieto di diffondere sondaggi alla vigilia della consultazione, c’è già un vincitore. Si chiama Amedeo Sebastiani, per il pubblico televisivo, Amadeus.
