NOVARA – Il congresso straordinario del Carroccio si è chiuso ieri con la riconferma di Matteo Salvini, ma le urne dell’Allianz MiCo di Milano restituiscono un partito tutt’altro che pacificato o privo di crepe interne. I nodi politici fondamentali, alla fine, non sono stati affatto sciolti.
La matematica congressuale parla con grande chiarezza: su 705 delegati aventi diritto, ben 240 — pari a circa il 34% dell’intera platea — non hanno espresso il proprio voto a favore del segretario uscente. Sommando infatti ai consensi raccolti dallo sfidante Massimo Garavaglia i 94 delegati rimasti al margine (tra assenti, schede bianche e nulle), il dato finale è inequivocabile: un delegato su tre non ha accordato la propria fiducia al leader riconfermato. Una crepa non trascurabile in una forza politica che per anni ha fatto del plebiscito interno la propria cifra identitaria.
La sponda della “Terza via” e il ruolo di Riccardo Molinari
In questo scenario di strisciante spaccatura, si inscrive l’orizzonte futuro della Lega in Piemonte e, in particolar modo, nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola. È qui che emerge con forza il ruolo strategico di Riccardo Molinari.
Il capogruppo alla Camera e segretario della Lega piemontese si è ritagliato con abilità una posizione terza e distinta da quella dei due contendenti, muovendosi nell’intento di fare da ponte tangibile tra le diverse anime del Carroccio. La sua iniziativa di maggior respiro politico è stata la mozione congressuale sulla questione settentrionale: un testo che rimette al centro dell’agenda l’autonomia differenziata e il federalismo, riuscendo a raccogliere adesioni ampie e trasversali. Attorno ad essa si sono infatti ritrovati sia fedelissimi salviniani (come l’ex vicesegretario Enrico Crippa) sia esponenti di spicco a sostegno di Garavaglia (tra cui Massimiliano Romeo e il governatore lombardo Attilio Fontana).
«Chiunque vinca, da stasera basta polemiche», è stato il messaggio guida fatto filtrare da Molinari. Per la Lega è arrivato il momento di tornare a parlare prioritariamente al proprio elettorato di riferimento, rivendicando i risultati ottenuti sull’autonomia differenziata e ricordando una verità strategica inderogabile: «se la Lega è più debole, è più debole il Nord».
La regia ombra di Canelli e l’autonomia dei territori
Dietro le quinte di questa mozione c’è tuttavia una firma pesante e spiccatamente territoriale: quella del sindaco di Novara, Alessandro Canelli. Come confermano off the records i fedelissimi del suo entourage, Canelli ha fornito un contributo essenziale alla stesura del documento, redigendo di suo pugno l’intera introduzione “politica”.
È la concretizzazione di una linea strategica che trova sponde d’ascolto sia tra l’ala dura del segretario sia nella componente critica del partito, offrendo all’asse piemontese — e in special modo ai quadri novaresi — l’opportunità di mantenere una propria autonomia di giudizio politica e di posizionamento. Molinari, del resto, non ha mai negato l’esistenza dei problemi interni, ma continua a invitare il partito a non trasformarli in una deleteria guerra permanente: «I nemici stanno fuori dal partito e non dentro», va ripetendo, forte di una mozione sull’identità nordista che ha saputo incassare un consenso superiore alle rigide steccate congressuali.

La scommessa di Giordano per la sopravvivenza nei territori
Questa “terza via” piemontese rappresenta il perimetro politico in cui Novara e il Vco giocano una partita esistenziale. In un contesto nazionale e locale che vede la Lega fare i conti con un trend elettorale e con sondaggi complessivamente in declino, l’asse strategico costruito attorno a questo posizionamento diventa la carta decisiva.
Sarà proprio questa la linea che il segretario provinciale Massimo Giordano cercherà di spendere e giocare sul campo: fare scudo con l’autonomia del territorio e con l’identità amministrativa per rimanere a galla e salvaguardare la tenuta del partito in vista delle prossime tornate elettorali comunali. Se il livello federale resta segnato da incertezze e ricomposizioni irrisolte, Novara e il Vco scommettono sulla concretezza della “terza via” per non farsi travolgere dalla marea.
