Lega varesina: pronti via, parte la corsa per Roma

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Montecitorio, luogo del desderio per molti leghisti della provincia di Varese

Matteo Salvini ritorna in terra varesina e approda in quel di Sumirago dove è tradizione, in alleanza con la dirimpettaia Albizzate, organizzare l’annuale festa del Carroccio, o di quel che ne rimane dopo le mutazioni di pelle e di merito di questi ultimi anni. Lo accolgono i militanti festanti di riavere con loro il lider maximo del movimento che fu di Bossi, che forse è ancora idealmente di Bossi, ma che veleggia lontano dai temi delle origini, che non parla più di questione settentrionale e guarda a destra che più a destra non si può. L’obiettivo è di recuperare consensi in quella vasta fascia di elettorato che anela a una sicurezza sociale messa in forse dall’immigrazone selvaggia, da molti ritenuta la causa di parecchi dei mali che pesano oggi sulle città e sui paesi. E’ la strada giusta? Salvini ci crede, tanto che ha imbarcato uno spigoloso e tagliente Roberto Vannacci, che non teme di usare il machete per commentare ciò che succede nella società e nella politica. Lo scopo? Soddisfare certe pulsoni forcaiole che vanno diffondendosi sulla spinta dell’insicurezza reale o percepita che sia.

Salvini trova ad accoglierlo a Sumirago le eurodeputate Silvia Sardone e Isabella Tovaglieri, amiche e, a un tempo, avversarie dentro il partito, alla ricerca di visibilità per essere accreditate, quando sarà, in ruoli governativi. Un confronto fisiologico, se vogliamo metterla così, che, proprio in provincia di Varese, vede schierata una folta pattuglia di pretendenti al seggio parlamentare, tra due anni o giù di lì. A sgomitare per Roma sono già in tanti, uscenti e neo pretendenti allo scranno di Montecitorio o di Palazzo Madama. Numerosi i concorrenti, posti carenti. Alle scorse politiche, da queste lande partitono per la capitale tre soli eletti, tra uninominale e proporzionale. Bossi e Candiani per Montecitorio, Massimiliano Romeo (imposto da via Bellerio benché non fosse di Varese) per il Senato. Pochi rispetto alla valanga leghista dei tempi d’oro.

E domani? Il risicato otto per cento o poco più assegnato alla Lega dai sondaggi non permette una messe copiosa di leghisti col biglietto per la capitale, a fronte, dicevamo, dei tanti che sgomitano. Qualche nome? Bè, la stessa Isabella Tovaglieri, bustocca che, dopo due mandati a Bruxelles, potrebbe preferire Roma, con la prospettiva di una attesa promozione. Gli uscenti Umberto Bossi, il fondatore della Lega, intangibile icona del partito nonostante i suoi guai fisici; e Stefano Candiani che, l’ultima volta, dovette lasciare il sicuro uninominale del Senato per dare un’opportunità a Romeo. Prima di loro, manco a dirlo, c’è Giancarlo Giorgetti, super ministro del governo Meloni, eletto in Valtellina ma originario e residente a Cazzago Brabbia: se da buon laghée decidesse di correre nella sua provincia, chi potrebbe impedirglielo? Che cosa vogliamo dire, per esempio, di Attilio Fontana, che terminerà il mandato regionale subito dopo le politiche e potrebbe anticipare la sua uscita da Palazzo Lombardia. E di Matteo Bianchi, sacrificato la volta scorsa al proporzionale in funzione della rielezione di Candiani. Di più, c’è Andrea Cassani, sindaco di Gallarate e segretario provinciale, salviniano dalla testa ai piedi che ha nel mirino la capitale. Dal Pirellone potrebbe battere cassa in funzione parlamentare Emanuele Monti per un meritato premio fedeltà.

Siamo a otto candidabili. Di sicuro ne avremo dimenticati altri che lavorano per gli stessi scopi, fermo restando la possibilità, per gli esclusi dalla competizione parlamentare, della consolazone alle Regionali, un salvagente a cui ci si aggrapperà una volta persa la disfida romana. C’è dunque  da giurare che Matteo Salvini e il direttivo federale della Lega avranno il loro bel daffare per ascoltare, capire, scremare le ragioni e le aspettative di tutti. Definendo passaggi che saranno tutt’altro che indolori, per il momento sottaciuti, tenuti alla larga dall’entusiasmo di chi, a questa Lega, concede ancora fiducia. Sono sempre in meno rispetto al passato ma, come sostiene uno dei sodali di ferro salviniani, incontrato sotto il tendone delle feste nella ridente Sumirago, meglio pochi ma buoni. Contento lui, contenti tutti.

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