LEGNANO – Il centrodestra legnanese va giù pesante con l’amministrazione Radice dopo i rilievi mossi dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio al piano per la Manifattura (nella foto, il sindaco davanti all’ingresso in una manifestazione della campagna elettorale). Riportiamo di seguito i commenti dei candidati sindaco Mario Almici e Carolina Toia.
Almici: «Che cosa ne pensa la proprietà?»
Stupore, indignazione, preoccupazione. Altre sensazioni non riesco sinceramente a provare dopo l’ufficialità della bocciatura operata dalla Soprintendenza di Milano su una parte sostanziale del progetto di riqualificazione della Manifattura Legnanese. La prescrizione di revisione integrale del progetto dei grattacieli, da ricondursi tassativamente ad altezze in linea con i quattro-cinque piani degli edifici circostanti; le gravi riserve espresse sull’assenza di contenuti progettuali degli spazi da cedere al Comune (leggasi Università); l’obbligo di azzerare, di fatto, la presenza di parcheggi in superficie e di rilocalizzarli esclusivamente nei piani interrati delle nuove costruzioni: è una netta ma garbata stroncatura del progetto presentato. Il lungo elenco di censure operate dalla Soprintendenza su un progetto che, a tutt’oggi, ricordo non essere mai stato trasmesso ai consiglieri comunali, arriva a criticare finanche l’assetto delle piste ciclabili interne e tanto basta a restituire l’immagine di un’amministrazione completamente allo sbando.
Onore e merito al consigliere Brumana che ha portato alla luce questa novità, ovviamente gelosamente custodita da Radice & Co. nei cassetti dei propri uffici in Palazzo Malinverni. Una notizia che getta pesanti ombre sulla tenuta economica-finanziaria complessiva del progetto e mi chiedo, in questo momento, quale sia realmente il pensiero di Officine Mak di fronte ad una accelerazione del progetto nelle ultime settimane di consiliatura che ha condotto l’operatore e l’amministrazione in un pericoloso vicolo cieco. Con buona pace, mi permetto di aggiungere, di quelle centinaia di cittadini che, in sincera buona fede, hanno accolto con favore l’idea di uffici e laboratori universitari qui a Legnano.
Stupiti, indignati, preoccupati
Stupore perché mai avrei immaginato che Radice potesse arrivare a tanto, continuando bellamente a cianciare sino a ieri sulle magnifiche sorti della Manifattura Legnanese, pur sapendo che al 7 maggio la Sopraintendenza avesse recapitato un prevedibile stop al progetto. Indignazione perché mai avrei immaginato che il sindaco della seconda città più popolosa (in realtà la terza, ndr) e importante della provincia di Milano trascinasse in questo suo cinico disegno propagandistico una istituzione prestigiosa come l’Università di Milano, coinvolgendola in una indecorosa passarella elettorale per la firma di un accordo fumoso, senza piano attuativo approvato e, a questo punto, senza uno straccio di parere preventivo della Soprintendenza. Preoccupazione perché tanta fretta del sindaco Radice nel chiudere l’accordo con Officine Mak, in cambio di tre grattacieli e un supermercato da costruire in pieno centro, e altrettanta disinvoltura nell’avviare la propria campagna elettorale con la suggestione dell’Università di Milano, non può che allarmare i cittadini su un modo di amministrare così arraffazzonato e a tratti spregiudicato. Alla faccia della trasparenza e della schiena dritta di cui tanto si sono pavoneggiati in questi anni e non solo gli amministratori uscenti!
Siamo di fronte ad un fallimento amministrativo conclamato, la vicenda Manifattura Legnanese è solo la punta di un iceberg di quasi sei anni di disastri su ogni fronte della vita economica, sociale, sportiva e culturale cittadina. La Soprintendenza ha praticamente messo la parola fine ad un progetto nato male e finito peggio, dispiace per la città di Legnano e per questa vergognosa pagina di storia politica cittadina e a nulla varranno i tentativi del sindaco Radice & Co. di arrampicarsi sugli specchi di codici normativi, cavilli normativi, supercazzole varie per dire che tutto è a posto. Non è tutto a posto sindaco Radice, perché lo schiaffo ricevuto sulla vicenda Manifattura Legnanese non può essere derubricato a incidente di percorso, è la prova provata della arroganza, incapacità e mancanza di visione di questa amministrazione. Per fortuna il 24 e il 25 maggio sono vicini e gli elettori legnanesi decideranno di voltare definitivamente pagina, perché sono stanchi di essere continuamente presi in giro da una giunta di incapaci!
Mario Almici – Centrodestra
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Toia: «Colpo durissimo per la città»
Sulla Manifattura i cittadini meritano chiarezza, non rendering e annunci. L’edilizia legnanese è bloccata: nessun cantiere, nessuna nuova costruzione, prezzi in aumento. La giunta Radice ha lasciato il settore senza regole certe e senza futuro. Il parere negativo della Soprintendenza sulla Manifattura conferma le criticità di un progetto tenuto volutamente troppo a lungo lontano dal confronto pubblico. Per mesi l’amministrazione Radice ha parlato di università e rilancio, senza rendere pienamente accessibili gli atti del piano attuativo.
La Manifattura è un patrimonio di Legnano e non può essere trasformata con decisioni prese nelle stanze del potere. Il sindaco renda pubblici subito tutti i documenti e apra un vero dibattito con la città. La bocciatura del piano da parte della Soprintendenza non è solo un segnale politico e culturale. È anche un colpo durissimo per l’economia locale. Con il progetto fermo, tutti i cantieri collegati alla Manifattura sono bloccati, e questo significa lavoro che manca per manovali, artigiani, piccole imprese e per tutto l’indotto che vive di edilizia e riqualificazione urbana. Ma c’è di più!
Edilizia paralizzata
L’edilizia locale è letteralmente paralizzata: nessun cantiere e prezzi in aumento. Mentre l’amministrazione Radice concentra tutta l’attenzione sulla grande operazione della Manifattura e sui rapporti con i grandi investitori, l’edilizia ordinaria è ferma. A Legnano non si vedono nuovi cantieri residenziali significativi, né nuove palazzine realmente avviate. Il nuovo Pgt, “nuovo” solo per modo di dire visto che la sua adozione risale a quasi due anni fa, si fonda in larga parte sulla riqualificazione e riconversione delle aree industriali dismesse in residenziale. Ma nella realtà mancano ancora norme chiare, definitive e applicabili, che consentano ai tecnici e agli operatori di presentare con certezza titoli abilitativi e permessi di costruire. Il risultato è evidente: nessuna nuova costruzione sul mercato, prezzi degli appartamenti in aumento, professionisti e imprese senza prospettive, manovalanza e artigiani senza lavoro.
Una città non vive di rendering e conferenze stampa, ma di interventi concreti, regole certe e tempi amministrativi sostenibili. Oggi a Legnano l’edilizia è letteralmente paralizzata e la responsabilità è delle scelte (e delle non-scelte) dell’amministrazione Radice. Serve trasparenza, serve confronto, serve un metodo che rimetta al centro la città e chi ci lavora ogni giorno. In questo modo si mettono in difficoltà cittadini in cerca di una casa, proprietari, professionisti, imprese, artigiani e tutto l’indotto che storicamente genera lavoro e ricchezza per la città.
Carolina Toia – Lista Toia Sindaco
Brumana (Patto Civico): «Bocciato dalla Soprintendenza il piano di Radice & C. per la Manifattura»
