BUSTO ARSIZIO – Lavorava come operaia all’ex Calzaturificio Borri e, con il nome di battaglia “Valeria Spina”, organizzò i primi gruppi di donne impegnate nella Resistenza: Giannina Chiapparelli, nata e vissuta a Busto Arsizio e scomparsa nel 1999, è stata ufficialmente candidata dalla giunta comunale per il bando “L’Italia delle donne, Avviso pubblico per l’individuazione di figure femminili da promuovere a livello nazionale e locale”, varato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una proposta avanzata dall’assessore alle politiche educative e alle pari opportunità Chiara Colombo, approvata dalla giunta Antonelli nella seduta di oggi, 6 novembre.
La biografia
La biografia di Giannina Chiapparelli, staffetta partigiana che prese parte alla guerra di Liberazione tra il 1944 e il 1945, appare azzeccata per un’iniziativa di respiro nazionale. L’avviso pubblico, infatti, intende valorizzare biografie di figure femminili italiane o straniere non viventi, che si siano distinte nei campi delle lettere (“Donne di penna”), delle arti teatrali e cinematografiche (“Donne di scena”) e dell’impegno civico e istituzionale (“Donne delle istituzioni”), valorizzando l’identità dei territori e le memorie locali. Giannina Chiapparelli, bustocca “doc” e scomparsa esattamente 25 anni fa, promosse e diede il suo fondamentale contributo alla costituzione dei Gruppi di Difesa della Donna a Busto Arsizio nel periodo della Resistenza e della lotta di Liberazione.
Chi era
Con il suo nome di battaglia “Valeria Spina”, l’operaia del Borri ebbe il compito di organizzare i primi gruppi delle donne impegnate nella lotta partigiana nella sua città. «Le donne sentirono il bisogno di riunirsi – la testimonianza che Giannina Chiapparelli rilasciò al periodico dell’amministrazione comunale di Busto Arsizio nel 1995 – tra la fine del ’43 e gli inizi del ’44, dopo avere preso contatti con Milano, in tutte le fabbriche di Busto si costituirono i gruppi in difesa della donna. Non c’era colore politico, ma solo antifascismo, desiderio di essere rispettate, di affermare i propri diritti, e tanta sete di libertà. C’era compattezza e unità. Dopo la Liberazione, ognuna fece le sue scelte, ma in quel momento si era un corpo unico, ciascuna pronta a sacrificarsi per l’altra. C’era soprattutto solidarietà, al di là delle preferenze politiche. Le donne di Busto sono state splendide, un vero aiuto per la Resistenza».
Guerra e nazifascismo svelati da Natale Perin, staffetta partigiana di Gorla Minore
