L’ombra delle tangenti anche sulla frana di Somma Lombardo

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SOMMA LOMBARDO – Il sistema feudale di Nino Caianiello, in carcere da martedì scorso con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione e  altri gravissimi reati contro la pubblica amministrazione, era dilagato anche nella città di Somma Lombardo. A rivelarlo agli inquirenti è l’ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta, che ha patteggiato a 4 anni per corruzione, concussione e abuso d’ufficio. Proprio nel periodo in cui finì dietro le sbarre, ovvero da maggio 2017 fino all’agosto successivo, decise di vuotare il sacco. Era un fedelissimo del mullah e del sua entourage, ma sentendosi abbandonato collaborò con la giustizia. In tre interrogatori successivi al suo arresto, fece molti nomi e raccontò diversi fatti. Tra questi uno riguarda un progetto legato alla frana di Somma Lombardo.

La frana e Paperino

«Caianiello – racconta Rivolta al magistrato – è considerato una macchina politica.  A lui si rivolgono tutti, sapendo di poter ottenere quello che vogliono. Quando gli studi legali, i geometri, i geologi,  o altri professionisti ricevono un incarico da parte di un Comune, sanno che è una scelta che proviene da Caianiello». A domanda precisa del pm (Quindi sanno che devono dare in cambio qualcosa?), lui risponde in modo affermativo. E tra i professionisti “reclutati” dal mullah, Rivolta cita Paperino, soprannome dell’ingegnere piemontese che aveva avuto un incarico dal Comune di Somma Lombardo nel 2013 per lo studio della frana: «Parliamo di un incarico con un importo di spesa ad euro 300.000 ed aveva difficoltà ad elargire a Caianiello parte della provvigione, credo 15.000 euro. Inizialmente io ho origliato la loro conversazione e successivamente lui mi ha coinvolto nella vicenda per spiegare a Caianiello che non poteva pagarlo su una fattura emessa da una società avente un codice attività differente».

La galassia di Caianiello

Naturalmente al momento queste sono soltanto dichiarazioni di Rivolta (contenute nel fascicolo giudiziario “Mensa dei poveri”) al vaglio della magistratura per stabilirne la veridicità. Ma che Caianiello e il suo gruppo avessero messo gli occhi su Somma è un dato di fatto. Del resto c’è stato un momento in cui sia il suo braccio destro, Alessandro Petrone, sia quello sinistro, Alberto Bilardo (entrambi arrestati insieme al mullah), ricoprivano ruoli apicali all’interno del Comune. Il primo come dirigente, addirittura promosso negli ultimi mesi del centrodestra al governo della città (fino a giugno 2015) al di sopra delle posizioni organizzative, il secondo come assessore all’Urbanistica. Senza poi contare che il leader indiscusso di Forza Italia a Somma Lombardo era Marcello Pedroni, ai domiciliari da martedì. Proprio in quel periodo il Partito democratico cominciò a notare delle stranezze. Una di questa la denunciò il consigliere comunale Francesco Calò nella seduta di settembre 2015, quando nel frattempo il centrosinistra aveva conquistato Palazzo Viani Visconti: «Qualcuno della vecchia maggioranza mi deve spiegare quale sia stata l’urgenza e l’impellenza l’11 di giugno, a tre giorni dal ballottaggio, di assegnare un incarico esterno da 12.100 euro per il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione lavori per una gara aggiudicata provvisoriamente e che ancora oggi non è stata aggiudicata in maniera definitiva. Singolare tra l’altro che se metto il nome della persona in Google trovo che sia un consigliere di Forza Italia a Samarate». I berlusconiani subirono in silenzio gli attacchi di Calò.

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