Rapinatore ucciso a Lonate, il terzo uomo non parla davanti al Gip

LONATE POZZOLO – Si è avvalso della facoltà di non rispondere Paolo Tonapam, il 46enne arrestato mercoledì scorso per la drammatica tentata rapina ai danni di Jonathan Rivolta consumatasi il 14 gennaio di quest’anno a Lonate Pozzolo e costata la vita a Adamo Massa.

Ha scelto il silenzio

Il 46enne è considerato dagli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore di Busto Nadia Calcaterra, il palo della banda che quella mattina prese di mira la casa di Rivolta per un furto probabilmente credendo che l’abitazione fosse vuota. Tonapam, di etnia Sinti così come Massa e il figlio Rayan, 18 anni, costituitosi il 4 febbraio per lo stesso colpo dopo che gli investigatori lo avevano già individuato, è comparso davanti al Gip di Torino assistito dall’avvocato Antonio Piro, scegliendo il silenzio. 

Secondo quanto ricostruito  Adamo Massa, vistosi scoperto dal padrone dell’abitazione presa di mira per un furto e creduta vuota dai malviventi, avrebbe aggredito Rivolta che, con in un mano un coltello per difendersi ha colpito con due fendenti Massa padre durante una colluttazione. Poi la fuga con il ferito in auto abbandonato dai complici davanti all’ospedale di Magenta dove è deceduto poco dopo. Rivolta non è mai stato – e non lo è tuttora – indagato. Nel fascicolo aperto per tentata rapina il 33enne lonatese ricercatore universitario compare come parte offesa. L’ipotesi della legittima difesa avrebbe infatti retto ai primi riscontri, all’autopsia e alla perizia cinematica disposta dall’autorità giudiziaria.

Palo e autista

Per gli inquirenti, arrivati al 46enne grazie alle indagini certosine svolte anche attraverso il vaglio dei filmati delle telecamere, Tanapam era al volante della Bmw con targhe clonate utilizzata anche per la fuga sino a Magenta e sarebbe rimasto all’esterno dell’abitazione con il ruolo, appunto, di palo.

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