Castiglioni, il medico della Pro Patria: “Lascio, protocolli Covid insostenibili”

Luca Castiglioni Pro Patria
Luca Castiglioni

BUSTO ARSIZIO – La partita che domenica 18 ottobre la Pro Patria giocherà a Meda contro il Renate potrebbe essere l’ultima in biancoblù di Luca Castiglioni, lo “storico” medico dei tigrotti. Nel giorno dell’atteso rientro in panchina del tecnico Ivan Javorcic, lo stimato dottore bustocco si appresta a chiudere la sua esperienza in biancoblù: “E’ stata una scelta difficilissima da prendere, ma estremamente ponderata. Sono al seguito della Pro Patria dal 1987, ma adesso è arrivato davvero il momento di dire basta: i protocolli Covid per la serie C sono davvero inapplicabili. E come medico societario, e soprattutto responsabile sanitario, ho deciso di rassegnare le dimissioni.

Da Cecotti a Olbia

Sono arrivato alla Pro Patria due mesi dopo la tragica scomparsa di Andrea Cecotti nell’allora 1987: ai tempi eravamo addirittura in quattro medici (Brazzoli, Besnati e Ballarati) a occuparci dei giocatori della prima squadra e dei tanti ragazzi delle giovanili. Dopo la vittoria ad Olbia dello scorso 7 ottobre mi sono definitivamente convinto“.

Tante parole, pochi fatti

Durante il lockdown, il presidente di LegaPro Ghirelli aveva convocato una conference-call con tutti i 60 medici della categoria per affrontare e gestire l’emergenza Covid: avevamo finalmente affrontato con serietà e professionalità il ruolo del medico specialista sportivo, troppo spesso derubricato ad un’appendice necessaria, senza essere adeguatamente valorizzato e senza godere della dovuta importanza. Si era parlato dei protocolli, identici a quelli in uso in serie A, definiti da tutti infattibili per le realtà di serie C: complicati dal punto di vista organizzativo, esorbitanti dal punto di vista economico (30mila euro al mese – ndr), ma soprattutto inapplicabili dal punto di vista sanitario. Tante belle parole, condivise e condivisibili, ma poi alla ripartenza di play off e play out tutto è rimasto come prima. Avremmo dovuto dimetterci tutti, ed invece lo farò probabilmente solo io“.

I primi positivi

I primi casi di positività in casa Pro Patria hanno purtroppo confermato quello che temevo: la gestione dei tamponi, nel rapporto fra le tempistiche previste dai protocolli e quelle dei laboratori di analisi per avere gli esiti, è impraticabile. Alla Pro Patria, pur avendo avuto pochi casi (quello noto riguarda Javorcic – ndr), abbiamo dovuto fare i salti mortali per rispettare il timing delle 48 ore. Ma come responsabile sanitario, peraltro anche penalmente responsabile di fronte ai controlli della Procura, non posso che farmi da parte, anche perché come medico di base devo pensare anche ai miei pazienti. E un caso di quarantena in ambito calcistico rischierebbe di procurarmi riflessi anche nel mio lavoro ordinario” .

E la Pro Patria

Nella mia scelta c’entra fino ad un certo punto la Pro Patria: è un problema più grande, specie per una società di serie C. Turotti mi ha espresso tutto il suo dispiacere. Io stesso mi sono impegnato ad aiutarlo nel cercare un sostituto, ma la ricerca di uno specialista in medicina sportiva è ancora in corso. Le mie dimissioni risalgono al 15 ottobre: domenica sarò ancora in panchina a Meda, ma la decisione è presa“.

Quanti ricordi

In tutti questi anni ne ho viste davvero tante: dai giocatori che ne avevano sempre una (i cosiddetti malati immaginari), a quelli che non ho mai visto una volta in infermeria. Ho avuto modo di conoscere tante belle persone, in campo e fuori: presidenti e allenatori compresi (dico Petenà e Cusatis per fare dei nomi, ma mi starò sicuramente dimenticando di tanti altri). L’infortunio che non dimenticherò mai è invece quello invece di Giannascoli: lussazione della gamba sul ginocchio, con tanto di riduzione in campo: per quell’incidente andammo addirittura in Francia (in macchina con Granato) dal famoso ortopedico francese Chambat. Mi viene in mente anche un episodio curioso: in un Pro Patria-Monza ai tempi di Vavassori fui espulso dall’arbitro per eccesso di esultanza: “Mi guardò in faccia e mi disse vada fuori, ma resti lì sul cancello”. Ero l’unico medico presente”.

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Luca Castiglioni Pro Patria – MALPENSA 24