SOMMA LOMBARDO – Le recenti dichiarazioni dell’assessore Donata Valenti sulle ipotesi per il futuro delle scuole materne di Somma Lombardo hanno suscitato «una forte ondata di indignazione e delusione nella frazione di Maddalena». A parlare è la capogruppo della Lega Mariangela Aguzzi Casagrande, unica rappresentante della frazione in consiglio comunale. L’idea di sacrificare la scuola materna locale per salvare una classe al Galli, l’asilo del centro città, viene vista non come una soluzione, ma «come un colpo fatale a una comunità che si sente già dimenticata e privata di servizi essenziali».
Funzione vitale
La narrazione che circola suggerisce che chiudere l’asilo di Maddalena sarebbe meno problematico per la ricollocazione dei bambini, dato il numero inferiore di iscritti. Ma per i residenti, e in particolare per il consigliere comunale della Lega, questo approccio «ignora completamente il valore sociale e la funzione vitale che la scuola ricopre in un contesto come Maddalena». E spiega: «Non siamo d’accordo. Chiudere l’asilo di Maddalena in cambio di chiudere solo un’aula altrove è inaccettabile», facendosi portavoce del malcontento generale. La comunità di Maddalena, una frazione che conta circa 800 persone, si sente da tempo isolata, priva di mezzi di trasporto pubblici adeguati e con una storia recente di chiusure dolorose. «Ci hanno chiuso le scuole qualche anno fa», ricorda Casagrande. «Ora preferiscono chiudere una scuola intera, che poi non riapriranno più, piuttosto che un’aula, che c’è la possibilità di riaprirla».
Percezione di irrevocabilità
Questa percezione di irrevocabilità è un punto cruciale: la chiusura di un intero plesso scolastico è vista come una decisione definitiva che condannerebbe la frazione, mentre la perdita di una singola aula altrove lascerebbe margini per una futura riapertura. La preoccupazione più grande è che la chiusura dell’asilo significhi la «morte» della frazione stessa. «Chiaramente – prosegue la capogruppo leghista – la frazione di Maddalena muore perché toglie tutti i servizi a una popolazione di 800 persone». La scuola materna non è solo un servizio educativo: è un punto di riferimento sociale, un catalizzatore per nuove famiglie e un simbolo di vitalità per il territorio. «In un contesto geografico così strategico, vicino a Malpensa, la delusione è ancora più forte. Molti ritengono che, invece di tagliare, si dovrebbe incentivare i lavoratori della zona ad usufruire dei servizi locali, creando un circolo virtuoso. La promessa di “agevolare in tutti i modi” il ricollocamento dei bambini, pur apprezzabile a livello logistico, non compensa la perdita irreparabile per il tessuto sociale di Maddalena».
Semplicemente vergognoso
La delusione è profonda e personale. «Sono mamma e nonna e sono cresciuta qui», confessa Aguzzi Casagrande, esprimendo il sentimento di una generazione che ha visto la propria comunità lentamente erodersi. «E’semplicemente vergognoso. Farò di tutto per capire se ci sono altre soluzioni da mettere in campo, perché ho le possibilità date dal ruolo che ricopro». La complessità della situazione è però evidente: «Sono ben consapevole che non può essere un fatto politico, ma solo amministrativo, perché le direttive di riduzione dei costi non sono di carattere locale, ma addirittura sovraregionale».
Questa consapevolezza implica anche che, pur trovando una soluzione ora, il problema potrebbe ripresentarsi negli anni successivi a causa delle tendenze demografiche e delle direttive superiori. Nonostante queste difficoltà strutturali, l’impegno verso la comunità rimane prioritario. «Tuttavia, i cittadini mi chiedono un supporto e, come concittadina, non posso esimermi dal provare a dare un contributo», afferma la Consigliera. E conclude: «L’articolo dell’assessore, lungi dal rassicurare, ha acuito la sensazione che non si stiano cercando vere alternative, ma piuttosto si stia optando per la soluzione più “comoda” sulla carta, senza considerare il costo umano e sociale per una frazione che lotta per non scomparire. Maddalena chiede a gran voce che la sua scuola non sia ridotta a un mero numero su un bilancio, ma sia riconosciuta come il cuore pulsante di una comunità che merita attenzione e investimenti per il suo futuro».
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