Malpensa, a Milano i soldi e al territorio i disagi

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Sono poco meno di cento milioni di euro. E’ il dividendo prodotto da Sea, la società che gestisce Linate e Malpensa, l’anno scorso. Una somma che non richiede aggettivi per essere commentata, che dimostra le capacità manageriali dei vertici societari e, al tempo stesso, lo sviluppo registrato in primo luogo dallo scalo della brughiera. Soldi che finiranno dritti dritti nelle casse degli azionisti, a cominciare dal Comune di Milano che detiene la maggioranza delle azioni e, grazie a Sea, alimenta le sue finanze.

Nulla di strano, se non fosse che al territorio non arrivano neanche le briciole. Per dirla in un altro modo, ai Comuni di Malpensa, Palazzo Marino fa il classico gesto dell’ombrello. Manco a dire che gli effetti indotti della presenza di un aeroporto internazionale – ci riferiamo a Malpensa, evidentemente – sono quelli che sono. Posti di lavoro, certo, maggior benessere ma anche e soprattutto oneri e disagi. Attorno ai quali si è disquisito e si disquisisce senza soluzione di continuità. E senza cavare un ragno dal buco, a tutti i livelli. Qualche tempo fa, il Cuv, cioè il consorzio dei nove Comuni di sedime, mise nero su bianco la richiesta di godere almeno di una mancia, sottratta agli utili, per intervenire sulle manutenzioni stradali o, più semplicemente, per le compensazioni ambientali o per garantire servizi più efficienti ai cittadini. La risposta fu negativa: gli utili sono dei loro legittimi destinatari, voi arrangiatevi. Del resto, Malpensa è l’aeroporto di Milano, ospitato in provincia di Varese, ma questo non fa alcuna differenza. Anzi, è un valido motivo per considerarci una colonia.

Il disinteresse appare diffuso. Prendiamo gli introiti per la tassa d’imbarco: finiscono in altre tasche, che ne beneficiano per volere governativo, in spregio persino alle norme. Al territorio arrivano irrisorie percentuali rispetto al dovuto, più o meno un’elemosina. E l’Iresa, la tassa sul rumore? In Campania e in Lazio funziona, in Lombardia venne sospesa perché Malpensa era in crisi. E oggi che lo scalo brucia ogni record rimane comunque inapplicata.

Questo è, questo tocca al Gallaratese e non solo. Eppure i problemi sono sotto gli occhi di tutti. Basti pensare alla superstrada 336, arteria ad alto rischio di incidenti, dal futuro nerissimo guardando a ciò che le potrebbe accadere tra qualche mese, quando Linate chiuderà per lavori e la sua attività graverà in toto su Malpensa. Le preoccupazioni di oggi (pensiamo al caos parcheggi) sono legittime, ma non sembra che le autorità competenti ne facciano una priorità. Potremmo continuare con il cahier de doléances, ma sarebbe pleonastico: tutti sanno quali e quanti sono i nodi da affrontare e risolvere. E allora, c’è da domandarsi se la soddisfazione per i risultati economici di Sea possa essere considerata in relazione alle esigenze del territorio, che nell’uovo di Pasqua trova i problemi di sempre, pronti a moltiplicarsi a breve. Nessuna sorpresa, tanta amarezza.

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