Stalking ai Limido, chiesti 5 anni e 7 mesi per Manfrinati. Danni per 150mila euro

Nella foto il pubblico ministero Maria Claudia Contini

VARESE – Il pubblico ministero Maria Claudia Contini ha chiesto oggi, mercoledì 9 aprile, una condanna a 5 anni e 7 mesi per Marco Manfrinati, l’ex avvocato 40enne di Busto Arsizio a processo per stalking davanti al giudice del tribunale di Varese Luciano Luccarelli nei confronti dell’ex moglie Lavinia Limido e dell’ex suocera Marta Criscuolo.

L’ansia e la paura

Ieri lo stesso Manfrinati è stato rinviato a giudizio per l’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e il tentato omicidio dell’ex moglie avvenuto il 6 maggio 2024 in via Menotti a Varese. Gli atti persecutori di cui Manfrinati risponde oggi sono antecedenti il massacro del maggio scorso. Manfrinati ha accusato l’ex moglie e i Limido di avergli sottratto il figlio minore. Di averlo messo sotto pressione, in qualche modo di averlo provocato. L’ex moglie era fuggita da casa nel luglio 2022 per paura del 40enne portando con sè il figlio piccolo.

Il Pm ha bypassato la linea difensiva con una semplice domanda: «In quale punto il codice penale giustifica le condotte tenute dal Manfrinati, tali da ingenerare paura nella famiglia Limido tanto da cambiarne le abitudini e farli vivere in un costante stato d’ansia, a fronte della scocciatura di vedersi impedire le visite al figlio?».

Chiesti danni per 150mila euro

«L’imputato non ha fatto altro che calunniare le vittime nel corso della sua testimonianza – ha aggiunto l’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti E non ha negato, se non con qualche puntualizzazione, i fatti che gli vengono contestati. Manfrinati ha assunto un investigatore facendo un autogol, perché l’investigatore ha testimoniato in quest’aula che Lavinia non usciva mai da sola di casa. Era sempre scortata. Manfrinati sostiene che Lavinia si è inventata tutto perché aveva un amante. E’ falso. Se fosse stato così Lavinia sarebbe uscita di casa e dal lavoro sempre scortata? Lavinia ha avuto paura sin da subito. E con lei la sua famiglia e quanto accaduto il 6 maggio deve essere tenuto in considerazione. Finisca la narrazione che vede Manfrinati come vittima. Le vittime sono altre». L’avvocato Ambrosetti ha quindi chiesto un risarcimento pari a 150mila euro immediatamente eseguibile.

Manfrinati va assolto

Nella sua lunga discussione l’avvocato Fabrizio Busignani, difensore di Manfrinati, ha ripercorso l’intero processo. Chiara la linea difensiva: la famiglia Limido pianificò la sottrazione del figlio minore impedendo all’imputato di vedere il bambino anche quando non c’erano provvedimenti che glielo impedissero. Busignani, e lo stesso Manfrinati durante il suo esame, avevano già ripercorso i punti toccati oggi dal difensore: Lavinia Limido non era una donna maltrattata o spaventata (Busignani ha citato numerosi messaggi di insulto che l’ex moglie ha rivolto nei mesi a Manfrinati sottolineando che quello non era il comportamento di una donna terrorizzata) e Manfrinati «che deve essere assolto» non ha perseguitato lei o i suoi famigliari cercando solo di esercitare il suo diritto dovere di essere padre. Diritto dovere di cui «è stato privato. Così come ne è stato privato il bambino», ha detto il legale. «Manfrinati non minaccia mai la moglie – ha aggiunto il difensore – Negli atti non c’è prova di quello che le hanno raccontato – ha detto Buisgnani rivolgendosi al giudice – Al contrario le abbiamo fornito le prove che le accuse, supportate da testimonianze discutibili, non sono vere. Sta a lei ora la scelta di stabilire se il 6 maggio cancella tutto oppure no». L’udienza è stata aggiornata al 26 maggio per repliche e dispositivo.

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