Metalmeccanica: a Varese l’export cresce del 13,7% con elettronica e aerospaziale

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VARESE – A Varese l’export cresce del 13,7%, grazie a elettronica e settore aerospaziale, un dato locale migliore rispetto al trend nazionale del 3,8%. È quanto è emerso dall’indagine congiunturale relativa al primo semestre 2018 svolta da Federmeccanica sulle proprie imprese associate, i cui risultati sono stati diffusi oggi, martedì 25 settembre.

Meglio del trend nazionale

Quella che caratterizza l’industria metalmeccanica italiana è “una fase moderatamente espansiva”, ma con previsioni “all’insegna di un rallentamento”. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, la produzione metalmeccanica ha registrato complessivamente un incremento del 4,6% rispetto al 2017 ma i volumi realizzati risultano ancora inferiori del 22,1% rispetto al periodo pre-recessione (primo trimestre del 2008). A correre di più sono stati i comparti della meccanica strumentale (+5,8%) e della produzione di macchine e apparecchi elettrici (+5,9%). Sono andati bene anche i prodotti di metallo (+4,4%), mentre negli autoveicoli e nella metallurgia si sono avuti incrementi più contenuti.
Per quanto riguarda invece il commercio internazionale, nel periodo gennaio-giugno 2018 le esportazioni italiane del settore hanno raggiunto quota 113 miliardi di euro, con una crescita del 3,8%. Un andamento, quello positivo sui mercati esteri, che sta contraddistinguendo anche le performance dell’industria metalmeccanica varesina. Con una differenza: il dato locale segna un balzo in avanti a doppia cifra percentuale. Nello stesso periodo dell’anno, ossia nel primo semestre, le aziende della provincia del settore, hanno infatti messo a segno un incremento dell’export del 13,7% rispetto ai primi sei mesi del 2017. In valori assoluti si parla di oltre 3,3 miliardi di euro. A livello di singoli comparti le migliori prestazioni sono state quelle dei computer e prodotti di elettronica con il +11,4%, degli altri mezzi di trasporto (sinonimo per la provincia di Varese, più che altro, di aerospazio) con il +63%, dei prodotti della metallurgia col +5,7%, degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi con il +3,4%. Rallentano, invece, i macchinari e le apparecchiature: -1,9%.

Sul futuro pesa l’incertezza dei dazi

Guardando invece ai mercati di riferimento, quelli dove le aziende varesine sono più radicate sono Polonia (che ha quadruplicato congiunturalmente i valori grazie a delle importanti e recenti commesse aerospaziali), Germania (+2,6%), Francia (+2,7%), Regno Unito (+7,3%) e Usa (+7,4%). Risultati, però, che non devono far cullare nessuno sugli allori. Le politiche commerciali statunitensi preoccupano sempre di più gli imprenditori metalmeccanici varesini. Si teme un rallentamento delle capacità di crescita sui mercati esteri, tanto che nell’ultima rilevazione dell’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese il 69,6% delle imprese del settore ha dichiarato di aspettarsi ordinativi esteri stabili. Giovanni Berutti, presidente del Gruppo merceologico “Meccaniche” dell’Unione Industriali, ha commentato: «La competitività del Paese passa anche attraverso azioni coordinate a livello europeo, nazionale e locale. Serve un’Europa forte e sempre più unita che consenta ai singoli Paesi di far fronte alle tensioni commerciali del mercato globale, che tra l’altro producono una grande volatilità (al rialzo) dei prezzi delle materie prime. Nelle vicende relative ai dazi, ad esempio, è necessario attivare tutti i canali (politici, diplomatici, commerciali) per superare una fase che può avere ripercussioni molto serie per i singoli Paesi e le loro aziende. Oggi come non mai è necessario puntare su ciò che unisce, piuttosto che su ciò che divide». Gli sguardi degli imprenditori non sono rivolti solo a Bruxelles, ma anche a Roma dove si stanno decidendo i contenuti della prossima Legge di Bilancio. A dar voce alle priorità dell’industria del settore in provincia di Varese è Dario Gioria, presidente del Gruppo merceologico “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie” dell’Unione Industriali: «Il tema della produttività è sempre più centrale e attorno a esso deve ruotare tutto, compresi i salari. Il collegamento tra salari e produttività deve essere rafforzato e incentivato attraverso la detassazione e la decontribuzione di qualsiasi forma di retribuzione variabile, legata cioè ai risultati aziendali». Senza dimenticare le politiche per implementare l’industria 4.0 nel Paese: «I finanziamenti degli investimenti funzionali a Industry 4.0 (compresa la formazione) devono diventare strutturali ed essere rafforzati», sostiene Gioria.

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