Settore metalmeccanico, a Varese per le donne salari più bassi e più part time

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La presentazione della ricerca nella sede della Cgil di Varese

VARESE – Le donne sono pagate di meno degli uomini e mediamente lavorano anche meno ore, a causa di una percentuale più alta di contratti part time. Sono i due aspetti principali che emergono da uno studio realizzato dalla Fiom Cgil di Varese sulle differenze tra metalmeccaniche e metalmeccanici sul territorio. I dati sono relativi al 2023 e costituiscono l’aggiornamento di una precedente ricerca che era riferita al 2021.

Il campione

Sono stati analizzati i rapporti di 61 imprese con 11.987 addetti, a cui si aggiungono quelli relativi ai tre grandi gruppi nazionali Beko, Bticino e Leonardo (che hanno circa 10mila dipendenti in provincia di Varese su 38.500 in Italia). Si tratta pertanto di dati parziali rispetto alla consistenza del settore metalmeccanico in provincia di Varese, che occupa circa 43mila addetti in base ai dati di Confindustria, e anche rispetto alla tipologia di imprese, perché i rapporti su cui si è svolta l’indagine sono prodotti dalle aziende con oltre 50 addetti. Pur non essendo esaustivi si tratta però di dati rilevanti per la dimensione dell’indagine (poco meno del 50% degli addetti) e la qualità delle imprese coinvolte (molte tra le più rilevanti).

Un lavoratore su cinque è donna

Nelle aziende metalmeccaniche analizzate le donne sono circa il 20% degli occupati. L’occupazione con contratto part time è fortemente polarizzata per genere: riguarda poco meno del 14% delle donne occupate nelle aziende analizzate (l’11,6% nei tre grandi gruppi) e l’1,4% degli uomini (0,3%). Chiara la polarizzazione di genere anche nell’uso dei congedi di maternità/paternità e parentali: le donne che li usano sono il 9,6% circa delle occupate, gli uomini il 3,6% (nei gruppi rispettivamente 13,3% e 4,2%). Lo smart working consolida la sua diffusione dopo la fine della pandemia: riguarda il 24% degli addetti totali (circa il 53% nei tre gruppi nazionali) e circa un terzo delle donne (circa il 63% nei gruppi). Lo straordinario è limitato e prevalentemente maschile: 68 ore annue pro capite gli uomini e 23 le donne (rispettivamente 48 e 38 nei gruppi). Le ore effettive lavorate annue sono 1.581 per gli uomini e 1.461 per le donne. È evidente che le ore lavorate dalle donne sono meno a causa della maggiore diffusione del part time.

La differenza di salario

Dallo studio emerge che le donne sono pagate meno degli uomini. Le differenze permangono tra chi ricopre un ruolo direttivo – 18% tra i dirigenti e 15% tra i quadri – e salgono al 23% tra gli impiegati e al 25% tra gli operai. Nei tre gruppi nazionali le differenze retributive tra uomini e donne sono marcate in tutte le qualifiche professionali (33% tra gli operai, 14% per gli impiegati e 16,5% per i dirigenti) con una minore incidenza tra i quadri (11%). Le retribuzioni delle operaie dei grandi gruppi sono più alte di quelle delle altre aziende (26.000 rispetto a 24.000), ma il differenziale rispetto a quelle degli operai uomini è maggiore perché nei gruppi gli operai maschi arrivano a una media di 39.000 euro lordi, con livelli particolarmente elevati in Leonardo dove le operaie sono solo il 3%, mentre nelle altre aziende le retribuzioni medie degli operai maschi si collocano sui 32.000.

Le conclusioni

I superminimi individuali sono molto diversificati tra donne e uomini (il rapporto è del 62% a sfavore delle prime, con poco più di 3800 euro a fronte di poco più di 6000). Insieme alla forte caratterizzazione femminile del part time, la distribuzione unilaterale del salario da parte delle aziende risulta uno dei motivi principali del differenziale di paga sfavorevole alle donne. Come nella precedente, anche in questa indagine “meritocrazia” e “pari opportunità” si confermano in contraddizione tra loro. La distribuzione dei superminimi in base al genere è decisamente meno sperequata nei grandi gruppi, con un 5% di divario a sfavore delle donne (6150 Euro lordi annui circa contro 6480). È plausibile che lo squilibrio di genere possa essere stato contenuto per effetto di scelte di gestione delle singole grandi imprese.

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