Nuova condanna per Baby Gang, 2 anni e 8 mesi per la pistola in hotel

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Il trapper Baby Gang

MILANO – Nuova condanna per Zaccaria Mouhib, meglio conosciuto come Baby Gang, che al settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano ha ricevuto una sentenza a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Il verdetto, emesso dalla Gup di Milano con rito abbreviato, riguarda la detenzione di una pistola semiautomatica clandestina trovata dai carabinieri lo scorso settembre, in un albergo milanese. L’arma, con matricola abrasa, era stata trovata nascosta in un porta tovaglioli all’interno della stanza dove il trapper 24enne riposava dopo un’esibizione. Durante le fasi processuali, la difesa ha sostenuto che il giovane portasse con sé la pistola per timore di subire rapine.

La storia giudiziaria del trapper

Questa decisione si inserisce in un quadro legale particolarmente articolato che ha accompagnato l’ascesa discografica dell’artista di Lecco. Attualmente Mouhib sta infatti già scontando in affidamento ai servizi sociali una condanna definitiva a 2 anni e 9 mesi per la sparatoria avvenuta nel luglio 2022 nei pressi di corso Como, nel cuore della movida milanese. Sebbene la sua storia giudiziaria sia costellata da provvedimenti restrittivi, come diversi Daspo urbani e periodi di sorveglianza speciale motivati dalle autorità con la sua pericolosità sociale, il percorso processuale ha visto anche momenti di segno opposto. Nell’ottobre 2024, ad esempio, la Corte d’Appello di Milano aveva ribaltato una precedente condanna a quasi cinque anni, assolvendo il trapper dalle accuse di rapina per alcuni episodi risalenti al 2021 per insufficienza di prove.

Nuova condanna

Oltre a questi fascicoli principali, il nome di Baby Gang è apparso recentemente anche in un’indagine della Procura di Catania legata a comunicazioni indebite dal carcere, per una videochiamata effettuata durante un live a un collega detenuto. Nonostante l’accumularsi di questi procedimenti, il trapper ha approfittato della sentenza odierna per ribadire la sua volontà di interrompere i trascorsi con la giustizia, dichiarando di volersi occupare esclusivamente della propria carriera musicale. Al momento resta comunque sottoposto al regime dei domiciliari per la vicenda della pistola, condizione che lo obbliga a richiedere specifiche autorizzazioni ai magistrati per ogni spostamento legato a registrazioni in studio o concerti.

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