MONZA – Il Tribunale di Monza ha aperto le sue porte a un processo che scava nelle fondamenta della ginnastica ritmica d’eccellenza, mettendo sotto la lente d’ingrandimento il confine tra disciplina e sopruso. Emanuela Maccarani, ex dg della Nazionale di ritmica e figura di spicco dell’Accademia di Desio, in provincia di Monza, accusata di maltrattamenti aggravati sulle ginnaste ha affrontato oggi la prima udienza dibattimentale assistita dai suoi legali Federico Cecconi e Danila De Domenico. Si è trattato di un’udienza per lo più tecnica, per la definizione delle liste dei testimoni e la calendarizzazione delle udienze. Maccarani, che ha rinunciato al rito abbreviato per poter portare in aula le testimonianze, è apparsa serena e si è ribadita fiduciosa su un prossimo “esame di realtà”.
L’inchiesta
L’accusa delinea un contesto in cui la dedizione totale richiesta per le competizioni internazionali si sarebbe trasformata in un sistema chiuso, capace di condizionare l’integrità psicologica delle giovani ginnaste. Anna Basta e Nina Corradini, insieme a Beatrice Tornatore e Francesca Mayer, porteranno in aula la loro esperienza, che hanno denunciato essere stata carica di pressioni legate al peso e alla performance. In Tribunale sfileranno decine di testimoni, da ex vertici federali come Gherardo Tecchi fino a consulenti medici e psicologi, chiamati a distinguere il rigore agonistico dal maltrattamento. Esclusa dalla costituzione di parte civile, per un vizio formale, l’associazione ChangeTheGame (che è ammessa al processo quale parte offesa).
