BUSTO ARSIZIO – Dalla movida rumorosa in centro all’illuminazione insufficiente sulle strade: il primo consiglio comunale dopo l’estate entra a gamba tesa su temi da campagna elettorale ma a prevalere è soprattutto la confusione. Con la maggioranza che finisce per parlare in libertà, il sindaco Emanuele Antonelli che prova a mettere tutti in riga e il “vannacciano” Max Rogora che alla fine monopolizza la seduta con le sue interrogazioni e si prende ancora una volta la ribalta, come già nell’ultima seduta prima della pausa. «Me l’aspettavo dalla sinistra un’interrogazione sui locali che fanno rumore» lo bacchetta Antonelli.
La seduta
«È come Zelig ma non si paga il biglietto». Il commento di uno dei (pochi) cittadini nel pubblico che è rimasto fino a fine seduta. La ripartenza dopo la pausa estiva dell’attività del consiglio comunale è all’insegna delle interrogazioni, che aprono le porte ad un dibattito a volte senza limiti né filtri, costringendo a rimandare alla prossima occasione l’attesa discussione su Busto co-capoluogo di Provincia. Si inizia con il via libera all’unanimità sul cambio di denominazione della commissione servizi sociali, che aggiunge la competenza sulla “lotta alla violenza sulle donne” proposta dalla Lega, e poi è l’interrogazione di Max Rogora sui locali che disturbano la quiete pubblica del centro a prendersi la scena con una lunga – e talvolta fuori tema – discussione.
Il caso dei “fracassoni”
Il futurista Rogora contesta che nel centro città «ci sono due locali che sono delle discoteche all’aperto, chiediamo solo che non esagerino, nessuno vuole bloccare gli eventi». E se l’assessore al marketing Matteo Sabba smentisce, mentre la delegata alla sicurezza Claudia Cozzi ricorda l’introduzione di «una o due pattuglie in più della polizia locale per la notte bianca e i giovedì», è il sindaco Emanuele Antonelli ad alzare un muro contro Rogora. «Me la aspettavo dalla sinistra questa interrogazione – attacca il primo cittadino – con gli eventi abbiamo avuto risultati strabilianti negli ultimi anni, migliaia di persone che partecipano. Ci sono bar che sforano, e allora? Sappiamo che non abbiamo personale per controllare alle 2 di notte. E sono stufo di tutti gli esposti di chi abita in piazza San Giovanni e in piazza Santa Maria. Se così non va bene allora lasciamo andare i ragazzi a divertirsi Milano perché sforiamo di mezz’ora la musica? Io non ho dubbi di andare avanti così senza se e senza ma». Anche la leghista Isabella Tovaglieri ironizza sul vannacciano Rogora: «Un tempo la ricordavo più flessibile, si è conformato ai ranghi militareschi».
Movida estiva a Busto, la denuncia di Max Rogora: «Troppo rumore, crea disagi»
Area feste, che fine ha fatto?
Poi è il capogruppo del PD Maurizio Maggioni a introdurre l’altra annosa questione delle «feste continuative al Museo del Tessile» che «arrecano disturbo ai residenti». Ma l’assessore Sabba risponde indirettamente anche ai firmatari della petizione sulle feste al Tessile: «Spostarle non si può perché ad oggi non c’è un’area feste, ma anche per una motivazione “politica”: distoglierebbe gli eventi dal centro dove creano indotto». L’esempio è Bustofolk, che in zona industriale sarebbe «sacrificato». E se Tovaglieri invoca «un’area feste per gli eventi anche oltre la mezzanotte», qui però è Francesco Attolini (FdI) a rivendicare di aver fondato il primo comitato contro le feste al Tessile: «L’area feste sarebbe da riprendere in considerazione, era nel programma elettorale 2016». Fulminato dal sindaco Antonelli: «Sempre fatti personali, ognuno pensa al suo giardinetto». La discussione deraglia, con Max Rogora che difende la sua interrogazione («non è cattiva») e al sindaco risponde che «magari non le funzionava l’apparecchio acustico», mentre Attolini si becca un mini-boato di contestazione dall’aula quando dice che «al Tessile le feste diurne come la Tre Valli e la Busto Scopello vanno bene». Al che è il sindaco, del suo stesso partito, a chiudere con l’ironia: «Tenetevi pronti a fare interrogazione sulla Corsa della Bianca Garavaglia e sulla Tre Valli che bloccano il traffico». Il Pd però non ci sta: «Il rispetto delle regole non vale solo per gli immigrati» fa notare Paolo Pedotti in risposta alla giunta che minimizza.
«Busto buia? Percezione»
Altro giro sull’illuminazione, annosa questione che torna in sala esagonale stavolta su input del centrosinistra. Il sindaco Antonelli ribadisce l’esito negativo del test di “dimmerazione” fatto in primavera e difende la scelta di investire sull’aumento dei lampioni invece che su una maggiore intensità dei Led installati da A2A: «Prima sembrava che ci fosse più illuminazione perché i lampioni sparavano in alto, oggi però quelli sono vietati». Il segretario Dem Pedotti però segnala «almeno nove vie poco illuminate o completamente buie. Molino, Manara, Rodari, sottopasso Sant’Anna, Fiume, Varese, Tagliamento, Powell». E se il capogruppo di FdI Paolo Geminiani ribatte che «anche Salisburgo è buia», tra le fila della maggioranza si fa strada la richiesta di Isabella Tovaglieri (Lega) di fare «uno sforzo in più, perché i tempi sono cambiati e l’illuminazione fa deterrenza contro la criminosità». L’europarlamentare ricorda che «quando furono installati i lampioni della Coop sembrava che facessero molta luce», ma il sindaco risponde così: «Abito lì, purtroppo… – rivela Antonelli – è vero, ma sono gli stessi lampioni che ci sono oggi dappertutto. È percezione». L’ultimo sketch è di Max Rogora, che al sindaco dice: «Lei è come il generale Vannacci, non abbandona i suoi uomini. Io dei tecnici non mi fido, ma lei li difende. Non so se si chiamano Stevie Wonder e Ray Charles, ma Legnano e Gallarate sembrano più illuminate».
Il test sull’illuminazione fa flop: ora Busto chiederà più lampioni e non più intensità
