NOVARA – Nel sottobosco dello spaccio a Novara tutti lo conoscono come “Minur”, il minore. E una ragione c’è: Mohamed Atman, il 36enne finito in carcere con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Kamal Kharbouch, ha cominciato la sua carriera criminale da giovanissimo. A 19 anni era già in carcere per rapina, perché a Misano Adriatico aveva razziato i cellulari di due ragazzi minorenni minacciandoli con un coltello alla gola. E da allora, una sequenza di piccoli e grandi reati, dall’estorsione – come quella perpetrata ai danni di un tossicodipendente a Novara, che otto anni fa gli fruttò una condanna a due anni – fino alla resistenza a pubblico ufficiale, solo qualche giorno prima dell’assassinio di via Gnifetti.
Ha guidato l’aggressione
Proprio per quel reato di resistenza, “Minur” aveva rimediato la misura cautelare dell’obbligo di firma e ogni giorno si recava in questura. Anche per questo motivo, gli agenti della Mobile lo hanno subito riconosciuto nelle immagini del circuito di videosorveglianza: era lui che guidava l’aggressione ai danni del ventenne marocchino. Un’ipotesi che è stata anche confermata dalle diverse testimonianze raccolte dalla Polizia nel corso delle intense indagini seguite alla nottata di sangue del 28 agosto.
È sparito, poi si è ripresentato
Atman, per la verità dopo i fatti di via Gnifetti era sparito dalla circolazione, contravvenendo all’obbligo di firma. Poi, lunedì 1 settembre, si è ripresentato. «Forse – ha spiegato ai cronisti la dirigente della Mobile Fabiana Melfi – aveva capito che si stava stringendo il cerchio attorno a lui, e qualcuno gli ha anche consigliato di farsi vedere». Proprio in Questura gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Niccolò Bencini su richiesta del pm Alessia Careri. Atman è residente a Cerano, ma domiciliato a Novara. Già mercoledì è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia e, assistito dall’avvocato Stefano Allegra, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Ettore Colli Vignarelli
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