Opere d’arte e piante da frutto in ufficio: si svela Campus Reti. Eccellenza di Busto

BUSTO ARSIZIO – È la prima azienda di Busto Arsizio a quotarsi in borsa, ma la sua stessa sede, che è anche una vera e propria galleria d’arte, è un laboratorio di futuro e innovazione. Reti Spa, grazie al B.A. Film Festival, ha aperto al pubblico le porte del suo innovativo Campus all’ex cotonificio Venzaghi. Dove sulle pareti ci sono circa 200 opere d’arte contemporanea della collezione privata (in tutto 300 pezzi) di Bruno Paneghini, il titolare dell’attività, e della moglie. Una parte di questo patrimonio è stata mostrata nel corso dei due turni di visite guidate che hanno anticipato l’appuntamento del BAFF nel Campus Reti di questa sera, 3 aprile, con il concerto di Alessandro Solbiati.

L’azienda

Reti Spa è «un system integrator – come spiega il suo titolare Bruno Paneghini – ovvero un grande direttore d’orchestra di tutta la tecnologia digitale». Nata più di vent’anni fa, l’azienda oggi conta circa 400 dipendenti – che crescono ad un tasso di circa il 10% all’anno e hanno appena 30 anni di età media – e da qualche anno ha trasferito la propria sede in sette edifici dell’ex complesso industriale Venzaghi di Busto, nel quadrilatero tra via Mazzini, via Dante e via Cairoli, a due passi dal centro storico. Partendo dall’acquisizione della villa, che apparteneva alla famiglia Grampa, Paneghini è arrivato a coprire 20mila metri quadrati di spazi.

Molto più di una riconversione

Il Campus Reti non è solo un esempio virtuoso di recupero di un ex edificio industriale, un cotonificio che un secolo fa dava lavoro a mille persone. L’azienda di Bruno Paneghini ha voluto dare a questa «sede-laboratorio» un’impronta unica all’insegna dell’arte, del design e della sostenibilità. Con la consulenza di un artista come Jorrit Tornquist, «l’uomo che vernicia le ciminiere – lo definisce così Paneghini – per questo siamo riusciti a portarlo a Busto».

Alle pareti opere d’arte, negli uffici oggetti di design («le aziende ci danno i loro prodotti da testare»), ma anche filari di agrumi e piante da frutta in vaso, un progetto che ha visto la consulenza di uno degli agronomi del Bosco Verticale e che è stato ingegnerizzato in modo da monitorare la vita delle piante e produrre frutta, da cui si ricavano anche marmellate e gelati. E all’interno del Campus ci sono anche le aule di ITS Incom, la realtà formativa post-diploma nata nell’ambito dell’ITE Tosi. «Perché il nostro personale vogliamo costruirlo noi, e non andarlo a rubare alla concorrenza».

La visita guidata

Nella sorprendente “galleria d’arte” mostrata nel tour per il BAFF ci sono opere di artisti di Busto, come gli Urban Solid, o legati alla città, come Paolo Scirpa, autore del “Ludoscopio”, che ha insegnato a Busto Arsizio. E opere “site specific” come quella di Mr Wany, alias Andrea Sergio, che ha disegnato un treno in corsa (Malpensa Express, visto che la stazione Nord è dietro l’angolo) in un corridoio, o come il tavolo disegnato da Maurizio Cattelan e modificato per adattarsi alle esigenze degli uffici. E poi una collezione che va dal “Mark Rothko italiano” Salvatore Emblema alla giovane artista (Antonella Zazzera) che «tesse i fili di rame come fossero tappeti», e che è il frutto di dieci anni di passione per l’arte di Paneghini e consorte, tra fiere, aste e mostre in giro per il mondo. Senza un vero focus, se non quello del destino: «Alle aste non siamo noi a decidere cosa acquistare – ammette l’imprenditore – io dico sempre che è il quadro a scegliere noi».

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