BUSTO ARSIZIO – Di doman non v’è certezza… ma la Pro Patria e il suo popolo non vogliono certo arrendersi.
Non vogliamo certo scomodare il Magnifico, ma dopo la dissennata cessione del pacchetto di maggioranza del club di via Ca’ Bianca e la brusca accoglienza riservata allo “Speroni” da un gruppo di tifosi al nuovo proprietario Giancarlo Travagin (poi recatosi al pronto soccorso di Busto), c’è un punto fermo che he deve diventare la priorità: l’iscrizione della squadra al prossimo campionato di Serie D, da perfezionare tassativamente entro il 10 luglio.
Travagin
Nonostante la dura reazione “di pancia” all’inospitale accoglienza ricevuta, tanto da minacciare o far temere la non iscrizione della Pro Patria, il nuovo proprietario del pacchetto di maggioranza del club tigrotto, Giancarlo Travagin, sa bene come gira il mondo. E sa soprattutto che, dopo l’esborso dei 350mila euro per rilevare la società a Patrizia Testa, non iscrivere la squadra sarebbe controproducente per i propri interessi presenti e futuri. Visti i tempi ristretti, il week-end sarà comunque decisivo per capire le reali intenzioni di Travagin: se metterà insieme una squadra (si parla dell’ex Orlando Urbano come direttore generale, ma altri nomi bollono in pentola) si andrà in una direzione, diversamente tutte le porte (anche quelle di Palazzo Gilardoni) restano aperte. Anche per un ripensamento dell’ultima ora, seppur al momento improbabile.
Bassi e Zema
Nonostante il naufragare (altro che il dolce naufragare di Leopardi…) dell’infinita trattativa per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza del club (non entriamo nei motivi: per questo ci sarà tempo…) il manager Luca Bassi e l’avvocato Rosanna Zema restano (per fortuna) gli attori principali sulla scena biancoblù con un credito – e al tempo stesso un debito – verso la piazza. La loro bustocchità e tigrottità non è in discussione: nonostante qualche inciampo d’inesperienza (il calcio è davvero un mondo a sé, con dinamiche diverse), la Pro Patria la vogliono davvero portare a casa: prima o dopo, adesso non conta quasi più.
E il gruppo di lavoro che avevano messo in piedi, e che stava di fatto già lavorando (basti pensare alla nomina di Giovanditti), era lì a testimoniarlo.
La politica
Palazzo Gilardoni, che aveva ben visto (per non dire benedetto) il possibile accordo con la Varesina prima che gli eventi precipitassero inaspettamente, segue con attenzione e preoccupazione la vicenda Pro Patria. Pur non avendo possibilità di intervento diretto in vicende private, tutta la politica – maggioranza in primis – sa che Busto Arsizio non si può presentare alle prossime elezioni senza la Pro Patria.
La massoneria bustocca
La massoneria bustocca, termine simpaticamente coniato da alcuni tifosi, è già al lavoro, seppur sotto traccia: così almeno si vocifera in città. Nonostante alcune mosse poche strategiche, che hanno portato a questa situazione d’emergenza, la vecchia guardia – che ha sempre voluto bene alla Pro Patria – sembrerebbe pronta a muovere le proprie pedine per scongiurare almeno la non iscrizione e poi lavorare – lontano dai riflettori – ad una mediazione per il passaggio di quote.
Gorrasi e la Famiglia Di Caro
In questo quadro tutto in divenire, con tanti aspetti ancora da decifrare e comprendere, il ritorno sulla scena sportiva-politica bustocca/tigrotta di Carmine Gorrasi è sicuramente l’elemento di maggior novità. Dopo aver tentato – ai tempi non maturi del Busto 81 – la scalata alla Pro Patria al fianco di Gigi Galli & C, l’avvocato bustocco stavolta è tornato in campo con un progetto avveniristico, per non dire visionario, riuscendo a coinvolgere la Varesina della famiglia Di Caro. Tutto sembrava pronto ad un accordo che avrebbe probabilmente cambiato la storia della Pro Patria, ma sul più bello qualcosa è andato storto. Inutile ora ritornare sui motivi della mancata fumata bianca, ma da quanto filtra il canale con la famiglia Di Caro del noto raviolificio “Scoiattolo” è, o meglio sarebbe, ancora attivo. A tal punto che al famoso incontro istituzionale tenutosi nella Città Giardino, la posizione di un membro della famiglia Di Caro – così dicono i ben informati… – sarebbe stata chiara ed inequivocabile nei confronti di Busto. Insomma meglio avere anche un piano B, con la B stavolta maiuscola.
I tifosi: la piazza è viva
Ultimi, ma non certo per importanza, ci sono i tifosi. La piazza biancoblù, ancora una volta, ha dimostrato di essere viva. Pur condannando ovviamente eventuali eccessi, la tifoseria – come sempre avvenuto nei momenti di emergenza – ha saputo ancora una volta compattarsi, facendo sentire la propria voce e facendo rumore. Un rumore che deve tenere sempre alta l’attenzione sulla Pro Patria: un club destinato evidentemente sempre a soffrire, ma mai a morire.
Con l’augurio che vada a finire così anche stavolta…
Pro Patria, alta tensione allo “Speroni”: dura contestazione a Travagin
