Riparte la guerra al Covid nell’ASST Valle Olona: riconvocata l’unità di crisi

BUSTO ARSIZIO – In questo momento sono una decina i pazienti Covid ricoverati negli ospedali dell’ASST Valle Olona, ma con la ripresa dei contagi anche l’azienda sanitaria del Sud della Provincia di Varese sta rialzando lo scudo anti-Covid. Il direttore generale dell’ASST Eugenio Porfido, che ha partecipato questa mattina, 26 settembre, al convegno della Fondazione Carnaghi Brusatori ai Molini Marzoli, annuncia ai medici presenti che ha già «riconvocato l’unità di crisi» sul Covid. Non si è mai abbassato lo “scudo”, ma i prossimi mesi, con il periodo dell’influenza stagionale, potrebbero rimettere sotto pressione il sistema sanitario.

Ospedale e territorio

Ed è proprio per questo che la Fondazione CB ha radunato a Busto i due mondi della medicina ospedaliera e della medicina del territorio (medici di medicina generale e pediatri di libera scelta) in una tavola rotonda che ha analizzato tutte le sfumature dell’esperienza della pandemia, per prevenire le insidie dei prossimi mesi.  «Ci attendono tempi non facili» ammette il presidente della Fondazione Paolo Genoni. E un appello a «tenere alta l’attenzione» arriva da Marino Corio, medico di base bustocco che ha raccontato la sua esperienza di paziente Covid.

La risposta dell’ospedale

La nuova ondata, temuta da tutti, «si manifesterà in sovrapposizione all’influenza stagionale, dato che i sintomi sono simili – sottolinea il dg Porfido – con una ripresa degli accessi al Pronto Soccorso e con una verosimile riproposizione del virus in occasione dal cambio delle condizioni climatiche». Negli ospedali la risposta sarà in linea con quella già testata nel corso della “prima ondata”: «Manterremo questa situazione, con le diverse vocazioni degli ospedali, implementando la diagnostica – annuncia il numero uno dell’ASST Valle Olona – nel frattempo stiamo terminando l’elaborazione del piano di risposta pandemica e di ripristino».

«Il ritorno alla normalità? Lontano»

Su questo aspetto, Eugenio Porfido ci tiene a chiarire che «ripristino significa riprendere l’operatività, non il ritorno alla normalità.  Nella medicina di catastrofe il ripristino richiede almeno due o tre volte il tempo dell’accadimento, per il ritorno alla normalità ci potrebbero volere anni. Ed è un tema che dovremo affrontare non solo nel mondo scientifico. Non torneremo al passato, dovremo cominciare ad abituarci. Anche ad indossare le mascherine».

L’appello dal territorio

«Ci attende un periodo complicato, anche perché le armi terapeutiche sono ancora poche – ammette Paolo Genoni, presidente della Fondazione Scuola di Medicina Carnaghi Brusatori – per affrontarlo serve un’alleanza tra il territorio e l’ospedale, per collaborare insieme. E le istituzioni devono aiutare i medici con una regia di coordinamento. È fondamentale rafforzare la rete territoriale e investire sulla medicina di territorio, con interlocutori facili da raggiungere». Perché è vero che «abbiamo imparato tante cose rispetto a marzo», ma ancora si può fare di più: «Abbiamo tante idee – sostiene Genoni, che è medico di medicina generale, alla luce del confronto ai Molini Marzoli – abbiamo bisogno innanzitutto che si semplifichino le linee guida per l’accesso alla diagnostica, soprattutto in fase di prevenzione».

L’esperienza e la lezione del Covid: medici a confronto in un convegno a Busto

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