BUSTO ARSIZIO – «PER? Non un nuovo partito, ce ne sono già troppi, ma un’associazione che alle elezioni europee si presenterà con Azione» L’onorevole Ettore Rosato, da Busto Arsizio, presenta così i Popolari Europeisti Riformatori, la nuova creatura politica fondata insieme all’ex ministro Elena Bonetti (assente giustificata all’ultimo). PER da oggi, 18 dicembre, si è federata con Libertas, l’associazione bustocca che si rifà allo scudocrociato e che esprime il consigliere comunale Marco Lanza, capogruppo della Lista Antonelli.
L’intervista
PER guarda ad un’area moderata capace di «rompere il bipolarismo», ma con il naufragio del progetto di aggregazione del Terzo Polo Rosato e Bonetti hanno lasciato Italia Viva: Siccome ho intestato le maggiori responsabilità a Renzi, perché ero seduto là – spiega l’ex vicepresidente della Camera – ho scelto un’altra strada perché credo nel Terzo Polo, non in quanto tale, ma che sia un grande partito plurale che abbia capacità di raccolta di contributi diversi». Sul fatto che il riferimento possa essere ancora Mario Draghi, Rosato va cauto: «Chiunque lo tiri per la giacchetta non gli fa un favore. È un riferimento dal punto di vista culturale, mettiamola così, in particolare per il metodo di mettere insieme invece che cercare le occasioni per dividere».
La prospettiva
E mettere insieme è proprio uno degli obiettivi di PER: «Lo sforzo di unità non è sufficiente ma ci vuole credibilità, non si possono mettere insieme cose non coerenti – sostiene Ettore Rosato – noi faremo una lista federata con Azione e lavoriamo per aggregare +Europa e altre esperienze associative. Pensiamo sia una strada che ci porterà a risultato più che soddisfacente, e con un messaggio più coerente». Del resto, PER punta ad andare oltre al bipolarismo: «In trent’anni siamo passati da Prodi e Berlusconi che si scontravano per conquistare il centro a Meloni e Conte che cercano di radicalizzare lo scontro agli estremi, il che si è trasformato in un grandissimo astensionismo». Escluso anche lo sguardo a sinistra: «Non staremo né con Conte né con Schlein ma con un’operazione che tende a mettere insieme, e lavorando per una riforma elettorale che faciliti e non impedisca soluzioni come quella di Draghi che con altri sistemi non sarebbero maistate possibili. Pensiamo non sia una battaglia minoritaria nel Paese».
