Torna il Festival dei Mezaràt: le opere di Fo in scena a Sangiano, Luino e Leggiuno

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VARESE – Dopo il successo della prima edizione del 2024 torna il Festival dei Mezaràt, manifestazione che celebra l’opera e la figura di Dario Fo, uno dei più grandi protagonisti del teatro italiano e mondiale, e di Franca Rame, sua compagna di vita e di arte. Come ha spiegato Serena Nardi, direttore artistico, quest’anno con “Coppia aperta, quasi spalancata” ospiterà «l’esperimento» di una regia corale che coinvolgerà gli allievi di Giorni Dispari, «per restituire l’opera alla contemporaneità e cogliere gli aspetti più profondi di un testo incredibile». Il programma della rassegna, che si terrà in vari Comuni della provincia di Varese, è stato illustrato a Villa Recalcati oggi, lunedì 28 aprile, alla presenza di Mattea Fo, presidente della Fondazione Fo Rame, dell’attore Mario Pirovano, interprete, traduttore e «memoria storica» dell’attività teatrale della coppia, nonché di Enrico Bianchi e Matteo Marchesi, sindaci rispettivamente di Luino e Sangiano.

«Tanti piccoli passi per portare avanti la memoria»

La manifestazione, ideata e curata da Nardi, si propone di valorizzare il patrimonio culturale e teatrale del territorio rafforzando il legame tra la figura di Fo e i suoi luoghi natali. Tra le iniziative spiccano l’intitolazione della piazza di Sangiano e del Teatro Sociale di Luino a lui e Franca Rame, segni tangibili di un legame profondo tra l’arte teatrale e la comunità locale. «Continuiamo il percorso iniziato nel 2024», ha dichiarato Mattea Fo, «la cosa più importante è proprio la presenza di un punto fermo». Come dimostrano le dediche di piazza e teatro, si tratta di «tanti piccoli passi per portare avanti la memoria nei territori che hanno visto crescere Dario Fo, soprattutto alla luce del fatto che nel 2026 saranno cento anni dalla sua nascita. Inoltre l’esperimento che tocca sia il teatro che la cinematografia contemporanea mostrano un filo rosso da cui partire per scoprire che cos’è la coppia oggi». «Un microcosmo – ha osservato Nardi sull’opera – dove due persone sono tutti noi. Ogni volta che si approfondisce “Coppia libera, quasi spalancata” si trovano sempre nuovi significati, tematiche profonde che in qualche modo ci riguardano tutti: è stata un esperienza formativa».

«Il turismo cerca luoghi con un’identità forte»

Gli appuntamenti proposti spazieranno da spettacoli teatrali a letture, passando per proiezioni e incontri pubblici, nei luoghi strettamente legati al vissuto di Fo. Per Marchesi «intitolare la piazza di Sangiano a due figure che hanno fatto la storia del teatro e dell’impegno civile è stato un gesto naturale e necessario, per riconoscere il profondo legame tra il nostro territorio». Come ha aggiunto il consigliere provinciale alla Cultura, che ha sottolineato l’importanza dell’incontro con Bent Holm, «il Festival dei Mezaràt è un progetto culturale che unisce le persone, stimola la riflessione e valorizza l’identità di una comunità che vuole crescere attraverso la cultura. È una cosa bella che si sia creato questo team di lavoro, così crescono le relazioni. Quando nasce un percorso nascono anche le squadre».
L’auspicio di Bianchi è che «il numero degli stemmi si estenda oltre a quelli rappresentati nel manifesto. Non condivido le posizioni politiche di Fo ma era geniale e, se non se ne riconosce il genio viene meno questa operazione culturale. Matteo ha dato il la con l’intitolazione della piazza, mi sembrava normale dedicare la nostra sala a chi ha fatto del teatro la propria vita. Oltre alle nostre bellezze come laghi, monti e boschi bisogna parlare delle attività culturali, perché i turisti vanno a cercare i luoghi che abbiano un’identità forte, e noi possiamo vantare anche autori come Sereni e Chiara. Insomma, c’è una questione territoriale che va riconsiderata, un territorio che va vissuto; in questo senso spero che si aggiunga anche Varese. Oltre ai tanti comici che ha avuto Luino, le opere di Fo hanno sempre dato la sensazione di una vita sul lago».

La ricerca storica

«C’è sempre un inizio in tutte le cose»: così Pirovano sulla necessità di passare il testimone, raccontando diversi aneddoti della sua vita con Fo. A partire dall’improvvisa telefonata di complimenti, che lo raggiunse nel 2019 mentre era a Cesenatico, da parte di Francis Ford Coppola per il libro “Il paese dei Mezaràt”, o dai visti più volte negati per l’ingresso negli Stati Uniti, per arrivare poi a Boston all’invito a teatro per Reagan: «È un altro collega, fatelo entrare». Ed è stato «il primo attore italiano a mettere in scena la scoperta dell’America» in “Isabella, tre caravelle e un cacciaballe” e poi “Johan Padan”. Senza dimenticare le ampie ricerche storiche compiute – «Voi non avete idea dei testi che ha trovato» – con figure come Cabeza de Vaca, Bartolomé de Las Casas o Hans Staden per riferimento».
Marchesi ha infine ricordato l’ingresso gratuito previsto per tutti gli eventi, per il valore pubblico dell’iniziativa: «In questo momento, in cui ogni messaggio passa come un fulmine, in ambito culturale è importante fare ciò che si ha voglia fare e trasmetterlo al territorio con l’offerta più alto livello possibile, che sia in grado di attirare attenzione anche all’estero: in questo senso abbiamo già creato un po’ di movimento». Qui di seguito gli eventi in programma:

Sabato 10 maggio, 18.30, Sangiano, piazza Dario Fo e Franca Rame
“Il paese dei mezaràt” di Dario Fo,
letture musicali tratte dal libro autobiografico con Stefano Orlandi e Fazio Armellini

Domenica 11 maggio, 21.00, Luino, Teatro Dario Fo e Franca Rame
“Joan Padan a la descoverta de le Americhe” di Dario Fo,
spettacolo teatrale con Mario Pirovano

Sabato 17 maggio, 11.00, Sangiano, piazza Dario Fo e Franca Rame
Incontro con Bent Holm, storico del teatro e traduttore dei testi di Dario Fo e Franca Rame, seguirà aperitivo

Mercoledì 28 maggio, 21.00, Leggiuno, Teatro Domus
“Coppia aperta, quasi spalancata” di Franca Rame e Dario Fo, spettacolo teatrale di Giorni Dispari Teatro

Venerdì 4 luglio, 21.00, Sangiano, piazza Dario Fo e Franca Rame
Proiezione del film “Coppia aperta, quasi spalancata”, regia di Federica di Giacomo tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di Franca Rame e Dario Fo

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