Sanità regionale, tensione anche nel centrodestra: Monti (Lega) critica Gallera

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Emanuele Monti e Giulio Gallera

Emanuele Monti, varesino, presidente leghista della commissione regionale Sanità: tira una brutta aria attorno alla sanità lombarda. Che  ne dice?
“Diciamo che il coronavirus è stato per il settore sanitario come per le banche una sorta di stress test. Ha fatto emergere i punti di forza e i punti di debolezza. Poi c’è una parte politica che fa emergere solo le debolezze, amplificandole”.

Quali sono i punti di forza?
“Di sicuro la rete ospedaliera. A differenza di Spagna, Francia e Stati Uniti, nazioni che investono più di noi nella sanità e che hanno dovuto scegliere chi curare e chi lasciare andare, in Lombardia abbiamo curato tutti”.

E le debolezze, forse il numero delle vittime?
“Sulle vittime non dobbiamo dimenticare che siamo stati investiti da un’onda pazzesca, come tutti sanno e come non è accaduto altrove. Di debolezze possiamo parlare in relazione al rapporto tra i cittadini e la medicina del territorio. E’ da lì che dobbiamo ripartire”.

Medicina territoriale da rivedere, dunque. Un po’come dire che la riforma della sanità firmata dalla giunta Maroni è risultata inefficace nell’emergenza. Monti, è così?
“Gran parte di quella riforma, cioè la legge 23, ha portato benefici al sistema regionale lombardo, al quale si rivolgono ogni anno, visto le sue eccellenze, decine di migliaia di persone provenienti da altre regioni. Detto questo, alcune parti della legge 23 non sono state affrontate in modo soddisfacente in questi cinque anni. Ragion per cui vanno sistemate”.

E’ per questo motivi che avete rinviato in commissione l’approvazione del piano sociosanitario?
“Innanzitutto non c’è urgenza di avere un indirizzo sanitario per i prossimi dieci anni in quanto non c’è ancora un piano sanitario nazionale. In secondo luogo, la legge 23 scade ad agosto. Legge che andrà confermata ma con alcune modifiche, Dopo di che possiamo approvare indirizzi di lungo periodo. Indirizzi che sarebbe risultato bizzarro anticipare nell’attuale scenario. Del resto, la richiesta di sospendere l’approvazione arriva da tutte le forze politiche”.

Se non ci fosse stata l’epidemia sarebbe accaduta la stessa cosa, cioè avreste rinviato?
“Difficile a dirsi. L’assessorato al Welfare avrebbe potuto prendersi più tempo e porsi l’interrogativo di quali elementi della 23 sarebbero stati da aggiornare. Secondo il mio parere, il piano sociosanitario licenziato dalla giunta di Palazzo Lombardia fin da novembre avrebbe meritato un ripensamento da parte dell’assessore Giulio Gallera. Il Covid ha soltanto evidenziato alcuni aspetti già critici, come la presa in carico dei pazienti cronici, che non è mai decollata. Non lo dico io, ma i numeri”.

Il forzista Giulio Gallera è nell’occhio del ciclone. Monti, lei sembra schierarsi con chi lo contesta. Ci sbagliamo?
“Sono convinto che bisognava modificare alcuni ingranaggi della legge 23 ancora prima che scoppiasse l’epidemia da Covid. Attenzione, non sono però quegli ingranaggi che avrebbero salvato vite. Le anomalie di cui parlo sono di altro livello, sono relative al territorio, non riguardano il tema dell’emergenza/urgenza come qualche sciacallo del Pd vorrerre far credere, addebitando ad Attilio Fontana colpe che non può avere, col risultato che oggi il presidente è costretto a girare con la scorta. Il problema è da riferire altrove”.

Ci dica dove, nelle dimissioni dell’assessore ancora prima dell’annunciato rimpasto di luglio?
“Mi lasci dire che condannare Gallera alle dimissioni non sarebbe una soluzione per nessuno. Non possiamo disconoscere i risultati che ha ottenuto. Ma allo stesso modo dobbiamo sottolineare le sue responsabilità sui mancati obiettivi che sono indicati nella legge di riforma della sanità. Torniamo alla presa in carico della cronicità: su tre milioni di ammalati cronici ne sono sinora stati considerati trecentomila, un numero troppo esiguo rispetto agli obiettivi”.

A proposito di obiettivi, attorno ai tamponi c’è chi vi critica in modo feroce.
“Sulla questione dei tamponi credo che il grande assente sia stato il governo nazionale. L’emergenza è a carico dello Stato. Quindi, era ed è dovere dello Stato garantire l’acquisto e l’erogazione degli stessi. Poi, per chiarezza, proprio la Lombardia ha comperato e eseguito il maggior numero di tamponi a livello regionale. Insomma, ha fatto di più e meglio di qualsiasi altra regione”.

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