Schiranna, Afghanistan da sold out. Astuti (Pd): «In Lombardia attesi 750 rifugiati»

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VARESE – È stata una serata da tutto esaurito quella a cui ha dato vita la cena benefica con piatti tradizionali dell’Afghanistan che ieri, sabato 11 settembre, ha radunato duecentocinquanta persone all’area feste della Schiranna. «Un risultato superiore alle aspettative, che abbiamo ottenuto grazie alle Acli, al Pd e all’Associazione Culturale Afghana», ha dichiarato Dario Cecchin, presidente del Circolo Acli Varese Centro e tra gli organizzatori dell’evento. «Un’iniziativa realizzata da persone in sintonia: buone relazioni portano buone cose. Pd e Acli hanno alla loro base gli stessi forti valori e ciò permette di fare tanto».

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La rete per l’accoglienza

Samuele Astuti, consigliere Pd della Lombardia, ha lodato il successo dell’iniziativa, «un’occasione per dare un contributo, e metterci la faccia per fare qualcosa di diverso. Ho saputo dal senatore Alfieri che nella nostra regione ospiteremo 750 afgani. Dopo la prima accoglienza a opera dei prefetti, la seconda sarà affidata ai progetti Sprar: quando ero sindaco sono stato uno dei primi ad attivarli e per chi accoglie sono momenti che offrono un dono grandissimo. Ora che l’ambasciata italiana dell’Afghanistan si è spostata a Doha, il nodo da sciogliere sono gli accordi con i Paesi limitrofi e l’impegno del governo è in questa direzione».
Mentre la vicesegretaria provinciale Alice Bernardoni ha ricordato l’impegno del Partito Democratico riguardo all’emergenza umanitaria, il segretario Giovanni Corbo ha richiamato l’attenzione su quello dei suoi sindaci e amministratori locali: «Ci stiamo coordinando per creare una rete per i rifugiati: per i primi settanta a Varese è già pronta un’accoglienza degna, decorosa e importante. A fronte di ciò che sta succedendo in Afghanistan c’è una grande solidarietà, testimoniata non solo a livello economico, ma anche affettivo».

«Non si può credere ai talebani»

Francesca Ciappina, consigliere comunale di Varese, ha espresso la sua vicinanza al popolo dell’Afghanistan, e in particolare alle sue donne: «Le ultime notizie che arrivano sono tragiche: non ce ne sono nel governo talebano, ci sarà una regressione. Oltre a creare cordoni umanitari dobbiamo far sì che non cali l’attenzione su ciò che sta succedendo».
La cena – ha spiegato a inizio serata Cecchin – è stata organizzata dagli afgani “fortunati” in Italia per aiutare i connazionali “meno fortunati”; Ilaha Mezaary, presidente dell’Associazione Culturale Afghana, ha però ricordato che «questo non è solo un evento per raccogliere fondi per persone bisognose in un Paese dove ha preso piede un regime tirannico. Vuole anche essere un incontro tra due culture».
«Sono arrivato qui quattordici anni fa», ha raccontato Mehdi Etimadi. «Il mio grazie, oltre alle persone che hanno organizzato questa serata, va all’Italia che mi ha accolto. Tanti amici mi hanno chiesto come è stato possibile che un esercito di 300mila uomini cedesse di fronte a 60mila soldati avversari armati solo di moto e kalashnikov. Il fatto è che l’amministrazione Ghani era molto corrotta e ha così lasciato il potere in mano ai talebani. Ho vissuto il loro primo governo dal 1996 al 2001: non sono credibili. La mia richiesta all’Italia è che non riconosca questo gruppo integralista».

Profughi e accoglienza, il Pd organizza alla Schiranna una cena afgana benefica

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