Se a trottare sono i somari

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di Gian Franco Bottini

Il bar è “bel fresco” e gli Umarells vi stazionano volentieri in questi giorni di calura, alla faccia dell’acida barista che si sforza di far loro capire che con un caffè a testa non si può pensare di occupare un paio di tavolini per una intera mattinata. Non si può dire che la discussione languisca, ma sicuramente è meno vivace di altri momenti; con queste temperature gli argomenti vengono buttati lì e lì restano sospesi , senza un gran dibattito.

Quando siamo arrivati noi , questa mattina, la Veneta (unico Umarel /donna del gruppo) pareva piuttosto arrabbiata. Stava recriminando qualcosa circa la “testa” di una sua nipote e sul fatto che la rivoluzione sessuale femminile, alla quale lei stessa aveva partecipato da femminista della prima ora, era stata un grande imbroglio che “aveva tolto alle donne anche la poesia della prima notte di nozze”. Una frase un po’ criptica ma non banale, che in altri tempi avrebbe dato luogo ad un acceso dibattito fra gli Umarells ma che in quel momento lasciava silenziosamente indifferenti i maschi presenti , con le camicie sbottonate e i loro occhi bovinamente persi nel vuoto.

Solo l’Avvocato, rialzando la testa dal giornale nel quale era stato fino a quel momento immerso, era riuscito svegliare l’ambiente con le sue improvvise invettive verso “una Giustizia ipocrita” .Poi, a proposito di ipocrisia, aveva temuto di aver un po’ esagerato e aveva creduto conveniente chiarire che lui si riferiva unicamente alla vicenda del sindaco di Milano. “Prima lo accusano di qualcosa di scorretto su un appalto per Expo, con una pena di un anno abbondante; poi gli dimezzano la pena perché, se anche fosse, la trasgressione aveva una “rilevante finalità sociale”( si trattava di fare o meno Expò; vedi un po’ tu!); poi la pena viene tramutata in una multa di 45.000 euro (!)
che però viene sospesa . Come dire: abbiamo scherzato, ma facciamo finta di no! Pretendiamo dagli arbitri di calcio la famosa uniformità di giudizio, figuriamoci se non dobbiamo pretenderla anche dai giudici; va a finire che si dovrà mettere la Var anche nei tribunali!”

Con questa ironica conclusione l’Avvocato aveva terminato la sua arringa , e aveva dato la stura ad una serie di recriminazioni sui fatti giudiziari del momento ( Comandante Carola compresa) , con il risultato di evidenziare quanto l’apparato giudiziario sia al momento poco apprezzato dalla gente dei bar. Quella gente che piace tanto al Salvini il quale, a detta del Sempreverde, è oggi il bersaglio preferito dei
Magistrati .E per sottolineare il suo pensiero il dichiarato leghista aveva così sentenziato: “El gh’aveva resun el Bossi quand el diseva che la giustizia la và e la vègn, cume la pel del….” e si era interrotto essendosi accorto della presenza di una signora.

C’era stato un momento di trattenuti sorrisi, poi una voce dal fondo era perentoriamente scattata :”pirla!” E non si era capito se l’epiteto fosse un amichevole rimbrotto rivolto al Sempreverde o un aiuto alla conclusione del suo pensiero rimasto in sospeso. Il Professore, che fino a quel momento aveva stranamente taciuto, cercando di togliere tutti dall’imbarazzo causato dal poco fine intervento del Sempreverde, aveva cambiato repentinamente discorso. Aveva ripreso il suo argomento preferito sulla confusione in corso nell’amministrazione di Busto e, dimostrando di essersi ben documentato, aveva portato un nuovo interessante contributo alla discussione : “Non so se avete notato che nelle ultime elezioni ,laddove si votava contemporaneamente per le “europee” e per le “comunali” ,quando i partiti si presentavano con i propri simboli hanno quasi ovunque ottenuto nelle seconde molti meno voti di quelli ottenuti nelle prime, a favore di liste civiche anche se magari coalizzate con i partiti stessi. Questo significa che la gente comincia a fare una netta distinzione fra le problematiche prettamente politiche e quelle amministrative e significa anche che quando si parla di gestire i problemi delle loro città gli elettori privilegiano le persone che, libere da condizionamenti esterni, hanno come priorità gli interessi specifici della propria comunità.

Per me il futuro delle nostre città sta proprio in questa collaborazione fra i partiti, che hanno un ruolo indispensabile in una democrazia, e le forze civiche, che possono essere più facilmente vicine ai cittadini e alle loro necessità. Ma non si può negare che per realizzare ciò le difficoltà pratiche ci sono. Le prime vengono dai partiti stessi che devono entrare nell’ottica di fare qualche passo indietro rispetto “ ai posti in prima fila” frutto di annose consuetudini; i partiti devono poi accettare la “diversità” delle liste civiche, rispettando la loro trasparente composizione senza cercare di inquinarle per creare delle loro “sottomarche”, buone solo per gabbare gli elettori.

Ma le difficoltà più grandi vengono dalla evidente scarsa disponibilità di cittadini di buona volontà e capacità ad impegnarsi nella cosa pubblica. Una scarsa disponibilità sempre più accentuata per la generalizzata sfiducia nella cosi detta “politica” e testimoniata dall’alta percentuale di assenteismo nelle ultime tornate elettorali. Se a questo aggiungiamo episodi sconcertanti come quello segnalato dall’Avvocato e che fanno dire anche ai più predisposti all’impegno :“ma a me chi me lo fa fare?”, come in pratica ha detto il sindaco di Milano, allora lo scenario delle difficoltà è completo.” Il Sempreverde, leghista ben inquadrato, aveva ascoltato con sospetto le parole del Professore ma alla fine, da quell’uomo genuino quale è, aveva ritenuto di dover regalare al gruppo di Umarells una delle sue lapidarie conclusioni: “ Sul fatto dello scarso impegno delle persone di valore il Professore ha ragione…basta guardas in gir. E quand in mancanza de cavaj te tuca fà truttà i asnit…i risultati si vedono”.

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