Gentile Direttore,
ho letto l’intervento del vostro editorialista Gian Franco Bottini ironizzare su quella che definisce “gita-premio” organizzata dalla sottoscritta con una delegazione di sindaci e di amministratori locali del territorio della provincia di Varese al Parlamento Europeo di Bruxelles. Un livore ingiusto e fuori luogo che non posso lasciare cadere, perché prende di mira un gruppo di sindaci e amministratori, in gran parte dei Comuni medi e piccoli, che non hanno certo bisogno di premi. Svolgono un compito essenziale che, come lui ben sa, comporta sempre più oneri e sempre meno onori, e l’unico vero premio che cercano, e che ricevono, è quando vengono gratificati, a differenza di altri, del consenso dei loro cittadini.
E se c’è una categoria che non è proprio abituata a parlare a vanvera, ma con i fatti concreti, quelli sono proprio i sindaci. E mi sembra che ne abbiano dato, chi più chi meno ovviamente, ampia dimostrazione ai tempi della pandemia, mettendoci la faccia e andando spesso ben oltre le loro competenze rispetto ad una politica “romana” che non brilla per concretezza e per tempestività di risposte ai cittadini. Come dovrebbe sapere bene chi, come me e come lui, ha esperienza di vita amministrativa a livello locale.
E non è che forse, e lo dico con il sorriso sulle labbra, sarebbe meglio che a farsi una “gita-premio” – per stare sereno come direbbe il suo nuovo riferimento politico Matteo Renzi, e per schiarirsi un po’ le idee – sia proprio il signor Gian Franco Bottini?
Mi lasci però allargare il discorso anche alla critica all’Unione Europea che emerge nello stesso editoriale. Dove si scopre che è “un organismo fragile e sfarinato”, non in grado di rispondere in modo efficace alla crisi energetica. Meglio tardi che mai. Quando noi della Lega, che a Bruxelles siamo stati messi all’indice dal democratico “cordone sanitario” della maggioranza popolare-liberale-socialista, ribadivamo le stesse critiche nei confronti di un’istituzione tecnocratica e lontana dalle reali esigenze dei popoli europei, che da tempo si dimostra ampiamente inadeguata e da riformare, venivamo tacciati di essere pericolosi sovranisti, disfattisti, euroscettici e chi più ne ha più ne metta. Chissà se ora che anche il nostro premier Mario Draghi – raggirato con il gioco delle tre tavolette dopo che ad aprile, quando era alla guida di un governo pienamente legittimato e con una maggioranza forte e coesa, la sua proposta di un tetto al prezzo del gas era stata rimandata a ottobre – si dice deluso dall’atteggiamento della UE e in particolare della presidente Von der Leyen, anche gli euro-benpensanti che hanno sempre elogiato, incensato e difeso a spada tratta la UE a prescindere, si ricrederanno sulle posizioni di buon senso di chi come noi, con coerenza e senza fette di salame sugli occhi, chiede ai governi italiani di andare a Bruxelles a difendere i nostri interessi prima che quelli di un’Unione che non è altro che la somma di egoismi nazionali. Proprio come preconizzava Indro Montanelli, che non era certo leghista: «Quando si farà l’Europa unita, i francesi ci entreranno da francesi, i tedeschi da tedeschi e gli italiani da europei».
Isabella Tovaglieri
europarlamentare Lega
