Sinner, colpevole ma appena appena

sinner doping squalifica
Jannik Sinner

di Claudio Ghisalberti

Una mossa accorta dei suoi legali ma che non è una pronuncia d’innocenza, anzi. Jannik Sinner è colpevole: ha violato le norme antidoping ed è stato squalificato. Che poi lo stop sia di solo tre mesi, dal 9 febbraio al 4 maggio, cambia le cose relativamente. Lui a livello pratico perde poco o nulla: giocherà a Roma e Parigi, non salterà neppure uno Slam. Però, eticamente, le cose sono diverse. Il tennista altoatesino è bollato di doping. 

IL COMUNICATO 

Ecco il testo del comunicato della Wada: “L’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) conferma di aver raggiunto un accordo per la risoluzione del caso riguardante il tennista italiano Jannik Sinner, con l’atleta che ha accettato un periodo di ineleggibilità di tre mesi per una violazione delle norme antidoping, dopo essere risultato positivo al clostebol, una sostanza proibita, nel marzo 2024… le circostanze specifiche del caso hanno portato Wada a considerare un accordo per garantire un esito equo e appropriato, conformemente all’Articolo 10.8.2 del Codice Mondiale Antidoping. Wada accetta la spiegazione fornita dall’atleta riguardo alla causa della violazione, come indicato nella decisione di primo grado. Wada riconosce che il sig. Sinner non aveva intenzione di barare e che la sua esposizione al clostebol non ha fornito alcun beneficio in termini di prestazioni, avvenendo a sua insaputa a causa della negligenza di alcuni membri del suo entourage. Tuttavia, secondo il Codice e in base ai precedenti del Tas, un atleta è ritenuto responsabile della negligenza del proprio entourage“. 

IL LEGALE

Con Fiorenzo Alessi, avvocato penalista specialista in diritto e procedure antidoping, cerchiamo di entrare nelle pieghe del caso per capire meglio. “Molti definiscono questa definizione un patteggiamento, ma non è del tutto corretto a livello formale. Nei procedimenti penali il patteggiamento è l’applicazione della pena su richiesta dell’imputato. Nel diritto sportivo si parla di accordo per la definizione del caso. Anche questo però è proposto dall’imputato, in questo caso Sinner, con un’ammissione della violazione. I legali del tennista hanno quindi fatto una scelta intelligente nel proporre alla Wada questo accordo per evitare la celebrazione di un processo di ricorso al Tas che, salvo sconvolgimenti planetari, si sarebbe concluso con una riforma dell’assoluzione da parte del cd. Tribunale Indipendente e una condanna di Sinner, con conseguente squalifica, avrebbe fatto molto più rumore dell’accordo raggiunto. Un’ottima soluzione che accontenta tutti”. 

Non è quindi verosimile che sia stata la Wada a proporre al tennista il periodo di squalifica che lui avrebbe poi accettato. “No – prosegue Alessi – è sempre l’imputato, quindi l’atleta, che propone l’accordo alla pubblica accusa, quindi alla Wada. Se l’accordo viene accettato si passa poi a stilare un comunicato a quattro mani”.  È corretto quindi parlare di sostanziale ammissione di responsabilità? “Certamente, questa non è un’assoluzione. Sinner si è dimostrato, e lui lo ha ammesso, ‘responsabile e negligente'”. Tutto quanto possa poi dirsi di diverso, e di suggestivo, lascia quindi il tempo che trova. All’atto pratico, pur con tutte le riserve del caso (non voleva… non ha beneficiato agonisticamente della sostanza rilevata nel suo organismo in quantità infinitesimali…. è un atleta di grande talento e innegabilmente un campione ….) da oggi su Sinner c’è il marchio del doping. Tra l’altro un marchio che, nella malaugurata ipotesi di una nuova positività in futuro, avrebbe un peso enorme. Una soluzione che comunque dà l’impressione di essere di comodo, salomonica se non persino ipocrita. Una via d’uscita che in qualche modo fa venire alla mente quello che succedeva nel ciclismo 25 anni fa con il limite dell’ematocrito al 50%. Allora non si poteva parlare di doping, l’Epo non si riusciva a trovarla ai controlli, così si fermavano i corridori a tutela della loro salute. E il bello è che la norma venne ideata e proposta dai ciclisti stessi. 

L’ESPERTO

Claudio Gregori, per oltre 30 anni giornalista della Gazzetta dello Sport, si è sempre battuto fieramente contro il doping. Questo il suo parere: “Ero sicuro Sinner sarebbe stato sanzionato. La Wada ha capito la buona fede del tennista, perciò ha accettato un accordo con una squalifica lieve e più indolore possibile. Che non danneggia il tennista in modo grave. Non tutti gli squalificati per doping sono in malafede o bari, c’è anche chi ha commesso un errore. Chi ha fatto una vaccata, può capitare. Però io non ero per niente d’accordo con la linea assolutoria con cui si sono schierati quasi tutti i mezzi di comunicazione, la Gazzetta in primis. Domani voglio leggere cosa scrivono. Se si è contro il doping non si può frenare quando di mezzo c’è uno importante, magari l’idolo nazionale. La legge deve essere uguale per tutti. O almeno dovrebbe”. 

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