SOMMA LOMBARDO – Due candidati sindaco al ballottaggio, due differenti scenari. Uno nel caso vincesse la continuità, con il centrosinistra di Stefano Aliprandini al governo di Somma Lombardo. L’altro se dovesse vincere Silvio Pezzotta, riportando il centrodestra a gestire la vita amministrativa dalle stanze di Palazzo Viani Visconti. La domanda è: chi siederà in consiglio comunale?
Vince il centrosinistra di Aliprandini
Scenario uno: la vittoria del centrosinistra con Stefano Aliprandini sindaco. Il partito che ha ricevuto più preferenze – in assoluto – è il Pd, che esprimerebbe sei consiglieri. Tra cui il sindaco uscente Stefano Bellaria (il più votato del centrosinistra, con 203 preferenze). Gli altri: Fabio Daddozio (95), Ronny Francisco Zea Cedeno (94), il segretario dem Xhuljano Banaj (87), Loredana Bonelli (da poco nominata anche all’interno del cda del Girasole, ha incassato 77 voti) e Sandro Criseo (l’altro papabile candidato sindaco, sconfitto alle primarie del partito contro – appunto – Aliprandini, ha preso 55 voti). A Sinistra per Somma andrebbero due seggi, che confermerebbe l’asset attuale: uno all’intramontabile Claudio Brovelli (92 voti) e l’altro a Enzo Calandra (76). Un posto anche a Somma Futura, premiando Edoardo Piantanida Chiesa (140), e uno a Civici per Somma, con Antonio Catalano (98).
Primo partito del centrodestra è Fratelli d’Italia. Che, se dovesse restare tra i banchi dell’opposizione, esprimerebbe tre consiglieri: Manuela Scidurlo (la più votata in assoluto in città, con 280 voti), Laura Besnate (174) e Daniele Consonni (154). Un seggio a Forza Italia con Simone Iametti (91) e uno alla Lega con Mariangela Aguzzi Casagrande (68). Oltre a Silvio Pezzotta, che entra in automatico in quanto candidato sindaco: prenderebbe un seggio a Forza Italia, togliendolo al coordinatore cittadino Gerardo Locurcio (il secondo più votato di FI, con 65 preferenze).
Vince il centrodestra di Pezzotta
Scenario due: vince il centrodestra di Silvio Pezzotta. In questo caso, i consiglieri di Fratelli d’Italia sarebbero cinque: Manuela Scidurlo, Laura Besnate, Daniele Consonni, Walter Casula (106), Giuseppe Loffredo (64). Tre quelli di Forza Italia: Simone Iametti, Gerardo Locurcio e Vilma Righini (47). E, infine, due posti anche per la Lega, con Mariangela Aguzzi Casagrande e Guido Colombo (l’ex sindaco che ha incassato 57 preferenze).
Tra i banchi dell’opposizione, in questo caso, ci sarebbe il Pd con tre seggi: Stefano Bellaria, Fabio Daddozio e Ronny Francisco Zea Cedeno (94). Un posto, invece, andrebbe a Sinistra per Somma, con Claudio Brovelli. E un altro posto spetterebbe invece a Somma Futura, con Edoardo Piantanida Chiesa. Il sesto posto in opposizione spetterebbe di diritto a Stefano Aliprandini, in qualità di candidato sindaco del centrosinistra. E in questo caso “soffierebbe” un posto al Pd, quello del segretario cittadino Banaj.
Gli apparentamenti
Gli scenari possono però subire delle modifiche (seppur leggere) in caso di apparentamento. La sfida, infatti, ora è concentrata su Aliprandini e Pezzotta. Ma quanto possono influire SommaSì di Alberto Nervo e Azione di Dario Pulli? Nel primo caso, nulla: il risultato ottenuto al primo turno da Nervo non gli consente comunque di entrare in consiglio comunale.
Differente è per Azione, che potrebbe prendere un seggio. Ma solo se entrasse a far parte della coalizione vincente. Ipotesi che, oltretutto, risulterebbe indolore, visto che gli equilibri delle coalizioni non subirebbero stravolgimenti. Infatti, se dovesse appoggiare il centrosinistra (con vittoria di Aliprandini) andrebbe a togliere un posto al Pd, che a questo punto invece di 6 consiglieri ne avrebbe 5. Stesso discorso vale per il centrodestra (con vittoria di Pezzotta): in questo caso andrebbe a togliere un seggio a Fratelli d’Italia, che invece di 5 consiglieri ne avrebbe 4. In soldoni: entrambe le coalizioni hanno più da guadagnare che da perdere apparentandosi con Azione. E, anzi, a questo punto la sfida è solo del partito di Carlo Calenda, che non può sbagliare: se vince è dentro, se perde è fuori.
Non solo conferme. I traguardi raggiunti
È una tornata elettorale che vede diverse conferme, con nomi che – al di là del risultato – avranno sicuramente un posto pronto nella Sala del Camino. Vale per Stefano Bellaria, Manuela Scidurlo o Claudio Brovelli. Ma anche per Mariangela Aguzzi Casagrande o Edoardo Piantanida Chiesa. Persone che hanno ricoperto un ruolo in questi ultimi anni di vita politica attiva a Somma.
Ma è anche la tornata delle grandi soddisfazioni. Vedi Scidurlo: il volto di FdI in aula è diventata miss preferenze con i suoi 280 voti. Un risultato personale, nel vero senso della parola, visto che disse ai suoi colleghi di partito di voler prendere almeno un voto in più del sindaco uscente Bellaria: obiettivo raggiunto.
Così come Bellaria può essere soddisfatto dei numeri ottenuti: dopo due mandati è riuscito a convincere ancora i propri elettori – ala Pd – a dargli fiducia con 203 preferenze, il migliore della lista. E restando in ambito Pd, la cantera dei Giovani Democratici ha fatto il pienone: tre ingressi, in caso di vittoria, con Daddozio, Zea Cedeno e Banaj. E la sezione applaude: «Dopo Bellaria, sono i tre più votati del partito con 277 preferenze totali. Questi risultati non sono casuali. Sono il frutto di una grande campagna elettorale: sono stati veri protagonisti nell’attività della lista e della coalizione. È il frutto di una comunità, quella del circolo Gd, che dal 2020 cerca di vivere la città all’insegna dell’impegno politico, della gioia della partecipazione e della socialità consapevole. È anche il frutto di un partito e di una coalizione che hanno sempre creduto e sostenuto i giovani sin dalla stesura del programma. Tutto questo ha portato ad un grande risultato individuale e collettivo».
Traguardi. Anche in casa Somma Futura si festeggia. Il gruppo, nato dopo la turbolenta fine del progetto Somma al Centro, voleva farsi notare. L’obiettivo di diventare la terza forza della coalizione è stato raggiunto. Con Piantanida Chiesa che è stato il più votato della lista. Un dettaglio che non passerà di certo inosservato. E, in caso di vittoria, un posto in giunta può ritenerlo già blindato.
Si può parlare di certezze, in città. Firmato: Sinistra per Somma, la parte più rossa. Con un risultato che sfiora il 9%, anche questa volta ha dimostrato di avere un consenso non indifferente. E un peso. Un gruppo che, a livello nazionale, non ha più partiti di riferimento con percentuali che siano lontanamente avvicinabili. A Somma, invece, i compagni sanno farsi sentire. Lo dicono i numeri.
Nel club delle gioie personali, c’è anche Laura Besnate. Che ha fatto il pieno di voti, 174. Ex Forza Italia, è rimasta fuori dalla politica attiva nel 2020, quando gli azzurri non hanno ottenuto nemmeno un seggio in consiglio comunale. Poi il cambio, è passata in Fratelli d’Italia dove ha subito messo in chiaro quanto può contare: seconda più votata del partito e un posto assicurato in aula, qualunque sia il risultato.
Ritorni. E la Lega che resiste
E anche negli ambienti di centrodestra ci sono volti che fanno parte di Somma. Lo dimostra il ritorno in campo di Guido Colombo. L’ex sindaco, eletto nel 2005 e riconfermato nel 2010 al primo turno, ha deciso di riprovarci con la Lega, partito che da anni si trova a fare i conti con continue diaspore: prima Bollazzi, poi Nervo, poi Barcaro. Insomma, un gruppo che non è stato facile da ricostruire. Ma che alla fine ce l’ha fatta, anche con numeri che sono decisamente in calo dalle Amministrative del 2020. Soprattutto se si considera che il rischio, nemmeno così remoto, era di scomparire a un certo punto.
Ma il Carroccio i suoi pilastri ce li ha. Su tutti: Mariangela Aguzzi Casagrande. La capogruppo uscente è stata la più votata della Lega, garantendosi un posto assicurato in consiglio comunale. Sia in caso di vittoria, che in caso di sconfitta.
Un ex Lega è Alberto Barcaro, appunto. Dopo la rottura col partito, ha lanciato Noi per Somma. Oggi, invece, fa parte del centrodestra con Futuro per Somma Lombardo-Noi Moderati, che ha incassato 151 voti di lista: «Sono 151 persone che hanno scelto una lista nata praticamente dal nulla, costruita in una settimana, senza apparati, senza strutture di partito, senza accordi di convenienza. Una lista che molti dicevano non dovesse nemmeno esistere», scrive Barcaro sui suoi canali social. «”Barcaro non lo vogliamo”. L’ho sentito dire a destra. L’ho sentito dire a sinistra. Veti, porte chiuse, diffidenze. Eppure quei 151 voti oggi pesano. Pesano perché, ironia della politica, la differenza tra centrodestra e centrosinistra è proprio di 151 voti. C’era anche chi raccontava che avrebbe vinto al primo turno. Che la partita fosse già chiusa, già scritta. La realtà, invece, dice altro. Dice che ogni voto conta. E che nessuno dovrebbe permettersi di considerare irrilevante il consenso degli altri. Questo significa una cosa semplice: la nostra presenza non è stata inutile, marginale o folkloristica. È stata una presenza reale, concreta, che ha inciso».
In ogni caso, dopo 15 anni, Barcaro non è riuscito a guadagnarsi un posto in consiglio comunale. E questa clamorosa esclusione lo obbliga anche a lasciare il posto da consigliere in Provincia di Varese, dove soltanto qualche anno fa ricopriva la carica di vicepresidente. Un dettaglio non indifferente, che anzi dimostra il tracollo vertiginoso che ha avuto la sua carriera politica.
Aliprandini e Pezzotta al ballottaggio a Somma. Azione ago della bilancia?
