BUSTO ARSIZIO – Il simbolo è pronto: Busto Rinasce. Si avvicina la discesa in campo di Salvatore Loschiavo? L’ex assessore alla mobilità, candidato sindaco “in pectore” per il polo di centro con Azione, BaC e la sua associazione PoliticaMente, per ora tace ma si rivela tra le righe nel post con cui ha commentato la lunga intervista-confessione del sindaco Emanuele Antonelli su Malpensa24: «Con le persone, prima delle promesse. Per la città, prima delle scorciatoie». Proprio come il motto di Busto Rinasce: “Con le persone. Per la città”.
Il simbolo e il silenzio
Insomma, sembra tutto pronto per uscire allo scoperto, a poco meno di un anno e mezzo dalle elezioni amministrative 2027. Ma creare “suspense” è l’anima del marketing. E l’ex assessore Salvatore Loschiavo – dopo aver pubblicato il post in cui si chiede “Continuità. Sì, ma di cosa?” rispetto alle parole del sindaco Antonelli che invoca «continuità» per la sua successione – ha accuratamente evitato di rispondere al telefono. Nel frattempo però sulle chat della politica bustocca stava già iniziando a circolare il simbolo di “Busto Rinasce”, la nuova creatura civica di Loschiavo già attiva da qualche giorno su Facebook, Instagram, X, YouTube e persino TikTok.
I “teaser”
Solo messaggi “teaser”, per ora, per dirla con il gergo dei pubblicitari. Frammenti disseminati per generare curiosità e attesa, che dicono e non dicono. “C’è qualcosa che manca a Busto Arsizio“. E poi “È un filo che attraversa la città”. Oppure “Il problema non è parlare. È essere ascoltati davvero”. E poi “Ascoltare è fare spazio alle domande”. Un primo indizio è arrivato oggi, ed è una data: “Dal 15 gennaio iniziamo ad ascoltare“. Per domani, a quanto siamo venuti a sapere, è atteso un comunicato stampa di lancio. Che racconterà qualcosa di più di questo progetto. «Non è un nuovo partito, ma un metodo pubblico per riportare la voce dei cittadini al centro della politica» anticipa uno degli aderenti. Sarà una lista civica o il contenitore del polo di centro che va formandosi, o qualcos’altro?
Chi ha messo “mi piace”
Per ora, a svelare qualcosa sono i primi “like” apparsi sulle varie pagine social di Busto Rinasce, anche se ovviamente non possono essere considerati come adesioni al movimento. Oltre a Loschiavo c’è l’ex assessore Maurizio Artusa, anch’egli defenestrato da Antonelli con il rimpasto dell’autunno 2024, e ci sono pure l’ex assessore e attuale presidente dell’Istituto La Provvidenza Gigi Chierichetti e il già candidato della Lista Antonelli Pierfranco Iacopino, entrambi al fianco di Loschiavo già nella corsa elettorale delle amministrative 2021. E poi gli architetti Daniele Geltrudi, che con Loschiavo ha elaborato il progetto alternativo al parcheggio sul prato della chiesa di San Rocco, e Marco Fardelli, che da referente Fiab con l’ex assessore ha condiviso molte delle sue iniziative a favore della mobilità sostenibile, e in particolare ciclabile.
Il post di Loschiavo sulla “continuità”
Cosa proporrà “Busto Rinasce”? Per ora si sa che verrà dato spazio all’ascolto e che la nuova esperienza si immagina almeno in parte in discontinuità con l’attuale governo di centrodestra targato Antonelli. Come dice Loschiavo, infatti, «la continuità che serve oggi non è quella delle persone o degli automatismi. È la continuità di un metodo che permette di distinguere ciò che va preservato da ciò che va ripensato».
Continuità. Sì, ma di cosa?
In questi giorni ho sentito riparlare di continuità amministrativa. È una parola importante, e non va liquidata con leggerezza.
Ma vale la pena fermarsi un momento e chiarire di quale continuità stiamo parlando.
Continuità non è un valore in sé.
Conta che cosa si continua e, soprattutto, come si decide cosa va avanti e cosa no.
Negli ultimi anni molte scelte sono state fatte con l’idea che governare significhi soprattutto gestire: tenere in equilibrio i conti, portare a termine opere, rispondere alle emergenze.
Tutto necessario. Ma non sufficiente.
Una città non è fatta solo di delibere e cantieri.
È fatta di abitudini che cambiano, di quartieri che si affaticano, di luoghi che si evitano, di persone che smettono di sentirsi parte delle decisioni.
Qui si misura la vera distanza: non tra maggioranza e opposizione, ma tra decisioni e vita quotidiana.
Per questo è utile iniziare da un metodo diverso.
Non partire da un programma già scritto. Non partire da soluzioni preconfezionate.
Partire dalle domande. Dai quartieri. Dalle esperienze quotidiane. Da ciò che funziona meno, anche quando non fa notizia.Ascolto strutturato, pubblico, verificabile.
Domande che restano visibili. Problemi che non si disperdono, ma si mettono in relazione.
Questo non è un atto di contrapposizione. È un atto di responsabilità.La continuità che serve oggi non è quella delle persone o degli automatismi. È la continuità di un metodo che permette di distinguere ciò che va preservato da ciò che va ripensato.
Decidere bene richiede tempo. Richiede confronto. Richiede il coraggio di fermarsi prima di rispondere.
Da qui può partire un percorso serio.
Con le persone, prima delle promesse. Per la città, prima delle scorciatoie. Salvatore Loschiavo
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