BUSTO ARSIZIO – Dieci anni da sindaco in dieci parole: il sindaco Emanuele Antonelli si confessa a cuore aperto all’inizio del 2026, che sarà il suo ultimo anno completo con la fascia tricolore indosso, con il mandato che scade nella primavera 2027. «L’erede? Immagino che sarà una persona che ha lavorato con me e spero dia continuità al mio modus operandi, non certo al mio carattere – le parole di Antonelli – il mio futuro? Potrei correre per fare il consigliere regionale, è l’unica opzione che vedo, sempre che il partito decida di indicarmi».
L’intervista
Dieci tessere di un mosaico per ripercorrere dieci anni da sindaco di Busto Arsizio. Emanuele Antonelli si presta ad un’intervista che ripercorre passato, presente e futuro. Errore, eredità, futuro, preoccupazioni, orgoglio, risultati, rimpianto, territorio, guastafeste, amici e “nemici”: suggestioni rispetto alle quali il sindaco non si tira indietro. E “vuota il sacco”.
Errore
C’è un errore che non rifarebbe?
Uno degli errori che ho fatto, il primo in assoluto, è stato quello di dire, quando mi sono candidato, che mi sarebbe bastato un solo mandato di cinque anni. Adesso posso dire che è stato un errore madornale, perché obiettivamente servono dieci anni per portare a termine i programmi e anzi, per quello che ho in testa io, forse ce ne vorrebbero altri. Poi se siamo sorpassati e se sono stufi di noi ce lo dicono gli elettori, non dovremmo deciderlo noi.
Quindi se ci fosse il terzo mandato lei rimarrebbe sindaco?
Dico la verità, a me fare il sindaco piace tantissimo, se potessi continuare probabilmente lo farei. Ma non sarebbe giusto, perché oggi penso che a Busto ci siano un po’ di persone che aspirano a farlo e chiaramente tarperei loro le ali. Fare il sindaco è un’esperienza bellissima, quindi se lo può fare qualcun altro è giusto che lo faccia.
Eredità
La seconda “tessera” è eredità. Come si immagina il suo, o la sua, erede?
Senza fare nomi, spero che segua il mio modo di operare, e non parlo certo del mio carattere, ma il fatto di considerare che tutto quello che facciamo come amministrazione è dei cittadini, non certo del sindaco o di chi amministra in quel momento. Ho sempre cercato di lavorare e risparmiare dove si può, operando con la stessa accortezza con cui gestisco casa mia, ovvero se una spesa era da fare ed era giustificata la facevo, sennò non l’avrei mai fatta.
Spera nella continuità?
Sì, perché tutto sommato ogni decisione l’abbiamo presa tutti insieme e siccome immagino che il mio successore sia una persona che ha già lavorato con me e ha seguito abbastanza linearmente tutte le cose che abbiamo fatto spero che dia continuità. Dicono che sono un despota, in realtà siccome le responsabilità sono tante ho sempre cercato di prenderle con tutta la giunta e con tutta l’amministrazione. E mi auguro che chi verrà dopo di me continui su questa strada e migliori, perché non è che io ritengo di aver fatto il meglio che si può fare, anzi. L’unica cosa che chiedo è di pensare al bene di Busto e dei cittadini e non prendere iniziative di facciata che si rivelano solo uno spreco di denaro: io queste cose non le ho mai fatte e anche in quest’anno che mi rimane spero proprio di non farle.
E pensa di avere un ruolo nella scelta del successore o starà in disparte?
Un ruolo preferirei di no, consigli sì, ne posso dare, ma la decisione spetta ai partiti. A Busto ci sono persone valide che possono prendere in mano l’amministrazione, le conosciamo e dopo tanti anni che lavoriamo insieme con tante persone che ambiscono a fare il sindaco, c’è poco da indirizzare.
Futuro
Come vede il suo futuro dalla primavera del 2027?
Non sono giovane, le elezioni politiche sono fuori portata perché Fratelli d’Italia nel 2022 ha avuto un boom di consensi e chi è stato eletto merita un secondo mandato, per cui spazio non ce ne sarà e quindi non ci penso neanche. Rimane aperto il discorso delle regionali. Ma, nel caso, dovrò trovare i voti. Manca ancora un anno e mezzo, e siccome tutti i mesi cambia tutto non so come sarà la situazione, però l’unica cosa che posso pensare di provare a fare penso sia il consigliere regionale, se ne avrò voglia e soprattutto se il partito mi indicherà. Nel frattempo il partito mi ha dato l’incarico di seguire i tesseramenti. Ecco, mi butterò su quello, girare tutti i circoli e vedere se possibile di incrementare gli iscritti. Mi dedicherò un po’ al partito, quello lo faccio volentieri. Poi tra un anno e mezzo si vedrà.
Preoccupazioni
C’è qualche preoccupazione in vista del rush finale del mandato?
Preoccupazioni ne ho tutti i giorni. In particolare dopo quello che è successo a Crans Montana: pensate in una città di 84mila abitanti cosa può succedere… Ma queste preoccupazioni le ho sempre avute, ed è per quello che ho cercato di mettere mano il più possibile alle ristrutturazioni. Soprattutto nelle scuole, su cui abbiamo fatto tantissimi interventi e non sono ancora completati. Adesso chiudiamo anche i musei per adeguarli alle normative. Stiamo facendo tanto, ma purtroppo ci vogliono tanti, tantissimi soldi. Quindi sono super preoccupato da sempre, ma per cose che non dipendono direttamente da me. Vale anche per le buche delle strade: quando me ne segnalano una, io corro a farla mettere a posto, ma se ne apre un’altra da un’altra parte. Sono troppe le cose da fare in una città come Busto Arsizio.
Orgoglio
C’è qualcosa che rivendica con orgoglio di questi dieci anni da sindaco?
Personalmente, l’orgoglio maggiore è stato quando hanno votato la mia lista al 22%. Vuol dire che la gente ha riconosciuto il grande lavoro fatto nei primi cinque anni. Come amministrazione, abbiamo fatte tanto di cui andare orgogliosi, ma la principale in assoluto è stata la reazione alla tragedia immane del Covid. Per come ci siamo organizzati e l’aiuto che abbiamo potuto dare, cooperando con gli ospedali e con la Croce Rossa in primis. Ricordo ad esempio quando insieme al Monsignore accompagnavo al cimitero le salme dei nostri concittadini e filmavo la cerimonia con il cellulare per i parenti che non potevano partecipare ai funerali. Oppure le telefonate che facevo a tutti i cittadini per cercare di rincuorarli e che sono servite perché poi mi hanno ringraziato.
Risultati
Quali risultati di questi dieci anni le stanno più a cuore?
La caserma dei carabinieri, il sottopasso di Sant’Anna, ma anche via Lonate, che aveva la terra al posto del marciapiede. Adesso ripeto sempre che le opere del primo mandato non se le ricorda più nessuno ma sono state tutte decisioni prese anche grazie al mio carattere, perché se aspettavamo di chiedere ai cittadini come farle o non farle, avremmo lasciato lì tutto com’era. Nel piccolo, anche via del Ponte, dopo quarant’anni di imbuto, o la pavimentazione rifatta in via Milano, che è costata più di un milione e non si è più rotta. La gente si dimentica in fretta, ma quest’anno abbiamo tutte le inaugurazioni possibili, a partire dal Palaginnastica. Ma un altro orgoglio è aver mantenuto i servizi, nonostante i soldi che abbiamo impiegato per fare queste opere. Anzi, li abbiamo persino incrementati, soprattutto i servizi sociali, la cui spesa aumenta sempre. Ma riusciamo a stare dietro, perché i bilanci sono in ordine. Insomma, cosa posso desiderare di più?
La piscina però è un’ombra che molti cittadini le imputano…
Avremmo dovuto stare coi fucili puntati per controllarla meglio e capire quali danni ci stavano facendo, e la responsabilità me la prendo sempre io, perché almeno non avremmo creato questo disagio ai cittadini. Adesso sicuramente faremo una grande cosa, ma una cosa che non ha funzionato in tutti questi anni, ma anche prima del mio arrivo, sono le manutenzioni. Con le risorse che ha un Comune sono quasi impossibili da fare per quello che servirebbe, ma se si lasciano indietro le cose, poi ci si ritrovava con le spese da sostenere.
Sorpresa
Quale può essere la sorpresa di questo ultimo anno?
I derivati. È un’incognita ma a giugno è atteso il giudizio d’Appello: se ci andrà male, di fatto non cambia niente e abbiamo ancora la Cassazione dove ci hanno già dato ragione, ma se va bene, può essere una sorpresa. E che sorpresa.
Rimpianto
C’è qualche rimpianto che si lascia alle spalle?
La mancata rielezione in Provincia: ci sono rimasto male per come sono stato trattato dai partiti che in teoria avrebbe dovuto sostenermi e invece non mi hanno votato, e soprattutto dai singoli. Spiace perché con me la provincia ha fatto un grande lavoro. L’ho risanata, ho fatto tanti investimenti pubblici, però purtroppo con le elezioni di secondo livello si vota solo per questioni politiche e non sul merito. Non è stato riconosciuto il lavoro che ho fatto e questa è la cosa che che mi dispiace di più. Se penso invece a Busto, l’unico rimpianto sono le opere che non vedrò completate: il nuovo ospedale, che vedrò da cittadino, ma soprattutto il Borri, dove a breve inizieranno i lavori ma non li vedrò finire, quindi non lascerò nessuna incompiuta ma non sarò io a inaugurarla. Purtroppo però non tutte le società che lavorano con il pubblico lo fanno con la serietà che ci vorrebbe.
Territorio
Busto Arsizio è la prima città della Provincia ma spesso viene accusata di bastare a se stessa. È così?
Il lavoro che abbiamo fatto con Neutalia e con Agesp Ambiente lo smentisce. Siamo riusciti a salvare e a rilanciare il termovalorizzatore che con Accam dava solo problemi e che ora verrà completamente rinnovato con oltre 100 milioni di investimenti, sarà sostenibile e meno inquinante. E poi l’operazione che stiamo facendo sulla raccolta dei rifiuti, con l’aggregazione di diversi comuni in Agesp Ambiente, per creare un polo di riferimento per il settore che genererà economie di scala e valorizzerà la nostra società. Sono passaggi epocali che dobbiamo rivendicare come amministrazione perché stiamo ottenendo dei risultati importantissimi e strategici anche a livello territoriale.

Guastafeste
A chi dice che non ha visione cosa risponde?
Ma se con tutto quello che ho fatto, mi vengono a dire che non ho visione, mi spiace per loro perché è gente che che non potrà mai fare il sindaco. Perché nel mandare avanti tutti i giorni un comune non si può sognare e basta. Bisogna essere assolutamente pratici, realisti, capire quanto si ha a disposizione da investire, cosa si può fare e non si può fare, quali sono le priorità e le urgenze. Questa è la visione di un sindaco. Perché anche io sognavo la monorotaia lungo l’autostrada per portare via il traffico, poi però realizzarla è un’altra cosa. Parla di visione chi non ha mai governato o è stato dimesso… La visione è quella di fare il meglio possibile per i cittadini con le risorse che si hanno a disposizione, in un mondo dove tutto cambia ogni sei mesi. Faccio un esempio pratico: Agesp Energia andava bene, poi c’è stata la guerra in Ucraina, con l’impennata del costo del gas e la società stava fallendo. Ecco, l’unica visione che ho sempre avuto è quella di tenere i bilanci in ordine, quella è la mia visione. Che permette poi di uscire da eventuali situazioni di emergenza. Quella è la grande visione che un sindaco deve avere, ma tutto il resto è fuffa per me. Quando leggo che non abbiamo visione di solito mi metto a ridere.
Amici e “nemici”
Ma è vero che a Busto c’è più opposizione in maggioranza che non nell’opposizione?
In maggioranza se c’è chi fa opposizione è solo per piantare bandierine, secondo me assolutamente inutili, soprattutto con me. Di solito certe iniziative le rispedisco al mittente perché con me la maggioranza può parlare tutti i giorni e a tutte le ore, quindi non c’è bisogno di voler mettere il cappello. Anche perché sanno che con me trovano un muro. Se vogliono uscire sui giornali possono uscire, non l’ho mai vietato a nessuno, e non vieterò mai a qualcuno di mettersi in evidenza: è più che giustificato, dato che non hanno la mia visibilità.
E invece l’opposizione, quella vera? In consiglio comunale l’ha persino ringraziata e a Busto ormai si è assottigliata…
È inutile dire che l’opposizione fa poco. Perché ho notato sia in provincia che in Comune, ma è così ovunque, che chi amministra comanda e decide, ed è difficile che dia ascolto all’opposizione. È giusto? Probabilmente no, ma è così da sempre. Ed è difficile cambiare le abitudini. Ma non è vero che è stato facile con questa opposizione. Sarebbe stato uguale anche con un’opposizione più dura. L’esempio è l’ostruzionismo che hanno fatto a Varese per il bilancio. Se l’avessero fatto anche a Busto sarebbe stato solamente un po’ più lungo approvare il bilancio. Poi io ho sempre rispettato l’opposizione, al di là dei miei modi di fare, che però non ho solo io…Poi se mi chiedete se starei all’opposizione rispondo di no, io non ci starei mai, perché a vedermi rigettare tutto mi darebbe fastidio, ma ho esperienza da sindaco, quindi lo dico per quello.
A Forza Italia però aveva suggerito di andare all’opposizione, in un messaggio in chat…
Ma no, sono amici, poi è chiaro che quando si governa capitano delle tensioni. Il punto è che non capisco come loro non mi conoscano ancora. Sanno benissimo come sono fatto, in questi dieci anni sono sempre stata la stessa persona, per cui se fanno certe uscite devono aspettarsi la mia reazione. Poi chiaramente dopo il giorno dopo mi passa e ci ridiamo sopra. Quel che è certo è che se noi vogliamo vincere dobbiamo stare tutti insieme: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono nati per stare insieme, devono stare insieme, per cui è stato giusto far rientrare Forza Italia. E mi piacerebbe che fosse così dappertutto, però perché quando non siamo convinti su un candidato e qualcuno non lo vota, si perde. E poi il risultato è quello che abbiamo in Provincia.
Dove però Forza Italia è in maggioranza…
Ecco, quella è una delle contraddizioni che io non ho mai capito, né capirò mai. Però se sono contenti loro, contenti tutti. Tranne il sottoscritto.
Il decimo anno di Antonelli sindaco a Busto: «Abbiamo fatto tanto». E apre sul Sociale

