VARESE – «Ci siamo abituati a una società in cui si parla solo di diritti, ma esistono anche i doveri». Così il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara, intervenuto oggi pomeriggio – sabato 10 gennaio – a Villa Recalcati, per presentare il suo nuovo libro. «Nessun risultato si fa senza fatica: in questi anni con la riforma abbiamo fatto una rivoluzione culturale». Tanti i temi toccati nel suo intervento e a margine (qui sotto l’intervista video), dall’abbandono scolastico agli Its.
Diritti e doveri
“La rivoluzione del buon senso” è il titolo del suo libro. Un concetto che Valditara ha spiegato al suo arrivo in Provincia. Ad attenderlo i vertici locali della Lega, tra cui il presidente della Regione Attilio Fontana, l’europarlamentare Isabella Tovaglieri e il consigliere regionale Emanuele Monti. «La rivoluzione della ragionevolezza che parte dalla realtà, dalle cose concrete e non dall’ideologia, che ritorna ad apprezzare quei principi di buon senso fondati sulla normalità. La responsabilità è sempre colpa della società, è sempre colpa degli altri, o dobbiamo ripartire anche con la responsabilità di chi sbaglia, la responsabilità dell’individuo? Io credo che dobbiamo ripartire da quel principio di ragionevolezza che è anche un grande principio costituzionale».
La riforma del 4 + 2
«Di scelte coraggiose ne abbiamo fatte tante – ha sottolineato il ministro leghista – parte quest’anno in via ordinamentale la riforma del 4+2, la riforma dell’istruzione tecnico-professionale. Ci hanno accusato di mettere i ragazzi al servizio delle imprese, di sfruttare i ragazzi. Vogliamo invece che questi ragazzi trovino lavoro rapidamente, che possano inserirsi nel mondo del lavoro in modo efficace. Vogliamo la competitività delle nostre imprese, che non trovano lavoratori formati adeguatamente e quindi rischiano di chiudere o di andare all’estero. È buon senso far sì che la scuola sia in raccordo con l’impresa: questa è una grande sfida».
Schwa e geografia
Ha poi ricordato la circolare sul linguaggio utilizzato nei documenti ufficiali scolastici. «Non posso accettare che nelle scuole si insegni “Car student, car bambin“. Noi non diciamo “car bambin”. Non usiamo la schwa, non esiste la schwa. Allora, rispetto di tutti bisogna però avere il coraggio di dire le cose come stanno». E poi l’insegnamento della geografia: «Stime di istituti demoscopici dicono che molti ragazzi non sanno neanche dov’è il fiume Po. Allora va benissimo Greta Thunberg, va benissimo l’ecologia, tutte queste cose, ma iniziamo col conoscere la nostra geografia, perché altrimenti non sappiamo essere cittadini di un determinato territorio».
Fascisti e sfascisti
Poi i risultati della riforma – «Era attesa da vent’anni e nessuno aveva avuto il coraggio di farla» – a partire dalla lotta all’abbandono scolastico. «In 3 anni abbiamo recuperato 500mila ragazzi che prima non andavano a scuola, siamo all’8,3% di abbandoni, la Germania è oltre il 10%. Spesso e volentieri siamo meglio di tanti altri paesi». E ancora: «L’anno scorso le aggressioni ai docenti erano state una ventina, quest’anno solo 4». Quindi l’attacco alla sinistra. «Mi hanno accusato di essere fascista – pensate un po’ – perché ho ripristinato le poesie a memoria. Ci danno dei fascisti, ma per fortuna che Elly Schlein e Landini non sono al governo della Repubblica, l’avrebbero sfasciata: sfascisti».
Il ministro Valditara a Varese: «Insegnare ai giovani i valori della Costituzione»
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