Caro direttore,
la ringrazio per l’attenzione che ha voluto dedicare alla nascita dell’associazione “il Bobo”, intitolata al grande – e compianto – Roberto Maroni. Il suo editoriale Quando il Bobo licenziò Matteo conferma l’urgenza di cambiare passo, a partire dal linguaggio con cui ci si confronta nel dibattito politico, degenerato a una mera rassegna da elenco telefonico, in cui contano soltanto i cognomi. E questa deriva – che prescinde da ogni contenuto – allontana sempre più cittadini dalla partecipazione diretta.
Ciò non vuol dire sottrarsi a una risposta nel merito della questione autonomista. A partire dalla data del 22 ottobre 2017, quando il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, insieme a Matteo Salvini, che a suo tempo Bobo individuò come suo successore alla guida della Lega, hanno promosso il referendum consultivo territoriale che ha portato alle urne più di tre milioni di cittadini lombardi, favorevoli a intavolare una trattativa con lo Stato di Roma per chiedere una maggiore autonomia politica e amministrativa. Una svolta nell’ambito della quale sono fiero di aver fatto la mia parte, in qualità di capogruppo della Lista Maroni in Consiglio regionale e di relatore al Pirellone – a suo tempo – della proposta referendaria. Al referendum dedicai un pamphlet di battaglia – La Lombardia SI merita l’autonomia – distribuito da un importante quotidiano nazionale, che fu presentato proprio da Maroni e Salvini, insieme, a Milano. Se vuole le mando una foto di quell’evento.
Quella consultazione referendaria rappresenta un vero e proprio spartiacque, perché ha superato la mediazione dei partiti, trasformando l’istanza autonomista in un patrimonio comune a tutta la popolazione lombarda. Il processo che ha innescato è ancora pienamente in corso e continuerà a essere centrale nell’agenda politica della Lega. Non potrà certo ridursi alla sola dialettica interna alla maggioranza di governo. Per affermare l’esercizio di un diritto collettivo, qual è l’autonomia, cioè l’autogoverno di una comunità territoriale, è necessario che l’istanza condivisa poggi su un movimento solido e partecipato. Dare il nostro contributo individuale – senza interessi particolari o di parte – per costruirlo, a partire dalla concretezza delle sfide che caratterizzano il nostro tempo, è la strada che ci ha indicato il Bobo. E che intendiamo continuare a percorrere, onorando il suo magistero sino in fondo.
Un saluto cordiale
Stefano Bruno Galli
Presidente dell’associazione Il Bobo
***
Caro presidente Galli,
grazie per la Sua lettera, nella quale ci sembra tratteggi in chiaro i contenuti dell’associazione Il Bobo: raccogliere l’eredità politica di Roberto Maroni espressa principalmente nell’autonomia differenziata. Ma nella Lega il dibattito è molto acceso, Lei lo sa meglio di me. Tant’è vero che, nel Suo intervento, conferma l’urgenza di cambiare passo, proprio come avrebbe voluto Maroni e come molti militanti, anche di primissimo piano, stanno chiedendo a Salvini. Anzi, sotto sotto vorrebbero cambiare anche il segretario. I motivi sono noti, li aveva anticipati Bobo attravreso interviste e scritti, ipotizzando innanzitutto un ritorno, rivisto e corretto, alle origini della Lega, alla questione settentrionale, al Nord. Ripropongo la domanda posta nell’editoriale: cosa sarebbe successo con Maroni ancora in vita? (Vincenzo Coronetti)
