Tadej Pogacar alla mitica e pericolosa Parigi-Roubaix, ne vale la pena?

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Parigi-Roubaix, la Corsa Monumento più iconica e pericolosa

di Claudio Ghisalberti

Tadej Pogacar il 13 aprile farà il suo debutto alla Parigi-Roubaix. Ma può vincerla? Soprattutto, è una scelta giusta?  È fuori discussione che la Roubaix è la corsa più pericolosa e più anacronistica al mondo. Con Fiandre e Sanremo compone il trio della Classiche più belle. Monumenti che hanno un valore e una storia a prescindere da chi le corre. Chi vince entra nel mito, nella leggenda. Ma ha un rovescio della medaglia. 

In tv non ci si rende bene conto di cosa sia davvero. Prendete la Foresta di Arenberg, per esempio, il punto più iconico della gara. Ecco, immaginate una strada di campagna composta da un puzzle di pietre grandi come scatole di scarpe, disposte a schiena di mulo. Ecco, poi toglietene una qui e una là, la metà più o meno. Questa è la Foresta. Tremenda persino da fare a piedi con le scarpe da trekking. In questo Inferno, ma non è l’unico tratto, i ciclisti si giocano la carriera se non la vita. Johan Museeuw, uno dei più grandi specialisti di tutti i tempi, cresciuto a pane e pavè fin dalla culla, ha rischiato l’amputazione di una gamba dopo la caduta nella Foresta.

Si entra a un ritmo talmente folle che gli organizzatori negli ultimi anni hanno studiato una chicane all’ingresso della Foresta per rallentare la velocità. Quest’anno, al posto della chicane, una tripla curva che ha lo stesso scopo. Qualche esperto di ciclismo sostiene che si cade e ci si fa male anche in altre corse e in altre circostanze, come Froome contro un muro, Bernal contro un bus e Evenepoel contro il furgone per non dire dello scorso anno ai Baschi o di Vingegaard poche settimane fa alla Parigi-Nizza. Ma questo è un paragone stupido, pretestuoso. Certo i pericoli nel ciclismo sono ovunque, ma qui crescono in modo esponenziale. Negare la differenza è ingannare.

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Claudio Ghisalberti

La Parigi-Roubaix, per la sua particolarità, è anche una gara a sé. Unica al mondo. Una corsa estrema e per specialisti. Se non sta al ciclismo come il motocross alla MotoGp, o il rally alla Formula 1, poco ci manca. No, la Strade Bianche non c’entra nulla. Non è neppure paragonabile. Bella corsa quella toscana, con un ottimo marketing, ma niente a che vedere con la Roubaix.   

L’ultimo detentore del Tour a vincere nel velodromo di Roubaix è stato il dio del ciclismo, Eddy Merckx nel 1973. Greg LeMond, mica il due di coppe, ci provò nel 1991 e rimbalzò: 55°. Ora è lo sloveno, che sopra la maglia gialla ha messo quella iridata, a sognare il colpo epico. L’ambizione del resto è una delle molle che spinge un campione a superarsi. Però l’ambizione deve fare i conti anche con la ragione altrimenti il rischio è di farsi travolgere dall’ingordigia. Va bene avere sangue e cuore, ma poi serve testa e raziocinio. La sua squadra, la Uae, non era poi così convinta della scelta. Mauro Gianetti, il team manager dell’equipe emiratino, anche nei giorni scorsi aveva fatto trapelare la sua contrarietà. E qui, volendo, si potrebbe aprire anche un altro capitolo: quanto conta davvero la squadra che si vanta di essere la più forte e la meglio organizzata al mondo? 

Che magari all’appassionato davanti alla tv la scelta di Tadej faccia piacere è un conto. Che sia una scelta oculata, corretta, è un altro. E se Tadej cade e si rompe? E se salta il Tour? La questione riguarda milioni, di euro (o dollari, a scelta). Ma tanti tanti, decine di milioni.  Ecco perché le perplessità di Gianetti erano molto sensate. Che Pogacar sia il più forte al mondo di questa epoca e tra i più forti di sempre, al momento non lo può mettere in dubbio nessuno. La sua enorme grandezza non verrebbe aumentata vincendo la Roubaix. 

Più o meno la stessa opinione l’ha espressa Mario Cipollini, in un lungo e accorato post su Instagram. Anche secondo Re Leone, le cui analisi sono sempre estremamente lucide, il rischio d’infortuni, anche drammatici, è troppo elevato. Proprio Cipo mi ricorda un episodio legato a Merckx: “Eddy un giorno mi disse che la scelta di avere fatto pista era stata sbagliata perché in pista, lui che non era specialista, in una prova di derny finì a terra e andò in coma con anche lo spostamento del bacino e da quel giorno non era stato più lo stesso in bici”. 

Detto tutto questo resta la domanda meno importante: Pogacar può vincere? Tadej, e chi lo consiglia, è straconvinto di farcela. Ci può stare, lo sloveno finora ha dimostrato che può vincere quasi ovunque. Però sulle strade dell’Inferno del Nord si troverà tra le ruote grandi specialisti, gente che campa la sua stagione sulle pietre. Certo pensare di battere il Van Der Poel visto sabato a Sanremo è difficile. Poi ci sarà SuperPippo Ganna. E Van Aert, che ha rinunciato alla Sanremo per giocarsi tutto tra Fiandre e Roubaix non conta? E Pedersen? E gli altri fiamminghi?  Sono corridori che hanno chili di muscoli in più da spendere rispetto a Tadej. Oddio, c’è anche chi azzarda che oggi i muscoli non sono più decisivi come anni fa. Che sono cambiate le bici, che con le gomme più larghe i corridori leggeri vanno meglio… Mah, teorie strampalate. C’è gente che parla, parla. Parla per sentito dire, senza conoscere la scienza. 

Poi magari domenica 13 aprile andrà tutto bene e Tadej Pogacar, che è un fenomeno, vincerà la Parigi-Roubaix in maglia iridata. Ma la sua resterà una scelta molto azzardata. Ne vale la pena? 

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