Tour, Martinelli: “Pogacar perfetto, Vingegaard ha corso male per arrivare 2°”

ciclismo tour martinelli
Giuseppe Martinelli

di Claudio Ghisalberti

Il pronostico, almeno per le prime due posizioni in classifica del Tour de France forse era fin troppo facile: maglia gialla allo sloveno Tadej Pogacar e piazza d’onore per  il danese Jonas Vingegaard. Non c’è stata storia. Ma volendo andare oltre la classifica finale, che cosa ci ha detto la Boucle? Lo abbiamo chiesto a un grande ammiraglio, Giuseppe Martinelli.

“Questo Tour ci ha detto che Pogacar è di una superiorità evidente anche se sulle Alpi l’ho visto meno brillante rispetto ai Pirenei. Secondo me Tadej negli ultimi giorni non è stato bene di salute. Non era più sereno come nelle prime tappe. Forse per lui è stato un Tour più difficile degli altri”. 

Come si batte un corridore così?
“Solo con un’attenta strategia di corsa puoi cercare forse di batterlo. Di certo non lo si batte correndo come ha corso Vingegaard che in pratica ha corso solo per il secondo posto”. 

Il danese dopo ogni tappa aveva sempre grandi sensazioni, sempre in miglioramento. Ha promesso sempre battaglia
“Si ha detto che avrebbe attaccato ma in pratica non lo ha mai fatto”. 

Cosa avrebbe dovuto fare?
“Avrebbe dovuto correre diversamente lui e la sua Visma che, nonostante fosse la squadra più forte, non ha mai rischiato, non ha mai corso per far saltare il banco. Jorgenson nella seconda parte del Tour non ho capito che corsa ha fatto, ma nella prima parte andava bene. Te lo devi giocare nel modo giusto. Yates ha vinto una tappa, va bene, però non ha fatto un grande Tour”. 

Però Martino, Pogacar pedala come un alieno.  Studia le tattiche che vuoi, ma poi servono gambe atomiche per batterlo. Il danese comunque è andato forte.
“Hai ragione, la differenza nel ciclismo la fanno sempre le gambe. Ma perso per perso, devi provare. Se attacchi da lontano forse lo batti. Forse. Anche venerdì a La Plagne, il danese ha sbagliato. Quando Pogacar parte dagli poi un cambio che vai a riprendere Arensman e magari vinci la tappa. Così invece hai fatto indispettire la maglia gialla e cos’hai ottenuto? Niente”. 

Ormai i piazzamenti sono diventati importantissimi per in punti, per gli sponsor. Per tutto. E in una corsa come la Boucle molti preferiscono accontentarsi di un secondo posto piuttosto che rischiare e poi arrivare quinti o sesti
“Se vai al Tour per arrivare secondo c’è qualcosa di sbagliato”. 

Beh, la Visma non è l’unica squadra che ha corso male. La Red Bull-Bora non è che abbia brillato.
“Bora ha corso sempre in modo strano. Roglic venerdì è andato all’attacco poi è saltato. Lipowitz mi aspettavo che arrivasse terzo, ma anche lui nel giorno del Col de la Loze ha corso in modo scriteriato. Si era staccato, è riuscito a rientrare per miracolo e ha attaccato poi lo hanno ristaccato. Ma dove vai? Stai lì bello sereno e coperto e cerca di arrivare al traguardo con i primi”.

La sorpresa positiva di questo Tour?
“Vedere come va Pogacar: c’è sempre e non sbaglia quasi nulla”.

Mi ha sorpreso lo scozzese Oscar Onley, quarto.
“Nelle posizioni sotto il podio c’è sempre qualche sorpresa. Qualcuno che azzecca l’annata buona. Lui è un ragazzo giovane, bisogna vedere se saprà confermarsi. Già l’anno prossimo capiremo. Poi verrà al Giro per provare a vincerlo a punterà a ripetersi e migliorarsi al Tour?”.

La sorpresa negativa?
“Van Aert, senza dubbio. Corre solo ed esclusivamente per la squadra e questo mi fa arrabbiare. Un corridore, anzi un campione, come lui deve correre per vincere. In tutte le fughe buone ci deve essere. Anche ieri, sabato, come fai a perdere una fuga di quindici che vanno al traguardo?”.

E se ti dico Evenepoel cosa mi rispondi?
“Che deve essere più sereno e che probabilmente con lui sono state sbagliate le valutazioni. Grandi giri è probabile che non ne vincerà più. Almeno, fin che ci sono questi due se li può scordare. Poi magari nel frattempo arriva qualcun altro. Però può vincere tutto il resto che il ciclismo propone, tappe comprese”.

Parlando di Remco qualcuno ha confidato che starebbe attraversando un momento personale non semplice.
“Questi ragazzi hanno tutto, anzi troppo. Non capiscono che si possono rovinare con le loro stessi mani. Possono dilapidare il patrimonio di doti che la natura gli ha regalato. Nella vita, e ancora di più nel ciclismo, non tutto è possibile. Bisogna sapere trovare un punto di equilibrio”. 

Veniamo ai nostri, senza Milan sarebbe povera Italia.
“Lui ci ha salvati. Del resto, andando a casa subito Ganna, noi siamo questi”. 

Terzo italiano in maglia verde, quella della classifica a punti, dopo Bitossi e Petacchi. Però la tabella dei punti è sproporzionata, avvantaggia troppo i velocisti: un traguardo volante vale 20 punti come una tappa di alta montagna, una vittoria in volata 50.
“La maglia verde è senza dubbio una bella gratificazione. I punti sono troppi nei traguardi volanti. Si fanno le volate come se fossimo al traguardo ma si rischia troppo di cadere perché l’attenzione non è la stessa”. 

Dal 23 agosto al 14 settembre è in programma la Vuelta. Vingegaard ci sarà sicuramente, Pogacar l’ha in programma anche se pare si stia andando verso un possibile forfait (nel caso al suo posto correrebbe Juan Ayuso). La corsa spagnola è differente da quella francese: potrebbero cambiare le cose nel caso di un nuovo mano a mano tra i due big?
“Hai ragione, la Vuelta è differente rispetto al Tour e ci sono arrivi che potrebbero chiamare il danese. Però il mio favorito resta sempre Pogacar. Non ne sbaglia una, come lo batti? Magari Vingegaard potrebbe vincere una o due tappe, non la maglia rossa”. 

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